mercoledì 10 giugno 2015

I profeti posteriori e gli ultimi libri delle Scritture

Storia del popolo ebraico
(dalle origini alla costituzione dello stato di Israele)
Capitolo 24 

Il periodo dell’esilio e del ritorno segna per il popolo ebraico un momento cruciale: si comincia a capire che tutto ormai è cambiato  e che il regno di Dio è lontano dal suo compimento. I Profeti posteriori l’esilio riflettono questo sentimento parlando di un futuro giorno del Signore, un futuro giorno del Giudizio, un avvenire messianico. L’interpretazione di queste profezie avviene in modo differente: alcuni gruppi più politicizzati e militaristi vedono l’annuncio della venuta di un grande re guerriero simile a Davide che avrebbe di nuovo reso grande Israele. Altri Ebrei si convinsero che le profezie si fossero adempiute nella figura di Gesù. Altri stanno aspettando ancora che si compiano le parole dei profeti.
Tra i profeti del post-esilio, Ezechiele, che ritorna a Gerusalemme come legislatore, contempla nel suo libro un passo che ha avuto diversi tipi di interpretazione. In un primo momento fu visto come la profezia della rinascita del Regno di Giuda dopo l’esilio. Più recentemente, fu interpretato come presagio della nascita del moderno stato di Israele dopo l’olocausto. Altre correnti lo intesero infine come la promessa di una resurrezione dopo la morte, un concetto che non è centrale della teologia giudaica, ma sta in primo piano in quella cristiana.
Nei primi capitoli di Zaccaria, invece, viene descritta la ricostruzione del Tempio in previsione dell’avvento imminente dell’era messianica. Il Messia (letteralmente: Unto del Signore) sarebbe stato un discendente di re Davide, avrebbe regnato di nuovo su tutta la terra di Israele, riunendo tutti gli Ebrei nella piena osservanza della Torah e avrebbe stabilito un periodo di pace, dove gli Ebrei e i “gentili” (traduzione del termine ebraico goym, o gojim, che indica i non-Ebrei) avrebbero potuto praticare le varie religioni in armonia. Il nuovo re guerriero avrebbe rovesciato, di volta in volta, le potenze nemiche di Israele. Nei secoli successivi, molti capi ribelli si proclamarono Messia.
Ai Libri del Profeti posteriori seguono il Libro di Ester, che racconta la storia di un’eroina ebrea ai tempi nell’impero persiano, e Giobbe, uno degli undici libri della terza sezione della Bibbia ebraica, nota come gli Scritti. Il primo dei libri degli Scritti è il Libro dei Salmi, che nella Bibbia cristiana segue Giobbe. Il libro contiene centocinquanta inni, o poesie. Per gli Ebrei, i Salmi sono fondamentali per le preghiere: ne conoscono gran pare a memoria e sono sempre presenti nelle funzioni religiose. Anche per i cristiani il Libro dei Salmi costituisce una parte importante della Bibbia: a esso Gesù fa riferimento del “Discorso della montagna” e nel momento della crocifissione. I centocinquanta “rosari” istituiti dalla Chiesa cattolica sono in onore dei centocinquanta salmi.
Al Libro dei Salmi succede quello dei Proverbi, composto da detti tradizionali e proverbi popolari e l’Ecclesiaste, che rappresenta un caso unico fra i libri della Bibbia, perché contiene riflessioni, il più delle volte pessimistiche, sulla vita. Anche il Cantico dei Cantici (o Cantico di Salomone), attribuito a Salomone e articolato come dialogo tra una donna e il suo amato, rappresenta un caso unico fra le Scritture. In ambito ebraico si tende a considerare questi versi d’amore l’espressione del sentimento di Jahweh verso il suo popolo; mentre i cristiani vi leggono l’amore di Cristo per la sua Chiesa. Entrambe le due interpretazioni risultano forzate se si considera l’audace erotismo del testo.
Il Libro di Daniele, che narra le gesta di un eroe ebreo, seppure ambientato nel periodo dell’esilio, fu scritto moli anni dopo (165-164 a.C.), ed è il libro più recente ad essere accolto dal canone ebraico (circa nel 90 d.C.). Fu quindi collocato negli Scritti, ossia nella terza sezione delle Scritture invece che nei Profeti. Fu scritto per confortare gli Ebrei durante la tirannia dei re seleucidi.
Qui si conclude l’elenco dei libri ammessi nel canone ebraico. Il canone cristiano, invece, conta altri libri, chiamati “deuterocanonici” (letteralmente: libri aggiunti al canone). L’ispirazione divina di questi scritti fu a lungo oggetto di discussione, anche se non furono mai tenuti nascosti. La loro collocazione è variabile: nelle Bibbie protestanti sono collocati alla fine, fra il Vecchio e il Nuovo Testamento, in una sezione a parte con il titolo di “Apocrifi” (dal greco: nascosto); in quelle cattoliche sono inframmezzati ai libri canonici. Anche se probabilmente alcuni degli apocrifi furono scritti in ebraico, essi sono noti soltanto nella versione in greco: questo è uno dei motivi per cui i rabbini li hanno esclusi dalle Scritture ebraiche. 
Sono stati invece inclusi nella versione dei Settanta. Fu san Gerolamo, a cui era stata affidata la versione latina della Bibbia (la Vulgata), a bollare questi libri come apocrifi. Gerolamo era del parere che si dovessero considerare autentici (ispirati da Dio) soltanto i libri compresi nel canone ebraico. Poiché gli apocrifi esistevano solo nella traduzione in greco, per Gerolamo non erano da inserire nel canone. Le alte gerarchie ecclesiastiche e la Chiesa cristiana non accolse il punto di vista di Gerolamo e continuò a inserire gli apocrifi nel proprio canone. Altre discussioni in merito alla questione avvennero in seguito alla riforma protestante. Per mettere fine alle discussioni, il Concilio di Trento del 1546 dichiarò la natura divina degli apocrifi.
Alcuni frammenti di questi racconti furono successivamente portati alla luce nell’originale ebraico con la scoperta del Rotoli del Mar Morto. In questi libri vi sono racconti di vari generi: racconti della storia ebraica, leggende popolari, libri sapienziali e opere storiche utili per ricostruire la vita nel Regno di Giuda negli anni precedenti la vita di Gesù.


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