martedì 15 gennaio 2013

Medaglioni della Cappella Sistina (Michelangelo Buonarroti)

Quando Michelangelo dipinse le scene della volta della Cappella Sistina, procedette in senso contrario a quello delle Scene della Genesi affrescate nei riquadri centrali, ovvero da est verso ovest. Fra i riquadri che ospitano le scene minori, il grande artista rinascimentale inserì alcune figure a gruppi di quattro (due per ogni lato orizzontale del riquadro), gli Ignudi. A decoro degli Ignudi, furono posti dieci medaglioni, con diametro di circa 135 centimetri. Per affrescare i medaglioni Michelangelo usò colori come l’ocra e la terra bruciata di Siena, per simulare l’effetto del bronzo.
Le ombre sono tratteggiate a tempera nera e le lumeggiature con l’oro zecchino. Ogni medaglione è sostenuto da alcuni nastri tenuti da una coppia di Ignudi. Gli Ignudi della volta non diedero scandalo: erano poco vistosi al confronto di quelli che Michelangelo avrebbe dipinto decenni dopo nel Giudizio universale. Uno dei dieci medaglioni non è istoriato.


Disposizione dei medaglioni sulla volta della Cappella Sistina


Particolare: riquadro della scena minore, gruppi di Ignudi e medaglioni
Nei medaglioni sono rappresentate scene dell’Antico Testamento, alcune di non chiara interpretazione, ma comunque sempre collegate ai valori simbolici di quelle affrescate nei relativi riquadri. Analizzando i personaggi raffigurati sui medaglioni, si pensa che Michelangelo si sia avvalso di alcuni collaboratori per alcune figure. Seguendo il percorso dalla parete di ingresso fino all’altare, la successione delle scene rappresentate nei medaglioni è questa.

Uccisione di Abner da parte di Joab
La figura di Joab si può attribuire a un collaboratore. La scena è rappresentata del Libro di Samuele.
Abner era il cugino di re Saul (il primo re del regno di Israele) e capo dell’esercito. Durante il periodo della monarchia di Saul, il territorio conquistato come terra promessa era stato diviso in due: a nord il regno di Israele e a sud il regno di Giuda, che faceva capo a Davide.
Abner, che dopo la morte di Saul acquistò grande prestigio politico e militare, decise di sottomettere anche il regno di Giuda, ma fu sconfitto dall’esercito di Davide, comandato da Joab, durante la battaglia di Gabaon.

Bidgar che getta il corpo del deposto re Ioram nella vigna di Nabat
Il personaggio di Ioram è attribuibile a un aiuto. La scena è quella raccontata nel secondo Libro dei re.
Con l’unificazione del regno da parte di Davide e alla guida del suo successore, il saggio Salomone, Israele visse il suo periodo di massimo splendore. Ma dopo la morte di Salomone, il regno fu nuovamente diviso in due: a nord il regno di Israele e a sud il regno di Giuda, dove regnò la discendenza davidica.
Molti sovrani si succedettero, Ioram fu il quinto sovrano di Giuda dopo la nuova divisione del regno e regnò all’incirca fra l’849 e l’842 a.C. Ioram “fece ciò che è male agli occhi del Signore”: quando il suo regno fu rafforzato uccise tutti i suoi fratelli e alcuni ufficiali dell’esercito di Israele. Il profeta Elia gli inviò uno scritto con la profezia: il Signore avrebbe fatto cadere un grave disastro sul suo popolo, sui suoi figli e sulle sue mogli. Ioram avrebbe sofferto di una grave malattia intestinale e le sue viscere sarebbero uscite dal corpo nel giro di due anni.

Uccisione di Uria
Anche per questo medaglione Michelangelo si avvalse di un aiuto, forse Giuliano Bugiardini. La scena fa riferimento al secondo Libro di Samuele.
Uria era un guerriero ittita al servizio di re Davide. Mentre era impegnato nell'assedio Rabbat-Ammon (oggi Amman, Giordania), Davide si innamorò della moglie di Uria, la bellissima Betsabea. Sedusse la giovane e la mise incinta.
Per coprire l'incidente fece richiamare Uria dal fronte, sperando che giacesse con Betsabea. Ma Uria, rispettoso della tradizione ebraica che voleva guerra e sesso ben distanti fra loro, con ebbe rapporti con la moglie. A Davide non rimase altro che rispedire Uria in battaglia nelle prime file, sperando che rimanesse ucciso. E così avvenne. Dopo la morte di Uria, Davide sposò Betsabea.

