martedì 29 gennaio 2013

Dislessia: l’insorgere del problema e l’intreccio delle relazioni

Con l’entrata nella scuola elementare il bambino di trova in un ambiente nuovo, diverso dalla scuola materna: vi trova la regola impersonale (quella della disciplina, del cambiamento delle materie, dell’aritmetica e dell’ortografia); un insieme di bambini uguali di fronte a una valutazione generalmente espressa in cifre (posti, voti, indici di soddisfacimento e di sanzione) e di fronte a un insegnante detentore del sapere e del potere.
In questo clima socio-affettivo (relazioni con l’insegnante e con i compagni), i risultati scolastici assumo presto una relazione bilaterale (ripercussione dei voti sul clima socio-affettivo e ripercussione di questo clima sui voti). Questo insieme si pone poi in relazione al clima familiare e tutto, come sempre, si trova in strutturazione reciproca con l’io. È in questo clima che si producono i primi successi e insuccessi.
Il dislessico potenziale va allora incontro alla prova rivelatrice della sua malattia. La lettura rappresenta la base del nostro insegnamento tradizionale: la sua acquisizione è necessaria al bambino per tutte la materie, anche l’aritmetica, dove dovrà bene, un giorno, leggere un enunciato. L’apprendimento lessicale si presenta per primo, alle soglie stesse della socializzazione, e riveste un’importanza sempre più grande.
Il bambino si trova quindi bloccato già al livello dell’apprendimento della lettura, facile intuire cosa succederà per quanto riguarda l’insieme vissuto delle sue relazioni. Si può assistere a molteplici conseguenze o reazioni possibili.

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martedì 15 gennaio 2013

Medaglioni della Cappella Sistina (Michelangelo Buonarroti)

Quando Michelangelo dipinse le scene della volta della Cappella Sistina, procedette in senso contrario a quello delle Scene della Genesi affrescate nei riquadri centrali, ovvero da est verso ovest. Fra i riquadri che ospitano le scene minori, il grande artista rinascimentale inserì alcune figure a gruppi di quattro (due per ogni lato orizzontale del riquadro), gli Ignudi. A decoro degli Ignudi, furono posti dieci medaglioni, con diametro di circa 135 centimetri. Per affrescare i medaglioni Michelangelo usò colori come l’ocra e la terra bruciata di Siena, per simulare l’effetto del bronzo.
Le ombre sono tratteggiate a tempera nera e le lumeggiature con l’oro zecchino. Ogni medaglione è sostenuto da alcuni nastri tenuti da una coppia di Ignudi. Gli Ignudi della volta non diedero scandalo: erano poco vistosi al confronto di quelli che Michelangelo avrebbe dipinto decenni dopo nel Giudizio universale. Uno dei dieci medaglioni non è istoriato.


Disposizione dei medaglioni sulla volta della Cappella Sistina


Particolare: riquadro della scena minore, gruppi di Ignudi e medaglioni
Nei medaglioni sono rappresentate scene dell’Antico Testamento, alcune di non chiara interpretazione, ma comunque sempre collegate ai valori simbolici di quelle affrescate nei relativi riquadri. Analizzando i personaggi raffigurati sui medaglioni, si pensa che Michelangelo si sia avvalso di alcuni collaboratori per alcune figure. Seguendo il percorso dalla parete di ingresso fino all’altare, la successione delle scene rappresentate nei medaglioni è questa.

Uccisione di Abner da parte di Joab
La figura di Joab si può attribuire a un collaboratore. La scena è rappresentata del Libro di Samuele.
Abner era il cugino di re Saul (il primo re del regno di Israele) e capo dell’esercito. Durante il periodo della monarchia di Saul, il territorio conquistato come terra promessa era stato diviso in due: a nord il regno di Israele e a sud il regno di Giuda, che faceva capo a Davide.
Abner, che dopo la morte di Saul acquistò grande prestigio politico e militare, decise di sottomettere anche il regno di Giuda, ma fu sconfitto dall’esercito di Davide, comandato da Joab, durante la battaglia di Gabaon.

