giovedì 3 gennaio 2013

La monarchia di Davide e Salomone

Storia del popolo ebraico
(dalle origini alla costituzione dello stato di Israele)
Capitolo 17 

Per combattere la minaccia dei Filistei, gli Israeliti intuiscono di doversi unire in uno stato organizzato. Le popolazioni stanziate subirono, in un primo momento, una sorta di aggregazione tra vicini, nella quale alcuni studiosi vedono certamente il ruolo dell’elemento religioso, ovvero un’aggregazione intorno a un santuario centrale. In ogni caso il principio galvanizzante dello stato di Israele fu probabilmente dato dalla riunione attorno alle tribù di Beniamino, Efraim e Manasse. Il Regno di Giuda rimase autonomo.
Secondo il Primo libro di Samuele, alcune tribù confederate attorno ai santuari chiesero al profeta Samuele di nominare un re. La scelta di Samuele, guidata da Dio, cadde su Saul, figlio di un ricco beniamita, che diventò così il primo re di Israele (regnò probabilmente attorno al 1030-1010 a.C.).
Saul non riuscì a sconfiggere i Filistei né a costituire un governo solido sulla confederazione delle tribù ebraiche. Il racconto biblico sottolinea le carenze di Saul ponendolo in conflitto con Samuele, conflitto i cui tratti ricordano la vertenza tra Stato e Chiesa, riflettendo la concezione sacerdotale che compose le Scritture: solo Dio attraverso i suoi sacerdoti avrebbe potuto guidare Israele. La classe sacerdotale rileva nel sovrano una minaccia alla propria autorità, messa in evidenza nell’episodio in cui Saul  celebra un sacrificio prima di una battaglia. Qui è evidente lo sconfinamento dei poteri: solo ai sacerdoti era concesso il rito sacrificale. A seguito di questo fatto Samuele si decide a cercare un nuovo re per Israele. Si reca nella città di Betlemme dove gli vennero presentati i sette figli di Jesse: Samuele non coglie in nessuno di loro le carateristiche del vero re. Solo quando vede il più giovane dei fratelli rientrare dal pascolo Samuele, ispirato da Dio, comprende che quel giovane è il prescelto, e lo consacra con l’unzione. Quel giovane è Davide, vero iniziatore della monarchia unita. Siamo nell’anno 1000 a.C. circa. Davide esordisce subito in un impresa titanica, sconfiggendo un campione filisteo, il gigante Golia, col solo uso della fionda. Sull’episodio le Scritture riportano alcune discrepanze circa su quale filisteo uccise Davide, sull’altezza di Golia e se Saul sapesse o meno chi era Davide.
Regno di Giuda e Regno di Israele
La carriera di Davide, comunque, avanzò velocemente fino alla nomina di comandante dell’esercito. Saul vide subito minacciata la sua autorità dal popolare e carismatico Davide e progettò subito di uccidere il giovane, ma il tentativo fallì per mano di una figlia di Saul, Mikal, che si era innamorata del giovane eroe. Saul allora, per sbarazzarsi di Davide, gli chiede un’impresa impossibile per acconsentire a dargli in sposa la figlia: portargli i prepuzi di cento filistei, nella convinzione che, per assolvere a questo compito, Davide sarebbe sicuramente morto. Anche qui la narrazione ha dei tratti comuni con la mitologia greca (le imprese impossibili di Giasone e Perseo). Ma Davide, a dispetto di quanto creduto da Saul, riesce nell’impresa. La mutilazione dei nemici morti in guerra (normalmente si tagliavano teste o mani) era tipica delle civiltà del Medioriente e consentiva di contare i nemici morti in battaglia. Saul provò ancora diverse volte a uccidere Davide, senza tuttavia riuscirvi.
