lunedì 5 maggio 2014

Mono Carrasco, l’ultimo muralista

Dopo pranzo mi chiama per farmi vedere il filmato che ha preparato per l’inaugurazione della mostra. Vuole un mio parere. Arrivo in salotto, dove si respira il suo immenso lavoro, quasi con timore reverenziale. Eppure, anche se non ci siamo frequentati molto, ci conosciamo da 40 anni.
Appena parte il video mi assale l’emozione: sto guardando un altro pezzo della storia del Cile che la dittatura di Pinochet ha distrutto, ma di cui misteriosamente è emersa una copia, anche se non completa; sconfinata in chissà quale baule, nascosta in chissà quale valigia, arrivata clandestinamente in Italia come il mio ospite.
Alcune immagini storiche della Brp
Nel video, rigorosamente in bianco e nero, si vedono i componenti di uno dei 19 gruppi della storica Brigada Ramona Parra mentre, di notte, si armano di tolle di vernice, di cappelli e impermeabili, per uscire in silenzio e spargersi per le strade di Santiago a colorare i muri.
Quella storica Bridaga a cui il grande e compianto cantautore cileno Victor Jara dedica una canzone che ne diventa l’inno. Tra le immagini che scorrono, ecco apparire un fotogramma in cui si vede il mio ospite: è Hector Roberto Carrasco, l’ultimo muralista della BRP rimasto in attività.
Carrasco, che cambierà il nome in clandestinità in Eduardo Carrasco, ma poi sarà molto più conosciuto con il suo soprannome, Mono, nel video appare giovanissimo: siamo infatti nel 1969, nel pieno della campagna a sostegno di quello che diventerà il primo presidente marxista eletto democraticamente nelle Americhe: Salvador Allende.
Carrasco, che è già entrato nelle fila della gioventù comunista cilena, per sostenere la campagna di Allende fonda, insieme ad altri ragazzi, la storica Brigada Ramona Parra. Nel 1969 ha soltanto 15 anni e, senza saperlo, fa già parte della storia.
Eduardo Mono Carrasco ora abita in un paesino in provincia di Alessandria, e vive vendendo le sue opere. Sono stata a casa sua perché, il 26 di aprile, si è inaugurata una mostra delle sue produzioni più significative. Esposte nella storica sede della Società operaia di mutuo soccorso di ambo i sessi Soms Edmondo De Amicis di Torino (corso Casale 134), rimarranno alla visione del pubblico fino al 4 di luglio. Oltre all’esposizione sono previste tre serate in cui sarà sempre presente l’artista a colloquiare con la gente.
Hector Roberto Carrasco, detto Mono
Il 26 di aprile si è tenuta appunto l’inaugurazione della mostra con aperitivo, il 23 di maggio ci sarà la serata con aperitivo e concerto del duo Canción Nueva, uno dei migliori complessi italiani che si ispirano al filone della Nueva canción chilena e musica folkloristica latinoamericana, e per la conclusione del 4 di luglio, una serata molto particolare: un "viaggio" in Cile, un percorso immaginario (ma che può diventare realtà per molti), attraverso bellissime immagini girate sul posto in un tour reale, e per ultimo una cena con piatti e vini tipici.
Durante la serata del 26 aprile, Eduardo Mono Carrasco ha parlato in maniera interessante ed esaustiva della storia del mural in Cile, di quella sua esperienza vissuta dagli inizi e proseguita anche dopo l’espulsione dal suo paese, a seguito di quel tragico colpo di stato militare, appoggiato dagli Stati Uniti, che ha barbaramente deposto e ucciso Salvador Allende, ha instaurato una dittatura caratterizzata da una forte repressione dell’opposizione, ritenuta, non a torto, un vero e proprio sterminio di massa (3 mila oppositori politici uccisi, 130 mila arrestati in maniera arbitraria, sistematiche violazioni dei diritti umani, torture, espulsioni e sparizioni forzate).
Perché il muralismo, in Cile, non ha tradizione artistica e storica come in altri paesi dell’America Latina, per esempio Cuba e Messico. Nasce proprio in quegli anni della campagna di Unidad Popular che porterà alla presidenza Salvador Allende. Una forma d’arte al servizio della politica, in pratica.

La locandina della mostra
al Soms E. De Amicis di Torino
«Noi non avevamo i mezzi economici per contrastare, in campagna elettorale, una destra alle cui spalle stavano i nomi più potenti», ricorda Carrasco. «Così dovevamo inventarci qualcosa che fosse un messaggio chiaro per la gente, che non necessitasse di grandi capitali, che rimanesse impresso nella mente dei futuri elettori. Ci venne l’idea di costituire gruppi di volontari (eravamo 90 gruppi in tutto il paese), che di nascosto, durante la notte, riempissero i muri con il nome di Allende. Il giorno dopo, naturalmente, i muri venivano cancellati. E noi, alla notte, uscivamo di nuovo a dipingerli, spesso scontrandoci con la polizia».