Bidgar che getta il corpo del deposto re Ioram nella vigna di Nabat
Il personaggio di Ioram è attribuibile a un aiuto. La scena è quella raccontata nel secondo Libro dei re.
Con l’unificazione del regno da parte di Davide e alla guida del suo successore, il saggio Salomone, Israele visse il suo periodo di massimo splendore. Ma dopo la morte di Salomone, il regno fu nuovamente diviso in due: a nord il regno di Israele e a sud il regno di Giuda, dove regnò la discendenza davidica.
Molti sovrani si succedettero, Ioram fu il quinto sovrano di Giuda dopo la nuova divisione del regno e regnò all’incirca fra l’849 e l’842 a.C. Ioram “fece ciò che è male agli occhi del Signore”: quando il suo regno fu rafforzato uccise tutti i suoi fratelli e alcuni ufficiali dell’esercito di Israele. Il profeta Elia gli inviò uno scritto con la profezia: il Signore avrebbe fatto cadere un grave disastro sul suo popolo, sui suoi figli e sulle sue mogli. Ioram avrebbe sofferto di una grave malattia intestinale e le sue viscere sarebbero uscite dal corpo nel giro di due anni.

Uccisione di Uria
Anche per questo medaglione Michelangelo si avvalse di un aiuto, forse Giuliano Bugiardini. La scena fa riferimento al secondo Libro di Samuele.
Uria era un guerriero ittita al servizio di re Davide. Mentre era impegnato nell'assedio Rabbat-Ammon (oggi Amman, Giordania), Davide si innamorò della moglie di Uria, la bellissima Betsabea. Sedusse la giovane e la mise incinta.
Per coprire l'incidente fece richiamare Uria dal fronte, sperando che giacesse con Betsabea. Ma Uria, rispettoso della tradizione ebraica che voleva guerra e sesso ben distanti fra loro, con ebbe rapporti con la moglie. A Davide non rimase altro che rispedire Uria in battaglia nelle prime file, sperando che rimanesse ucciso. E così avvenne. Dopo la morte di Uria, Davide sposò Betsabea.

Distruzione di un simulacro del dio Baal
Medaglione che rivela la mano di un aiuto. La scena è raccontata nel secondo Libro dei Re.
La terra promessa al popolo ebraico era abitata dai cananiti (o cananei), che veneravano molte divinità di cui la maggiore era Baal, culto di derivazione fenicia.
Con il progressivo passaggio al monoteismo giudaico, Baal fu indicato come un falso dio e rappresentato con una statuetta, a indicare l’idolatria degli uomini verso falsi dei.
                       
David davanti al profeta Nathan (o Alessandro Magno davanti al gran sacerdote di Gerusalemme)
Questo medaglione rappresenta una scena di difficile interpretazione. Se fosse re Davide davanti al profeta Nathan farebbe riferimento a una scena raccontata nel secondo Libro di Samuele.
In alternativa l’ipotesi potrebbe essere che rappresenti la scena di Alessandro Magno dinnanzi al sacerdote del Tempio. Alessandro Magno conquistò la Palestina nel 332, mentre era in marcia verso l’Egitto, sbaragliando l’impero persiano.
Anche il popolo ebraico entrò così a contatto con la cultura ellenistica. Il periodo della dominazione di Alessandro Magno, che per altro assicurò libertà di culto religioso e riconobbe l’autorità del Sommo Sacerdote, è raccontata nel primo e secondo Libro dei Maccabei.

Distruzione della tribù di Achab, seguaci di Baal (o morte di Nicanor)
Il medaglione fa probabilmente riferimento ad Achab, uno dei sovrani del regno di Israele che regnò dall’875 all’852 a.C.
Le sue vicende sono raccontate nel primo e secondo Libro dei re. Secondo quanto riportato, Achab sposò una cananea, Gezabele, quindi abbandonò la fede in Dio per convertirsi al culto di Baal. Durante il suo regno fu favorito il culto cananeo e furono perseguitati i profeti, soprattutto Elia.

Morte di Assalonne
Assalonne era il terzo figlio di re Davide, e cercò di usurpare il regno del padre. La sua storia è raccontata nel secondo Libro di Samuele.
Uccise il fratello maggiore, Ammon, che aveva abusato di sua sorella Tamar, e fuggì da Gerusalemme.
Giunse a Hebron, e si proclamò re; quindi si reinsediò a Gerusalemme costringendo il padre alla fuga. Mentre a cavallo di un mulo attraversava una foresta, Assalonne rimase impigliato fra i rami una quercia: Joab, il capo dell’esercito di Davide, potè conficcarli tre lance nel cuore.