Il giovane eroe, che era un politico astuto, oltre a Mikal, sposò altre donne allo scopo di rafforzare la fedeltà delle altre tribù nei suoi confronti. Arrivò persino ad allearsi con i Filistei e combattere per loro conto, abbandonando il campo solo quando alcuni di essi misero in dubbio la sua fedeltà. I Filistei, quindi, si misero in marcia per combattere Saul: i figli di Saul furono uccisi e questi si tolse la vita. I Filistei spogliarono Saul e i suoi figli delle armature e appesero la loro testa tagliata alla mura di una città.
Le uniche fonti extrabibliche attestanti l’esistenza di un re di Israele di nome Davide furono scoperte nel 1993 in un frammento trovato a Tell Dan, nei pressi della sorgente del Giordano. Un’iscrizione fenicia scolpita nella pietra che sembra riferirsi a un “re di Israele” e alla “casa di Davide”.
Dopo la morte di Saul, Davide consolidò il suo potere soprattutto nella tribù alla quale apparteneva, quella di Giuda, ma le lotte interne di potere persistevano e altri personaggi avanzavano pretese sul trono finché Davide, approfittando di una ribellione nel regno del nord, venne riconosciuto re anche dalle tribù settentrionali di Israele. Rafforzò il suo potere sconfiggendo i Filistei e scelse Gerusalemme come capitale nazionale del regno (prima erano Hebron per il Regno di Guida e Mahanaim per il Regno di Israele). La scelta si rivelò strategica, vista la posizione arroccata sopra un’altura e punto di partenza di grandi strade di comunicazione e anche in considerazione del fatto che Gerusalemme non era affiliata a nessuna delle tribù. Gerusalemme diviene quindi “la città di Davide”: vi venne trasferita l’Arca e diventa il centro del culto di Jahweh.
Sotto la sua guida, il regno diventò un vero e proprio impero con influenze militari e politiche in tutto il Medio Oriente. Israele assunse il controllo di alcuni staterelli satelliti quali quello del Filistei, dei Moabiti, degli Edomiti, degli Ammoniti, più alcune città-stato aramaiche. A differenza del testo biblico che racconta di un regno molto esteso, dal Mar Mediterraneo al deserto arabo e dal Mar Rosso all’Eufrate, alcuni archeologi moderni ritengono che, a parte i territori fenici sul Mediteranno, l’area di influenza di Israele non superasse i 34 mila km2, dei quali il regno vero e proprio ne occupava 24 mila.
Anche Davide scatenò l’ira di Dio perché accecato dal potere divenne adultero e assassino. Dalla moglie Mikal non ebbe figli, poiché questa era sterile. Dall’unione con la moglie di un hittita, Uria, una bellissima fanciulla di nome Betsabea, nacque un bimbo che poi morì come castigo per il comportamento del padre. In seguito Davide e Betsabea ebbero un altro figlio, Salomone. Da un’altra donna ebbe due figli: un maschio di nome Assalonne e una femmina di nome Tamar. Da una delle mogli ebbe un figlio di nome Ammon, il suo primogenito ed erede al trono. Ammon desiderò unirsi con la sorellastra Tamar contro la sua volontà e quindi la stuprò. Per vendicarla, suo fratello Assalonne uccise Ammon. Non fu solo un gesto di vendetta: uccidendo Ammon aveva eliminato il primo erede al trono avanzando così al primo posto nella discendenza dei pretendenti. Per non aspettare la morte di Davide per l’ascesa al trono, Assalonne organizzò un “colpo di stato”: alla guida di un piccolo esercito costrinse suo padre a rifugiarsi a Gerusalemme lasciando le dieci concubine a custodire la reggia. Successivamente Davide, con l’aiuto di un gruppo di mercenari, pose fine alla ribellione del figlio. Altri colpi di stato si seguirono e nel regno di Davide si successero intrecci passionali e cospirazioni fra fratelli. Davide, prima della sua morte, rafforzò il suo potere nel Regno del Nord facendo ammazzare i sette discendenti di Saul (risparmiò soltanto un figlio infermo di Gionata). Davide e Betsabea decisero di lasciare il trono al loro figlio Salomone.
