giovedì 16 maggio 2013

Dislessia: estensione del blocco alla scrittura

La seconda possibile reazione di fronte alle difficoltà dell’apprendimento della lettura è l’estensione del blocco: per somiglianza, il blocco alla lettura si estende alla scrittura e quindi al linguaggio. Il bambino dislessico, non potendo fissare la parola con la lettura, la fissa con il suono. Per i non dislessici, la parola letta offre il vantaggio di essere fissata e poi memorizzata più facilmente. La sua immagine mentale è meno vaga di quella della parola ascoltata ed è quindi più chiara e correttamente fissata.
L’apprendimento della parola richiede un’analisi che la consolida e la sorregge nell’acquisizione grafica. Questa analisi è molto difficile per il dislessico, che quindi può divenire disortografico per semplice estensione del disturbo. Tutto il suo vocabolario rimane costruito dalla memoria di suoni che restano troppo vaghi per essere utilizzati.

Osservazione 6
G. ha 13 anni e mezzo. Frequenta l’ultima classe elementare. Già dislessico (ha ripetuto il corso preparatorio), non gli piace leggere e soffre per il ritardo scolastico e le sue difficoltà. Aveva un buon carattere, era docile, servizievole, disciplinato e socievole. Da qualche tempo ha cominciato a chiudersi, non ha il coraggio di parlare, si svalorizza.  La sua scrittura è sempre più deplorevole. Esita, cancella, non lo si capisce. Motricità: buona, ma ha ancora qualche difficoltà di orientamento. Intelligenza: normale, in forma più concreta e pratica che astratta. Lettura: mediocre: confonde e inverte ancora le lettere, salta sillabe e parole. Disortografia importante, accoppiata adesso a una disgrafia non meno significativa. Affettività: mancanza di fiducia in se stesso, colpevolezza, completo disorientamento attuale.

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