Medaglione non istoriato






Sacrificio di Isacco
La scena è raccontata nel Libro della Genesi. Dio mette alla prova l’obbedienza di Abramo e gli ordina il sacrificio del figlio Isacco, che il patriarca aveva atteso per moltissimi anni.
Mentre Abramo si appresta a compiere il rituale, un angelo del Signore scende dal cielo per fermarlo.

Elia che ascende al cielo su un carro di fuoco
La scena del profeta è raccontata del secondo Libro dei re. Dopo aver vinto i profeti del dio Baal, il profeta Elia scannò i sacerdoti del falso dio presso un torrente; quindi fuggì sul monte Oreb e parlò con Dio.
Chiamò Eliseo a seguirlo e a essere suo successore. Quindi fu rapito in cielo con “un carro di fuoco e cavalli di fuoco”.

Medaglioni della volta della Cappella Sistina, Michelangelo Buonarroti, 1508-1512, freschi su muro, Cappella Sistina, Roma

giovedì 3 gennaio 2013

La monarchia di Davide e Salomone

Storia del popolo ebraico
(dalle origini alla costituzione dello stato di Israele)
Capitolo 17 

Per combattere la minaccia dei Filistei, gli Israeliti intuiscono di doversi unire in uno stato organizzato. Le popolazioni stanziate subirono, in un primo momento, una sorta di aggregazione tra vicini, nella quale alcuni studiosi vedono certamente il ruolo dell’elemento religioso, ovvero un’aggregazione intorno a un santuario centrale. In ogni caso il principio galvanizzante dello stato di Israele fu probabilmente dato dalla riunione attorno alle tribù di Beniamino, Efraim e Manasse. Il Regno di Giuda rimase autonomo.
Secondo il Primo libro di Samuele, alcune tribù confederate attorno ai santuari chiesero al profeta Samuele di nominare un re. La scelta di Samuele, guidata da Dio, cadde su Saul, figlio di un ricco beniamita, che diventò così il primo re di Israele (regnò probabilmente attorno al 1030-1010 a.C.).
Saul non riuscì a sconfiggere i Filistei né a costituire un governo solido sulla confederazione delle tribù ebraiche. Il racconto biblico sottolinea le carenze di Saul ponendolo in conflitto con Samuele, conflitto i cui tratti ricordano la vertenza tra Stato e Chiesa, riflettendo la concezione sacerdotale che compose le Scritture: solo Dio attraverso i suoi sacerdoti avrebbe potuto guidare Israele. La classe sacerdotale rileva nel sovrano una minaccia alla propria autorità, messa in evidenza nell’episodio in cui Saul  celebra un sacrificio prima di una battaglia. Qui è evidente lo sconfinamento dei poteri: solo ai sacerdoti era concesso il rito sacrificale. A seguito di questo fatto Samuele si decide a cercare un nuovo re per Israele. Si reca nella città di Betlemme dove gli vennero presentati i sette figli di Jesse: Samuele non coglie in nessuno di loro le carateristiche del vero re. Solo quando vede il più giovane dei fratelli rientrare dal pascolo Samuele, ispirato da Dio, comprende che quel giovane è il prescelto, e lo consacra con l’unzione. Quel giovane è Davide, vero iniziatore della monarchia unita. Siamo nell’anno 1000 a.C. circa. Davide esordisce subito in un impresa titanica, sconfiggendo un campione filisteo, il gigante Golia, col solo uso della fionda. Sull’episodio le Scritture riportano alcune discrepanze circa su quale filisteo uccise Davide, sull’altezza di Golia e se Saul sapesse o meno chi era Davide.
Regno di Giuda e Regno di Israele
La carriera di Davide, comunque, avanzò velocemente fino alla nomina di comandante dell’esercito. Saul vide subito minacciata la sua autorità dal popolare e carismatico Davide e progettò subito di uccidere il giovane, ma il tentativo fallì per mano di una figlia di Saul, Mikal, che si era innamorata del giovane eroe. Saul allora, per sbarazzarsi di Davide, gli chiede un’impresa impossibile per acconsentire a dargli in sposa la figlia: portargli i prepuzi di cento filistei, nella convinzione che, per assolvere a questo compito, Davide sarebbe sicuramente morto. Anche qui la narrazione ha dei tratti comuni con la mitologia greca (le imprese impossibili di Giasone e Perseo). Ma Davide, a dispetto di quanto creduto da Saul, riesce nell’impresa. La mutilazione dei nemici morti in guerra (normalmente si tagliavano teste o mani) era tipica delle civiltà del Medioriente e consentiva di contare i nemici morti in battaglia. Saul provò ancora diverse volte a uccidere Davide, senza tuttavia riuscirvi.
