martedì 24 dicembre 2013

Soluzione esercizio 16


Denominatore comune: 4(x–1)(x+1), per le seguenti scomposizioni: 2x+2 = 2(x–1); x2–1 = (x+1)(x–1)
Radici: x1 = 5; x2 = –3 (da verificare con i criteri di ammissibilità)
Criteri di ammissibilità: x ≠ 0; x ≠ ±1; 4  ≠ 0; 1 ≠ 0; x2 ≠ 1; –1 ≠ 0

martedì 17 dicembre 2013

Dislessia: la ricerca della compensazione all’insuccesso intellettuale

Una volta presa coscienza dei primi insuccessi, una reazione normale consiste nel tentativo di ridurre lo scontento, accrescendo i motivi di soddisfazione in altre parti più accessibili (a parte i casi di carattere astenico, lento o poco flessibile, o casi di danni importanti dell’io e delle sue funzioni).
In un mondo irriflesso e involontario, col solo meccanismo di compensazione, l’io cerca prima di tutto di riequilibrare l’inserimento vitale nell’ambiente, conquistando successi o soddisfazioni para o extra scolastiche: ginnastica, canto, buon comportamento a casa e a scuola, attività manuali, intensificazione dell’adesione ai valori familiari (morali e religiosi, per esempio).
Può stabilirsi così un “equilibrio”, sempre in falso, fra successi e insuccessi. In molti casi questa semi-integrazione riesce a sufficienza.

Osservazione 8
P. ha 11 anni. A partire da otto mesi ha presentato un’anoressia mentale che è durata fino a sette anni. Quando è andato a scuola, a quattro anni e mezzo, l’anoressia è aumentata nei primi giorni, poi la bambina ha finito per accettare la scuola. A sei anni è insorto il problema dell’apprendimento della lettura. Va bene in matematica, ma gli insuccessi in lingua le impediscono di far bella figura, si appassiona alla danza e alla ginnastica. I risultati  dell’esame sono quelli abituali di ogni dislessico intelligente. Incontra naturalmente dei problemi nell’affermazione di sé che supera più o meno grazie ai successi extra-scolastici.

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venerdì 29 novembre 2013

Apprendimento e disabilità psichica: attività sportive e comunicazione corporea

Dobbiamo tener presente che alcuni individui con disabilità psichica non riescono a esprimersi verbalmente quindi sono, in un certo senso, stimolati verso altre forme di comunicazione. Nello specifico, la struttura dei corsi deve prevedere l’utilizzo della palestra e della piscina. Sono infatti questi i luoghi in cui i ragazzi vengono stimolati al miglioramento della coordinazione motoria, all’igiene, alla conoscenza del proprio corpo, all’equilibrio della persona, all’economia dei movimenti.
Anche le attività sportive sono finalizzate a un’autonomia del proprio corpo e alla ricerca di un’abilità tale da permettere che i movimenti diventino più armoniosi, più sicuri e più coscienti.
Vogliamo ribadire che la socializzazione è un fattore importante. Il ragazzo disabile, nella maggioranza dei casi, apprende per imitazione, e imita chi più è capace di coinvolgerlo, chi riesce a entrare in sintonia con lui.

venerdì 8 novembre 2013

Creazione degli astri e delle piante (Michelangelo Buonarroti)

Alla scena minore della Separazione della luce dalle tenebre, Michelangelo Buonarroti fa seguire la scena maggiore (280x570) della Creazione degli astri e delle piante, la seconda della tre scene del gruppo della Creazione del mondo che fa parte delle nove Scene della Genesi che decorano la volta della Cappella Sistina. 



Anche questo episodio è narrato in uno dei due racconti sulla creazione che sono riportati nel primo libro del Pentateuco, il racconto di matrice sacerdotale che inizia col famoso incipit “In principio…”.
Per affrescare la volta, Michelangelo procedette partendo dalle campate vicino alla porta d‘ingresso. A metà del lavoro, il ponteggio venne smontato e rimontato nella seconda metà della Cappella, quella che comprende la campata sopra l’altare. La Creazione degli astri e delle piante fa parte di questo secondo blocco, in cui le figure divengono più solenni e monumentali, con una gestualità perentoria. La scena ha richiesto sette giornate di lavoro, e fu iniziata a partire dall’angolo in alto a destra. 
Le figure furono disegnate prima su cartoni, riportati poi sul muro con la tecnica dell’incisione diretta. Gli astri (sole e luna) furono disegnati direttamente sull’intonaco col compasso.