Distruzione di un simulacro del dio Baal
Medaglione che rivela la mano di un aiuto. La scena è raccontata nel secondo Libro dei Re.
La terra promessa al popolo ebraico era abitata dai cananiti (o cananei), che veneravano molte divinità di cui la maggiore era Baal, culto di derivazione fenicia.
Con il progressivo passaggio al monoteismo giudaico, Baal fu indicato come un falso dio e rappresentato con una statuetta, a indicare l’idolatria degli uomini verso falsi dei.
                       
David davanti al profeta Nathan (o Alessandro Magno davanti al gran sacerdote di Gerusalemme)
Questo medaglione rappresenta una scena di difficile interpretazione. Se fosse re Davide davanti al profeta Nathan farebbe riferimento a una scena raccontata nel secondo Libro di Samuele.
In alternativa l’ipotesi potrebbe essere che rappresenti la scena di Alessandro Magno dinnanzi al sacerdote del Tempio. Alessandro Magno conquistò la Palestina nel 332, mentre era in marcia verso l’Egitto, sbaragliando l’impero persiano.
Anche il popolo ebraico entrò così a contatto con la cultura ellenistica. Il periodo della dominazione di Alessandro Magno, che per altro assicurò libertà di culto religioso e riconobbe l’autorità del Sommo Sacerdote, è raccontata nel primo e secondo Libro dei Maccabei.

Distruzione della tribù di Achab, seguaci di Baal (o morte di Nicanor)
Il medaglione fa probabilmente riferimento ad Achab, uno dei sovrani del regno di Israele che regnò dall’875 all’852 a.C.
Le sue vicende sono raccontate nel primo e secondo Libro dei re. Secondo quanto riportato, Achab sposò una cananea, Gezabele, quindi abbandonò la fede in Dio per convertirsi al culto di Baal. Durante il suo regno fu favorito il culto cananeo e furono perseguitati i profeti, soprattutto Elia.

Morte di Assalonne
Assalonne era il terzo figlio di re Davide, e cercò di usurpare il regno del padre. La sua storia è raccontata nel secondo Libro di Samuele.
Uccise il fratello maggiore, Ammon, che aveva abusato di sua sorella Tamar, e fuggì da Gerusalemme.
Giunse a Hebron, e si proclamò re; quindi si reinsediò a Gerusalemme costringendo il padre alla fuga. Mentre a cavallo di un mulo attraversava una foresta, Assalonne rimase impigliato fra i rami una quercia: Joab, il capo dell’esercito di Davide, potè conficcarli tre lance nel cuore.

Medaglione non istoriato






Sacrificio di Isacco
La scena è raccontata nel Libro della Genesi. Dio mette alla prova l’obbedienza di Abramo e gli ordina il sacrificio del figlio Isacco, che il patriarca aveva atteso per moltissimi anni.
Mentre Abramo si appresta a compiere il rituale, un angelo del Signore scende dal cielo per fermarlo.

Elia che ascende al cielo su un carro di fuoco
La scena del profeta è raccontata del secondo Libro dei re. Dopo aver vinto i profeti del dio Baal, il profeta Elia scannò i sacerdoti del falso dio presso un torrente; quindi fuggì sul monte Oreb e parlò con Dio.
Chiamò Eliseo a seguirlo e a essere suo successore. Quindi fu rapito in cielo con “un carro di fuoco e cavalli di fuoco”.

Medaglioni della volta della Cappella Sistina, Michelangelo Buonarroti, 1508-1512, freschi su muro, Cappella Sistina, Roma

3 commenti:

  1. Che meraviglia. Credo nessuno potrá mai eguagliare questo capolavoro. Dal vivo ti da la vertigine. grazie per gli appunti su questi particolari

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    1. e pensare che l'ha affrescata tutta in pochissimo tempo....
      monica c.

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  2. Sono davvero bellissimi... chissà, forse un giorno potrò vederli... :-)

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