Il giovane eroe, che era un politico astuto, oltre a Mikal, sposò altre donne allo scopo di rafforzare la fedeltà delle altre tribù nei suoi confronti. Arrivò persino ad allearsi con i Filistei e combattere per loro conto, abbandonando il campo solo quando alcuni di essi misero in dubbio la sua fedeltà. I Filistei, quindi, si misero in marcia per combattere Saul: i figli di Saul furono uccisi e questi si tolse la vita. I Filistei spogliarono Saul e i suoi figli delle armature e appesero la loro testa tagliata alla mura di una città.
Le uniche fonti extrabibliche attestanti l’esistenza di un re di Israele di nome Davide furono scoperte nel 1993 in un frammento trovato a Tell Dan, nei pressi della sorgente del Giordano. Un’iscrizione fenicia scolpita nella pietra che sembra riferirsi a un “re di Israele” e alla “casa di Davide”.
Dopo la morte di Saul, Davide consolidò il suo potere soprattutto nella tribù alla quale apparteneva, quella di Giuda, ma le lotte interne di potere persistevano e altri personaggi avanzavano pretese sul trono finché Davide, approfittando di una ribellione nel regno del nord, venne riconosciuto re anche dalle tribù settentrionali di Israele. Rafforzò il suo potere sconfiggendo i Filistei e scelse Gerusalemme come capitale nazionale del regno (prima erano Hebron per il Regno di Guida e Mahanaim per il Regno di Israele). La scelta si rivelò strategica, vista la posizione arroccata sopra un’altura e punto di partenza di grandi strade di comunicazione e anche in considerazione del fatto che Gerusalemme non era affiliata a nessuna delle tribù. Gerusalemme diviene quindi “la città di Davide”: vi venne trasferita l’Arca e diventa il centro del culto di Jahweh.
Sotto la sua guida, il regno diventò un vero e proprio impero con influenze militari e politiche in tutto il Medio Oriente. Israele assunse il controllo di alcuni staterelli satelliti quali quello del Filistei, dei Moabiti, degli Edomiti, degli Ammoniti, più alcune città-stato aramaiche. A differenza del testo biblico che racconta di un regno molto esteso, dal Mar Mediterraneo al deserto arabo e dal Mar Rosso all’Eufrate, alcuni archeologi moderni ritengono che, a parte i territori fenici sul Mediteranno, l’area di influenza di Israele non superasse i 34 mila km2, dei quali il regno vero e proprio ne occupava 24 mila.
Anche Davide scatenò l’ira di Dio perché accecato dal potere divenne adultero e assassino. Dalla moglie Mikal non ebbe figli, poiché questa era sterile. Dall’unione con la moglie di un hittita, Uria, una bellissima fanciulla di nome Betsabea, nacque un bimbo che poi morì come castigo per il comportamento del padre. In seguito Davide e Betsabea ebbero un altro figlio, Salomone. Da un’altra donna ebbe due figli: un maschio di nome Assalonne e una femmina di nome Tamar. Da una delle mogli ebbe un figlio di nome Ammon, il suo primogenito ed erede al trono. Ammon desiderò unirsi con la sorellastra Tamar contro la sua volontà e quindi la stuprò. Per vendicarla, suo fratello Assalonne uccise Ammon. Non fu solo un gesto di vendetta: uccidendo Ammon aveva eliminato il primo erede al trono avanzando così al primo posto nella discendenza dei pretendenti. Per non aspettare la morte di Davide per l’ascesa al trono, Assalonne organizzò un “colpo di stato”: alla guida di un piccolo esercito costrinse suo padre a rifugiarsi a Gerusalemme lasciando le dieci concubine a custodire la reggia. Successivamente Davide, con l’aiuto di un gruppo di mercenari, pose fine alla ribellione del figlio. Altri colpi di stato si seguirono e nel regno di Davide si successero intrecci passionali e cospirazioni fra fratelli. Davide, prima della sua morte, rafforzò il suo potere nel Regno del Nord facendo ammazzare i sette discendenti di Saul (risparmiò soltanto un figlio infermo di Gionata). Davide e Betsabea decisero di lasciare il trono al loro figlio Salomone.
