venerdì 8 novembre 2013

Creazione degli astri e delle piante (Michelangelo Buonarroti)

Alla scena minore della Separazione della luce dalle tenebre, Michelangelo Buonarroti fa seguire la scena maggiore (280x570) della Creazione degli astri e delle piante, la seconda della tre scene del gruppo della Creazione del mondo che fa parte delle nove Scene della Genesi che decorano la volta della Cappella Sistina. 



Anche questo episodio è narrato in uno dei due racconti sulla creazione che sono riportati nel primo libro del Pentateuco, il racconto di matrice sacerdotale che inizia col famoso incipit “In principio…”.
Per affrescare la volta, Michelangelo procedette partendo dalle campate vicino alla porta d‘ingresso. A metà del lavoro, il ponteggio venne smontato e rimontato nella seconda metà della Cappella, quella che comprende la campata sopra l’altare. La Creazione degli astri e delle piante fa parte di questo secondo blocco, in cui le figure divengono più solenni e monumentali, con una gestualità perentoria. La scena ha richiesto sette giornate di lavoro, e fu iniziata a partire dall’angolo in alto a destra. 
Le figure furono disegnate prima su cartoni, riportati poi sul muro con la tecnica dell’incisione diretta. Gli astri (sole e luna) furono disegnati direttamente sull’intonaco col compasso.


La posizione della seconda scena della Genesi sulla volta della Cappella

Nella sequenza delle scene della Creazione del mondo, Michelangelo non segue esattamente l’ordine delle giornate descritte nella Genesi. Alla scena della Separazione della luce dalle tenebre, operata nel primo giorno della Creazione, avrebbe dovuto seguire la storia del secondo giorno, in cui avviene la separazione della terra dalle acque. Michelangelo, invece, rompe la successione storica e alla scena del primo giorno fa seguire quella del terzo e del quarto, in cui avvengono, appunto, la creazione degli astri e delle piante.
Persino il papa Giulio II rinunciò a dettare il programma iconografico del ciclo degli affreschi, non volle mettere briglie e paletti al genio fiorentino. Michelangelo fa quello che vuole e si inventa come raffigurare il libro della Genesi, dividendo la volta come gli pare. Inizia esattamente dove la Genesi finisce, cioè dall'Ebbrezza di Noè.
Per sintetizzare queste due storie, Michelangelo raffigura Dio due volte. A destra, mente con fare perentorio spalanca entrambe le braccia e con la sola indicazione delle dita crea e separa in cielo il sole e la luna. A sinistra, mentre stende la mano destra sulla terra per dar vita alle piante. Entrambi i momenti sono rappresentati su uno sfondo di cielo luminoso, mentre un vento forte gonfia le vesti e scompiglia i capelli del Signore, a simboleggiare la forza creatrice che si sprigiona. Le due immagini divine sono estremamente complementari e alternate in controcampo, una frontale e una in scorcio di spalle. La scena di destra predomina, con Dio che fluttua avvolto dal mantello rosso alzato dal vento e in cui è dipinta una schiera di angeli. La figura divina sembra muoversi verso lo spettatore, al contrario della parte sinistra, dove la figura sembra allontanarsi. In questa ottava campata appare qualcosa di inusuale: il Signore appare con le natiche in vista. E papa Giulio II, nella sua intelligenza, non fa una piega. Tutto la parola stilistica di Michelangelo è il nudo, soprattutto quello maschile. Quando anni dopo verrà scoperto al pubblico il Giudizio Universale, i benpensanti dell'epoca si scandalizzeranno di tanta nudità: una tale esibizione e concentrazione di figure nude non si era mai vista prima. Ma nessuno osò far nulla fino a che Daniele da Volterra, una volta morto Michelangelo, fu incaricato dì dipingere delle braghe sulle figure nude. 
La gamma cromatica è centrata, come in tutte le scene della Creazione del mondo, sulle tonalità fredde, dominate dal violetto delle vesti, che allude ai colori dei paramenti sacerdotali durante la Quaresima e l’Avvento. Unica eccezione il giallo intenso del sole, rappresentato come un disco dorato. La luna è una sfera color perla.
Nella scena di destra, il volto severo e poderoso esprime appieno la visione divina tipica di Michelangelo.
Creazioni degli astri e delle piante, Michelangelo Buonarroti, 1511 circa, fresco su muro, cm. 280x570, volta della Cappella Sistina, Roma.

1 commento:

  1. Anche all'epoca ci fu il vento? Chissà se fu più o meno forte di quello che c'è stato qui questa notte... ;-)

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