martedì 12 febbraio 2013

Apprendimento e disabilità psichica: introduzione

Attorno alla metà degli anni Settanta si sono concretizzati in Italia progetti per la creazione di strutture in cui si possa dare risposta ai bisogni di recupero educativo e professionale per garantire un migliore inserimento sociale nel mondo esterno di persone con disabilità psichiche.
Tale formazione professionale non tende a dare a individui soggetti a disabilità solo la possibilità di colmare le mancanze di origine psichica (che di conseguenza determinano difficoltà professionali e civiche) ma di riuscire a inserire tali soggetti nel mondo reale con una maggiore autonomia personale (per esempio sapersi nutrire, vestire, orientarsi nella città ecc.).
Questa formazione professionale mira a un riconoscimento della loro natura, cioè riuscire a ottenere una garanzia di inserimento nel mondo del lavoro, preferibilmente nel territorio.
La programmazione delle attività deve tenere conto in primo luogo di un recupero formativo (civico e morale) e professionalizzante. Un recupero che sappia affrontare i bisogni e le carenze della famiglia d’origine dell’alunno, tenendo presente le caratteristiche del territorio di appartenenza, utilizzandone le strutture che vi sono presenti.
È pur vero che, anche una volta inseriti, alcuni soggetti non avranno né la possibilità né l’opportunità di essere completamente efficienti e autosufficienti, nella società in genere e nel mondo del lavoro in particolare. Tuttavia i corsi professionali danno la possibilità a questi soggetti di poter diventare autosufficienti a livello personale e ad avere un minimo di conoscenze del mondo esterno.
Importanti considerazioni da sottolineare sono anche quelle sugli stimoli di socializzazione e di comunicazione che una struttura di questo tipo può offrire.

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1 commento:

  1. L'inserimento è spesso una sfida difficile... anche più di altre mancanze.

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