La successione di Davide è raccontata nel Primo e Secondo Libro dei Re, libri che insieme ai due di Samuele, formano un racconto unitario sui regni di Giuda e Israele, dalla ascesa di Salomone all’esilio babilonese (circa dall’anno 1000 fino alla distruzione di Gerusalemme nel 587 a.C.). Questi libri sono attribuiti a uno o più autori anonimi, i quali si sono basati su fonti anteriori che orami si sono perse, seppur menzionate nel testo biblico. Queste fonti comprendono il Libro delle gesta di Salomone, il Libro delle cronache dei re d’Israele e il Libro delle cronache dei re di Giuda, libri differenti da quelli che nella Bibbia prendono il nome di Cronache. Anche Salomone punirà con l’esecuzione capitale i fratelli che avanzarono pretese al trono attraverso intrighi e alleanze, rivelandosi spietato come il padre. Salomone passerà però alla storia per la sua saggezza, dono da lui espressamente richiesto a Dio.
Con Salomone, comunque, il regno conobbe il massimo splendore. Nel 976 iniziò la costruzione del Tempio di Gerusalemme, anche se consentì la diffusione ai altre religioni e di altri culti, avendo avuto un considerevole numero di mogli e concubine “straniere”, compresa la figlia di un faraone egiziano sposata a garanzia di un patto di pace e difesa reciproca stipulato con l’Egitto. Per molte delle sue donne Salomone fece costruire un santuario, o delle “alture”, una delle quali dedicate al dio cananeo Molech (o Moloch), che esigeva sacrifici di neonati, pratica che, nonostante la condanna biblica, continuò nel Regno di Giuda. Il tempio nel quale i neonati venivano arsi vivi, il Tophet, si trovava in una valle vicina chiamata Geenna, termine che finì per diventare sinonimo di “inferno”.
Oltre al Tempio di Gerusalemme, Salomone fece costruire numerosi palazzi per sé e per le mogli, oltre ai già citati santuari. Questi costosi progetti richiedevano manodopera e tasse. Si rese necessario un programma di coscrizione, simile a quello attuato dai faraoni per la costruzione delle piramidi: gli uomini di Israele dovevano lavorare per il re un mese su tre. Crebbe così nel paese l’ostilità nei confronti del regime della capitale, con le sue ricchezze, i suoi eccessi e il non rispetto delle regole di Dio.
Il Tempio di Gerusalemme, anche se non era di grandi dimensioni, fu sicuramente il più importante fra gli edifici fatti costruire da Salomone. Venne eretto sul monte Moriah. La sua edificazione, che durò sette anni, fu appaltata al re Chiram di Fenicia, che fornì materiale e manodopera: il Tempio, centro del giudaismo e residenza di Jahweh, fu progettato quindi con ogni probabilità secondo lo stile di un tempio fenicio o cananeo. Il suo progetto prevedeva in sostanza di rendere in edificio permanente il tabernacolo portatile che Dio aveva descritto a Mosè nel deserto per ospitare l’Arca, e che Davide aveva portato a Gerusalemme. La costruzione era rettangolare, con un portico aperto verso est e un santuario interno, il Sancta Santorum, ritenuta la vera e propria dimora di Jahweh. La costruzione misurava circa trenta metri per dieci ed era alta circa quindici metri. Costruito in blocchi di pietra, era rivestito d’oro all’esterno, l’interno era di legno di cedro. Era diviso in due sezioni. La sala esterna conteneva i candelabri, due altari e un tavolo d’oro sul quale ogni settimana venivano posate sette forme di pane. Sul retro, una scala conduceva al Sancta Santorum, una cella interna, di forma cubica, ove era riposta l’Arca dell’Alleanza. Soltanto il Sommo Sacerdote aveva accesso al Sancta Santorum una volta all’anno, nel giorno dell’Espiazione. L’edificio era circondato da due cortili aperti: quello più interno, il cortile dei sacerdoti, era cinto da un muro composto da due ordini di pietre quadrate e da un terzo di tavole di cedro. In questo cortile si trovava l’altare esterno sul quale venivano compiuti i sacrifici e un grande catino di metallo detto “il mare”, soretto da dodici statue di buoi, animale associato al culto di Baal. L’altro cortile, quello esterno e più grande, probabilmente racchiudeva gli edifici della reggia.