La successione di Davide è raccontata nel Primo e Secondo Libro dei Re, libri che insieme ai due di Samuele, formano un racconto unitario sui regni di Giuda e Israele, dalla ascesa di Salomone all’esilio babilonese (circa dall’anno 1000 fino alla distruzione di Gerusalemme nel 587 a.C.). Questi libri sono attribuiti a uno o più autori anonimi, i quali si sono basati su fonti anteriori che orami si sono perse, seppur menzionate nel testo biblico. Queste fonti comprendono il Libro delle gesta di Salomone, il Libro delle cronache dei re d’Israele e il Libro delle cronache dei re di Giuda, libri differenti da quelli che nella Bibbia prendono il nome di Cronache. Anche Salomone punirà con l’esecuzione capitale i fratelli che avanzarono pretese al trono attraverso intrighi e alleanze, rivelandosi spietato come il padre. Salomone passerà però alla storia per la sua saggezza, dono da lui espressamente richiesto a Dio.
Con Salomone, comunque, il regno conobbe il massimo splendore. Nel 976 iniziò la costruzione del Tempio di Gerusalemme, anche se consentì la diffusione ai altre religioni e di altri culti, avendo avuto un considerevole numero di mogli e concubine “straniere”, compresa la figlia di un faraone egiziano sposata a garanzia di un patto di pace e difesa reciproca stipulato con l’Egitto. Per molte delle sue donne Salomone fece costruire un santuario, o delle “alture”, una delle quali dedicate al dio cananeo Molech (o Moloch), che esigeva sacrifici di neonati, pratica che, nonostante la condanna biblica, continuò nel Regno di Giuda. Il tempio nel quale i neonati venivano arsi vivi, il Tophet, si trovava in una valle vicina chiamata Geenna, termine che finì per diventare sinonimo di “inferno”.
Oltre al Tempio di Gerusalemme, Salomone fece costruire numerosi palazzi per sé e per le mogli, oltre ai già citati santuari. Questi costosi progetti richiedevano manodopera e tasse. Si rese necessario un programma di coscrizione, simile a quello attuato dai faraoni per la costruzione delle piramidi: gli uomini di Israele dovevano lavorare per il re un mese su tre. Crebbe così nel paese l’ostilità nei confronti del regime della capitale, con le sue ricchezze, i suoi eccessi e il non rispetto delle regole di Dio.
Il Tempio di Gerusalemme, anche se non era di grandi dimensioni, fu sicuramente il più importante fra gli edifici fatti costruire da Salomone. Venne eretto sul monte Moriah. La sua edificazione, che durò sette anni, fu appaltata al re Chiram di Fenicia, che fornì materiale e manodopera: il Tempio, centro del giudaismo e residenza di Jahweh, fu progettato quindi con ogni probabilità secondo lo stile di un tempio fenicio o cananeo. Il suo progetto prevedeva in sostanza di rendere in edificio permanente il tabernacolo portatile che Dio aveva descritto a Mosè nel deserto per ospitare l’Arca, e che Davide aveva portato a Gerusalemme. La costruzione era rettangolare, con un portico aperto verso est e un santuario interno, il Sancta Santorum, ritenuta la vera e propria dimora di Jahweh. La costruzione misurava circa trenta metri per dieci ed era alta circa quindici metri. Costruito in blocchi di pietra, era rivestito d’oro all’esterno, l’interno era di legno di cedro. Era diviso in due sezioni. La sala esterna conteneva i candelabri, due altari e un tavolo d’oro sul quale ogni settimana venivano posate sette forme di pane. Sul retro, una scala conduceva al Sancta Santorum, una cella interna, di forma cubica, ove era riposta l’Arca dell’Alleanza. Soltanto il Sommo Sacerdote aveva accesso al Sancta Santorum una volta all’anno, nel giorno dell’Espiazione. L’edificio era circondato da due cortili aperti: quello più interno, il cortile dei sacerdoti, era cinto da un muro composto da due ordini di pietre quadrate e da un terzo di tavole di cedro. In questo cortile si trovava l’altare esterno sul quale venivano compiuti i sacrifici e un grande catino di metallo detto “il mare”, soretto da dodici statue di buoi, animale associato al culto di Baal. L’altro cortile, quello esterno e più grande, probabilmente racchiudeva gli edifici della reggia.
