venerdì 13 febbraio 2015

Apprendimento e disabilità psichica: l’attività didattica

L’attività didattica normalmente è divisa in due fasi:
a) recupero scolastico
b) laboratori di espressione verbale
Nei casi in cui è possibile il recupero scolastico, si tende ad aiutare il ragazzo verso un miglioramento dell’espressione scritta, della lettura e del calcolo, cercando di rendere il soggetto cosciente di ciò che fa e che esprime.
Bisogna tener conto dei livelli di partenza dell’alunno, del metodo che più lo coinvolge, delle sue esperienze passate, degli obiettivi che si vogliono raggiungere mediante l’attività didattica, per poi poter impostare un programma di lavoro che, in base ai fattori citati, sia il più efficace possibile.
Ecco perché nei laboratori di espressione il ragazzo viene stimolato al processo di memorizzazione delle sue esperienze passate, riportandole attraverso l’espressione verbale e non verbale e procedendo quindi alla concretizzazione di tali esperienze attraverso disegni e costruzione di oggetti riguardanti i loro ricordi.
Tutto ciò ha lo scopo di far assumere al ragazzo un atteggiamento critico rispetto alle sue esperienze, tale da poter collegare quelle precedenti e alla sua realtà familiare, scolastica ecc. Si mira così a far riflettere il ragazzo sulle diversità esistenti fra gli ambienti a lui conosciuti attraverso le sue esperienze di ambienti non abituali. In tal modo il ragazzo impara a ragionare secondo schemi logici sempre più complessi, impara a fare attenzione alla realtà in cui agisce, a capire qual è il suo ruolo e quale quello degli altri.
La metodologia da adottare, quindi, è per lo più basata sull’esperienza vissuta. Ma vi sono ragazzi che non hanno ancora raggiunto questo livello di sviluppo psichico e presentano difficoltà sia nel ricordare sia nel descrivere. In questi casi va impostata una metodologia più meccanica (pratica o senso-motoria) basata sull’imitazione; passando gradualmente da apprendimenti “semplici” (questo termine è relativo all’area potenziale di sviluppo dell’individuo disabile e al suo livello di partenza) fino a raggiungere gradi, capacità e ritmi di apprendimento molto più complesso rispetto ai punti di partenza.
Per i ragazzi che hanno superato sia il periodo senso-motorio imitativo sia quello semiotico-simbolico, è utile passare a metodologie non tanto legate all’esperienza, ma piuttosto di carattere razionale, che basandosi sugli schemi d’operazione e sulle capacità astrattive, permetterebbero di poter apprendere nozioni più concettuali, razionali ed evolute (o complesse). Questo tipo di metodologia logico-deduttiva, proprio perché va applicata a individui molto sviluppati psichicamente, viene raramente usata. Si ritiene anzi, che se nell’età dell’adolescenza si può imparare secondo questa modalità, significa non essere affetti da disabilità psichica per quanto riguarda le capacità di apprendimento.
Il fine dell’attività didattica è creare nel ragazzo l’autonomia e l’educazione. Per poter definire a grandi linee i concetti di “autonomia” e “educazione” che si intendono raggiungere, possiamo considerare il sapersi comportare in maniera adeguata a seconda del contesto, dell’ambiente in cui ci si trova. Per poter meglio affrontare questo approccio i ragazzi vengono stimolati alla conoscenza dei luoghi pubblici mediante delle visite conoscitive, in cui si fa comprendere al ragazzo l’utilità e la funzione di quei luoghi rispetto ad altri (la stazione e il municipio), la conoscenza dei mezzi pubblici, l’orientamento e l’autonomia in luoghi diversi, uso e conoscenza del denaro ecc. Il ragazzo deve saper riconoscere le strutture come ambienti che hanno funzioni determinate e che servono alla comunità per motivi precisi.

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