mercoledì 27 agosto 2014

Legittimazione del potere nell’assolutismo e nel costituzionalismo

Ritratto di Elisabetta I d'Inghilterra
Negli stati dell’Europa occidentale, attorno al 1600, l’affermarsi della dottrina contrattuale pone le basi per la nascita dell’assolutismo e del costituzionalismo (in Inghilterra). La dottrina contrattuale fu elaborata nell’ambito della scolastica, che si rivelò più fertile nella teorizzazione politica che nella filosofia e nella teologia.
Prima del costituzionalismo, anche in Inghilterra si ebbero esperienze di stato assoluto (Enrico VII, Enrico VII e la stessa Elisabetta I): l’assolutismo, infatti, è una tappa obbligata per l’uscita dal sistema feudale.
La dottrina contrattuale, che non  era affatto sconosciuta nel Medioevo, era stata addirittura usata dai fautori del papato e dalla Chiesa contro l’imperatore, cioè per sminuire il potere temporale del re. Infatti, se il re riceveva la propria autorità dal popolo (come affermato dalla dottrina contrattuale e come riconosciuto dalla Chiesa), il re non poteva pretendere di paragonare la dignità del suo ufficio a quello divino del pontefice. Così veniva affermata la supremazia del potere papale rispetto a quello regio, con implicazioni di tipo spirituale.
Se il re era espressione della volontà di Dio, questo valeva necessariamente anche in materia religiosa, ovvero il re avrebbe avuto potere anche in campo religioso (come nel Costantinismo tardo-romano e altomedioevale). La Chiesa quindi cercò di usare la dottrina contrattuale per limitare i poteri del sovrano in campo religioso.
Nel tardo Medioevo, invece, si usò la dottrina a favore del potere regio, affermando che il popolo, la massa dei sudditi, si è obbligata per sempre ad obbedire al sovrano. Il costituzionalismo si affermò in Inghilterra dopo la rivoluzione di Cronwell, nel 1848. Fu poi esportato in Francia e in tutta l’Europa occidentale.
Nel sistema assolutistico il sovrano esigeva dai sudditi un’obbedienza assoluta, poiché il potere gli deriva da Dio (con la riforma protestante cambierà completamente il concetto del rapporto Dio-uomo, che diventerà diretto e non più mediato dal sovrano e dalla Chiesa). Il sovrano quindi ha, da una parte, il potere che discende da Dio ed è consacrato dalla Chiesa; dall’altra, il potere è assicurato per diritto ereditario ed è basato sull’obbedienza dei sudditi.

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lunedì 4 agosto 2014

L’affermarsi della borghesia medievale

La necessità di denaro da parte dei sovrani fa spostare l’attenzione dall’aristocrazia alla nuova classe borghese. Con la trasformazione dell’economia da un sistema di sussistenza a un’economia di mercato, il fondamento su cui poggiava il sistema feudale, ovvero la distribuzione da parte del sovrano di grandi proprietà terriere per assicurarsi la fedeltà dei potenti, comincia a vacillare a favore del più comodo sistema della retribuzione in denaro, scelta favoreggiata anche della carenza di grandi regioni spopolate da conquistare come nell’età medievale.
Con l’affermarsi del sistema monetario l’influenza politica e la ricchezza cessarono di essere caratteristiche esclusive della nobiltà. I sovrani, infatti, attingono denaro dalla classe borghese, che comincia a contendere il primato culturale al clero e il primato economico alla nobiltà. Attorno al 1400, è l’umanesimo il segnale della conquista borghese della cultura, a cui darà una ventata di laicismo.
La potenza della borghesia cresce di pari passo con la dipendenza dal denaro da parte dei sovrani. Il denaro serve a finanziare guerre, mantenere la burocrazia, attuare politiche economiche e di sviluppo dell’arte per assicurarsi il consenso del popolo. Inoltre vengono richiesti grandi denari per il mantenimento di un esercito stabile, che comincia a istituirsi in contrapposizione al sistema miliare medievale del vassallaggio della cavalleria. In epoca feudale il servizio miliare era costituito dalla cavalleria. I vassalli erano obbligati a prestare questo tipo di servizio secondo le necessità del sovrano. La cavalleria presupponeva il predominio politico-sociale dell’aristocrazia terriera (solo gli aristocratici potevano permettersi di allevare cavalli).
Sito web per questa immagine: assesempione.info
Nel 1300/1400, invece, a decidere le grandi battaglie (guerra dei cent’anni tra Francia e Inghilterra) sono i soldati a piedi (balestrieri e arcieri inglesi di provenienza borghese) e non più la cavalleria. La stessa cavalleria del duca di Borgogna si infrange contro la parte borghese e contadina dell’esercito svizzero.
L’interesse dei monarchi si sposta verso queste nuove classi sociali, i campi di battaglia apparterranno sempre più alla fanteria, addestrata alla maniera svizzera. La difesa delle mura del castello poco poteva contro le armi dell’artiglieria. L’isolamento materiale del re e della cavalleria cessa di essere il fondamento del loro potere, fondamento che si trasforma quindi dalla difesa all’attacco, cioè in una capacità operativa. La guerra comincia a essere un’arte, nasce l’esigenza di una tattica militare. L’esercito si trasforma in un mestiere e chi si arruola comincia a essere pagato. La carriera militare attira un sacco di gente di diversa indole, ideologia e lingua nelle regioni feudali, facendo venir meno il suo carattere di omogeneità. Con la retribuzione dei militari i sovrani trovano più consono assoldare una cavalleria permanente di cui poter disporre in ogni momento. La cavalleria permanente non è più costituita dall’aristocrazia, che perde quindi importanza.

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