Nascono così le brigate muraliste cilene (la Brigada Ramona Parra, la Brigada Inti Peredo, la Brigada Elmo Catalán), e, qui in Italia la Bridaga Luis Corvalán, poi diventata Brigada Pablo Neruda. Tra tutte, la Brigada Ramona Parra sarà quella che avrà il ruolo di maggiore importanza fino ad arrivare a essere un fenomeno di massa che coinvolge volontari desiderosi di appoggiare il movimento di Unidad Popular.


Hacia la libertad
«Durante e anche dopo le elezioni», continua Carrasco, «il problema era illustrare alla gente il programma elettorale di Allende, quei punti basilari su cui aveva fondato la sua campagna politica. Ma il Cile è un paese geograficamente particolare: una lunga striscia di terra schiacciata fra il mare e la cordigliera. Parliamo di più di 5 mila chilometri di lunghezza, con i problemi di spostamento e di circolazione, e soprattutto con il problema dell’analfabetismo, molto elevato in quegli anni. Da qui l’idea di usare l’arte del muralismo come mezzo di comunicazione sociale, oltre che politico. Si costituì, dapprima, un nucleo di muralisti e pittori per creare un punto di riferimento, per organizzare il lavoro ideando messaggi e il modo di visualizzarli. Tra di loro ci fu il mio maestro, Roberto Matta, un importante pittore cileno. Imparammo la tecnica artistica dai muralisti messicani, che l’avevano sviluppata prima di noi dopo la rivoluzione del 1910, e che ha prodotto artisti di fama internazionale quali Diego Rivera e David Alfaro Siqueiros, con spunti presi dalla grafica cubana di quegli anni. Così cominciarono ad apparire nelle scuole, nelle comunità, nelle strade, sui muri, dove venivano messi in evidenza le idee e le aspirazioni di Unidad Popular».


El cobre es chileno
In quegli anni, infatti, sorgono opere monumentali, come quella dipinta sul ponte "Capuchinos" che raggiunge i 130 metri di lunghezza, o tutta la serie di dipinti che copre i muri della via centrale di Santiago, l’Avenida España.

Reforma agraria
«Abbiamo realizzato disegni ispirati alle grandi riforme di Allende: la nazionalizzazione del rame, la riforma agraria, la campagna per un quarto di litro di latte al giorno», prosegue Carrasco, «il latte arrivava dal Belgio ed era in polvere: ci rendevamo conto che c’era tanta gente analfabeta, che non capiva le istruzioni per preparare questo tipo di latte. Così disegnammo le istruzioni».

L'11 settembre del 1973 arriva il colpo di stato e la dittatura di Pinochet cancella tutto. Oggi, di quei murales, di quel pezzo di storia, di quell’arte, non rimane nulla. L’attività muralista è proseguita in esilio, dove ha assunto la forma della protesta, della lotta, dell’opposizione.
Carrasco, esule in Italia, disegna una delle copertine dei dischi del complesso Inti-Illimani, Hacia la libertad, riempie i muri delle città con i suoi colori e i simboli della resistenza.
Per gli stessi Inti-Illimani realizza i murales di sfondo ai numerosi concerti tenuti durante gli anni dell'esilio nel nostro paese.

«Ora che in Cile è tornata la democrazia», conclude Carrasco, «i muri della capitale sono tornati a riempirsi di colori. Ognuna delle stazioni delle cinque linee della metropolitana sono affrescate con un mural in tema con il quartiere o il luogo della fermata del mezzo urbano: un ospedale, un monumento, una particolarità del posto. E anche i miei dipinti oggi hanno una funzione sociale: mi chiamano a fare disegni nelle scuole, per campagne umanitarie, per abbellire i quartieri. Lavoro spesso insieme alla gente, soprattutto con i bambini. Il mural è arte per la gente e deve coinvolgere la gente».







Ma Eduardo Carrasco, oggi, ha anche riprodotto, in acrilico su legno o su tela, e in dimensioni da quadro, quei disegni che fecero la storia del Cile e che non si possono più ammirare se non guardando le sue opere. Così a Torino è possibile vedere e comprare, fra gli altri, alcuni soggetti "cult", come El cobre es chileno, Reforma agraria (due punti del programma di Allende: nazionalizzazione del rame e riforma agraria) e Hacia la libertad, la copertina del quarto disco pubblicato dal gruppo Inti-Illimani in esilio in Italia. Opere che non dovrebbero restare invendute.



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