Il culto quotidiano comprendeva preghiere e sacrifici, eseguiti dai sacerdoti per vari motivi (gratitudine, purificazione rituale ed espiazione dei peccati). Come prescritto dal Levitico, i sacerdoti usavano soltanto animali maschi senza difetti, uccisi con un coltello in modo che il sangue spruzzasse o comunque macchiasse l’altare; successivamente gli animali venivano tagliati a pezzi e bruciati. Questi rituali continuarono fino alla distruzione del Tempio, nel 586 a.C. Tornarono in uso dopo l’esilio babilonese, nel 516 a.C. per proseguire fino al 70 d.C., a seguito della definitiva distruzione del Tempio da parte dei romani. Oltre ai sacrifici, con la distruzione del Tempio ebbero fine la maggior parte delle attività dei sacerdoti e dei Leviti che nel Tempio di esplicavano, compreso lo studio e l’insegnamento della Torah, con i suoi 248 precetti positivi o obblighi e 365 precetti negativi o divieti, ovvero i 613 mitzvòt. La distruzione del Tempio ha segnato quindi una tappa cruciale nella pratica del giudaismo così come oggi è conosciuto, basato su un’attività di culto pubblico non più sacrificale e incentrato nel culto della sinagoga, sullo studio e insegnamento del Tanakh (i libri che compongono la Bibbia ebraica), della Torah (i primi cinque libri) e del Talmud. Il Talmud è il testo sacro riconosciuto, a differenza della Torah, solo dall’ebraismo, che lo considera come la Torah orale rivelata sul Monte Sinai a Mosè e messa per iscritto solo dopo la distruzione del Tempio. Raccoglie discussioni tra sapienti e maestri circa le applicazioni della Torah scritta.
Dopo la distruzione del Tempio, un pezzo del muro occidentale che rimase in piedi, detto il "muro del pianto", è diventato luogo di preghiera e di pellegrinaggio.
Gli Ebrei osservanti evitano di recarsi nell’area del monte Moriah, luogo del Tempio, per non mettere piede sullo spazio consacrato. La Torah infatti vieta alle persone che hanno contratto impurità di oltrepassare il perimetro che nel passato delimitava il monte del Tempio senza prima essersi purificate, ma dopo la distruzione del Tempio sono venuti meno gli strumenti indicati nella Torah per la purificazione necessaria. Sulla spianata dove sorgeva il Tempio gli arabi hanno costruito due importanti monumenti per il culto islamico: la Moschea al-Aqsa e la Cupola della Roccia. L’area oggi e chiamata dai musulmani “spianata delle moschee”.
Nelle vicende narrate del re Salomone si menziona un incontro con la regina di Saba. Dove fosse il regno di Saba e cosa successe in quell’incontro non viene però specificato. Gli etiopi sono convinti  che il regno di Saba corrispondesse a Meroe, l’antica capitale dell’Etiopia e che il loro primo imperatore, Menelik I, fosse il frutto dell’unione carnale di Salomone e la regina di Saba. Con questo pretesto, l’ultimo imperatore etiope, Hailé Selessié, sostenne di essere discendente di re Salomone e si dichiarò “leone di Giuda”. Secondo le leggende etiopi, inoltre, Menelik I sarebbe poi tornato a Gerusalemme per rubare dal Tempio l’Arca dell’Alleanza e portarla in Etiopia, dove si troverebbe ancora oggi.
La biblica terra di Saba era in realtà uno stato dell’Arabia meridionale (la zona dell’attuale Yemen), regione dove si producevano le sostanze aromatiche citate nella Bibbia, l’incenso e la mirra. Se l’incontro avvenne davvero fu probabilmente una faccenda diplomatica per regolare il commercio delle spezie.


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