Il culto quotidiano comprendeva preghiere e sacrifici, eseguiti dai sacerdoti per vari motivi (gratitudine, purificazione rituale ed espiazione dei peccati). Come prescritto dal Levitico, i sacerdoti usavano soltanto animali maschi senza difetti, uccisi con un coltello in modo che il sangue spruzzasse o comunque macchiasse l’altare; successivamente gli animali venivano tagliati a pezzi e bruciati. Questi rituali continuarono fino alla distruzione del Tempio, nel 586 a.C. Tornarono in uso dopo l’esilio babilonese, nel 516 a.C. per proseguire fino al 70 d.C., a seguito della definitiva distruzione del Tempio da parte dei romani. Oltre ai sacrifici, con la distruzione del Tempio ebbero fine la maggior parte delle attività dei sacerdoti e dei Leviti che nel Tempio di esplicavano, compreso lo studio e l’insegnamento della Torah, con i suoi 248 precetti positivi o obblighi e 365 precetti negativi o divieti, ovvero i 613 mitzvòt. La distruzione del Tempio ha segnato quindi una tappa cruciale nella pratica del giudaismo così come oggi è conosciuto, basato su un’attività di culto pubblico non più sacrificale e incentrato nel culto della sinagoga, sullo studio e insegnamento del Tanakh (i libri che compongono la Bibbia ebraica), della Torah (i primi cinque libri) e del Talmud. Il Talmud è il testo sacro riconosciuto, a differenza della Torah, solo dall’ebraismo, che lo considera come la Torah orale rivelata sul Monte Sinai a Mosè e messa per iscritto solo dopo la distruzione del Tempio. Raccoglie discussioni tra sapienti e maestri circa le applicazioni della Torah scritta.
Dopo la distruzione del Tempio, un pezzo del muro occidentale che rimase in piedi, detto il "muro del pianto", è diventato luogo di preghiera e di pellegrinaggio.
Gli Ebrei osservanti evitano di recarsi nell’area del monte Moriah, luogo del Tempio, per non mettere piede sullo spazio consacrato. La Torah infatti vieta alle persone che hanno contratto impurità di oltrepassare il perimetro che nel passato delimitava il monte del Tempio senza prima essersi purificate, ma dopo la distruzione del Tempio sono venuti meno gli strumenti indicati nella Torah per la purificazione necessaria. Sulla spianata dove sorgeva il Tempio gli arabi hanno costruito due importanti monumenti per il culto islamico: la Moschea al-Aqsa e la Cupola della Roccia. L’area oggi e chiamata dai musulmani “spianata delle moschee”.
Nelle vicende narrate del re Salomone si menziona un incontro con la regina di Saba. Dove fosse il regno di Saba e cosa successe in quell’incontro non viene però specificato. Gli etiopi sono convinti  che il regno di Saba corrispondesse a Meroe, l’antica capitale dell’Etiopia e che il loro primo imperatore, Menelik I, fosse il frutto dell’unione carnale di Salomone e la regina di Saba. Con questo pretesto, l’ultimo imperatore etiope, Hailé Selessié, sostenne di essere discendente di re Salomone e si dichiarò “leone di Giuda”. Secondo le leggende etiopi, inoltre, Menelik I sarebbe poi tornato a Gerusalemme per rubare dal Tempio l’Arca dell’Alleanza e portarla in Etiopia, dove si troverebbe ancora oggi.
La biblica terra di Saba era in realtà uno stato dell’Arabia meridionale (la zona dell’attuale Yemen), regione dove si producevano le sostanze aromatiche citate nella Bibbia, l’incenso e la mirra. Se l’incontro avvenne davvero fu probabilmente una faccenda diplomatica per regolare il commercio delle spezie.


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