martedì 17 dicembre 2013

Dislessia: la ricerca della compensazione all’insuccesso intellettuale

Una volta presa coscienza dei primi insuccessi, una reazione normale consiste nel tentativo di ridurre lo scontento, accrescendo i motivi di soddisfazione in altre parti più accessibili (a parte i casi di carattere astenico, lento o poco flessibile, o casi di danni importanti dell’io e delle sue funzioni).
In un mondo irriflesso e involontario, col solo meccanismo di compensazione, l’io cerca prima di tutto di riequilibrare l’inserimento vitale nell’ambiente, conquistando successi o soddisfazioni para o extra scolastiche: ginnastica, canto, buon comportamento a casa e a scuola, attività manuali, intensificazione dell’adesione ai valori familiari (morali e religiosi, per esempio).
Può stabilirsi così un “equilibrio”, sempre in falso, fra successi e insuccessi. In molti casi questa semi-integrazione riesce a sufficienza.

Osservazione 8
P. ha 11 anni. A partire da otto mesi ha presentato un’anoressia mentale che è durata fino a sette anni. Quando è andato a scuola, a quattro anni e mezzo, l’anoressia è aumentata nei primi giorni, poi la bambina ha finito per accettare la scuola. A sei anni è insorto il problema dell’apprendimento della lettura. Va bene in matematica, ma gli insuccessi in lingua le impediscono di far bella figura, si appassiona alla danza e alla ginnastica. I risultati  dell’esame sono quelli abituali di ogni dislessico intelligente. Incontra naturalmente dei problemi nell’affermazione di sé che supera più o meno grazie ai successi extra-scolastici.

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1 commento:

  1. Mai sottovalutare l'importanza delle attività parascolastiche :-)

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