domenica 29 giugno 2014

Soluzione esercizio 20


Denominatore comune: –1x(x–2)(x–1), ovvero –x(x–2)(x–1), per le scomposizioni: x2–3x+2 = (x–2)(x–1); 2–x = –1(x–2)
Radici: x1 = 2;  x2 = 2/3 (da verificare con i criteri di ammissibilità)
Criteri di ammissibilità: –x ≠ 0; x ≠ 2; –2  ≠ 0; x ≠ 1; –1 ≠ 0

sabato 7 giugno 2014

Il controllo delle pulsioni nello sviluppo della personalità

Sigmund Freud
Compito degli educatori, oltre alla formazione culturale, è anche lo sviluppo psichico dell’individuo. In questo ambito, assume un ruolo di grande importanza fornire gli strumenti per sviluppare una personalità autonoma e libera, capace di dominare i propri impulsi e rimandare ad altre sedi e circostanze, se necessario, la soddisfazione di bisogni e desideri. Il processo di apprendimento di questa capacità viene sottolineato con particolare attenzione da studiosi di formazione psico-pedagogica, quali lo psicologo e pedagogista svizzero Jean Piaget e il fondatore della psicanalisi Sigmund Freud.
Piaget parla dei bisogni come manifestazione di uno squilibrio che necessita di riadattare la condotta a un cambiamento nella struttura fisica e mentale. Lo psicologo svizzero sottolinea l’importanza che il bambino impari, quando lo sviluppo mentale lo consente, a reprimere i bisogni. In termini concreti questo si riflette nell’imparare a rispettare i propri turni e quelli degli altri, a conoscere e controllare i propri ritmi psico-fisici e a rinviare, se necessario, la soddisfazione dei bisogni. In questo modo il bambino imparerà anche le regole della convivenza, primo passo per una socializzazione serena con gli altri.
Freud, per l’approccio diverso allo studio del comportamento, parla preferibilmente di pulsioni dell’Es. Sebbene non si sia occupato in modo specifico di pedagogia, nelle aperture pedagogiche del suo approccio psicanalitico, mette in evidenza come l’Es, sede delle pulsioni istintuali, funzioni secondo il processo primario, la cui caratteristica principale è la tendenza alla scarica immediata della pulsione.
Come sia centrale il controllo della pulsione nel pensiero freudiano, lo si rileva dal fatto che nella teoria dello sviluppo dell’Io, assume grandissima importanza quel momento in cui l’Io diventa il controllore dell’Es
Fra i fattori che permettono questo sviluppo, Freud ne indica uno che, a differenza degli altri, non è di carattere fisico-biologico, ma prettamente pedagogico. Questo fattore è rappresentato dall’ambiente, identificato soprattutto nella figura della madre, che aiuta il bambino a controllare l’Es. 
Emblematica e significativa per il controllo delle pulsioni è la rimozione delle pulsioni edipiche, origine della formazione del Super-Io. Nel superamento del complesso edipico il compito dell’educatore sembra essere minimo se non nullo, perché per Freud il complesso di Edipo tramonta per insuccesso seguendo un programma di sviluppo determinato. Per quanto riguarda invece le aspirazioni individuali, che in Freud si identificano nella parte positiva dell’ideale dell’Io, viene sottolineata l’importanza del controllo di queste aspirazioni, anche perché quando queste non possono essere raggiunte, provocano frustrazione e perdita di autostima. L’Io non risulta più adeguato alle richieste dell’ideale dell’Io.
In questo senso, sapersi controllare è invece condizione necessaria alla formazione di una personalità che non sia schiava delle proprie ambizioni e dei propri bisogni.