La posizione della seconda scena della Genesi sulla volta della Cappella

Nella sequenza delle scene della Creazione del mondo, Michelangelo non segue esattamente l’ordine delle giornate descritte nella Genesi. Alla scena della Separazione della luce dalle tenebre, operata nel primo giorno della Creazione, avrebbe dovuto seguire la storia del secondo giorno, in cui avviene la separazione della terra dalle acque. Michelangelo, invece, rompe la successione storica e alla scena del primo giorno fa seguire quella del terzo e del quarto, in cui avvengono, appunto, la creazione degli astri e delle piante.
Persino il papa Giulio II rinunciò a dettare il programma iconografico del ciclo degli affreschi, non volle mettere briglie e paletti al genio fiorentino. Michelangelo fa quello che vuole e si inventa come raffigurare il libro della Genesi, dividendo la volta come gli pare. Inizia esattamente dove la Genesi finisce, cioè dall'Ebbrezza di Noè.
Per sintetizzare queste due storie, Michelangelo raffigura Dio due volte. A destra, mente con fare perentorio spalanca entrambe le braccia e con la sola indicazione delle dita crea e separa in cielo il sole e la luna. A sinistra, mentre stende la mano destra sulla terra per dar vita alle piante. Entrambi i momenti sono rappresentati su uno sfondo di cielo luminoso, mentre un vento forte gonfia le vesti e scompiglia i capelli del Signore, a simboleggiare la forza creatrice che si sprigiona. Le due immagini divine sono estremamente complementari e alternate in controcampo, una frontale e una in scorcio di spalle. La scena di destra predomina, con Dio che fluttua avvolto dal mantello rosso alzato dal vento e in cui è dipinta una schiera di angeli. La figura divina sembra muoversi verso lo spettatore, al contrario della parte sinistra, dove la figura sembra allontanarsi. In questa ottava campata appare qualcosa di inusuale: il Signore appare con le natiche in vista. E papa Giulio II, nella sua intelligenza, non fa una piega. Tutto la parola stilistica di Michelangelo è il nudo, soprattutto quello maschile. Quando anni dopo verrà scoperto al pubblico il Giudizio Universale, i benpensanti dell'epoca si scandalizzeranno di tanta nudità: una tale esibizione e concentrazione di figure nude non si era mai vista prima. Ma nessuno osò far nulla fino a che Daniele da Volterra, una volta morto Michelangelo, fu incaricato dì dipingere delle braghe sulle figure nude. 
La gamma cromatica è centrata, come in tutte le scene della Creazione del mondo, sulle tonalità fredde, dominate dal violetto delle vesti, che allude ai colori dei paramenti sacerdotali durante la Quaresima e l’Avvento. Unica eccezione il giallo intenso del sole, rappresentato come un disco dorato. La luna è una sfera color perla.
Nella scena di destra, il volto severo e poderoso esprime appieno la visione divina tipica di Michelangelo.
Creazioni degli astri e delle piante, Michelangelo Buonarroti, 1511 circa, fresco su muro, cm. 280x570, volta della Cappella Sistina, Roma.

martedì 5 novembre 2013

Soluzione esercizio 15


Denominatore comune: –1(x–7)(x–1), per la scomposizione: a(x–x1)(x–x2)
Radici: x1 = –7/4; x2 = –3 (da verificare con i criteri di ammissibilità)
Criteri di ammissibilità: x ≠ 0; –7 ≠ 0; x  ≠ 7; x ≠ 1; –1 ≠ 0


giovedì 24 ottobre 2013

Soluzione esercizio 14


Denominatore comune: x2–4x+3, per la scomposizione: a(x–x1)(x–x2) e (x–3)(x–1), ovvero (x–x1)(x–x2)
Radici: x1 = –2+√6; x2 = –2-√6 (da verificare con i criteri di ammissibilità)
Criteri di ammissibilità: x ≠ 0; –2 ≠ 0; –1 ≠ 0; x2 ≠ ±4; 2 ≠ 0; x ≠ ±2

venerdì 18 ottobre 2013

Dislessia: il blocco dell’attività conoscitiva in generale

Il blocco nell’apprendimento della lettura può estendersi a tutti gli sforzi di acquisizione. Questa estensione patologica passa necessariamente per il piano affettivo ove si situa il sentimento d’insuccesso: scontentezza, insoddisfazione, irritazione dell’insegnante, i primi giudizi svalorizzanti, le prime sanzioni scolastiche, l’abbandono di un posto vicino al compagno, l’inquietudine dei genitori e le manifestazioni della loro personale delusione, i confronti sfavorevoli con i fratelli, gli amici, i vicini.
Si insedia nel bambino il sentimento di insuccesso e di inferiorità che genera colpevolezza sul piano della perturbazione della personalità e il blocco dell’attività conoscitiva sul piano scolastico. Queste due gravi reazioni provocano condotte secondarie: scoraggiamento, ansia, rivolta aggressiva, ricerca di punizioni e, a scuola, agitazione, indisciplina (ove si trovano insieme la rivolta e la ricerca di punizione), condizionamento scolastico negativo e alcuni comportamenti di fuga (disinteresse, apatia reattiva). Il rifiuto della lettura si generalizza a tutto il lavoro scolastico e il condizionamento negativo non può che rinforzarsi.
L’io prigioniero di questa situazione di tensione, non solo non progredisce, ma rischia di regredire.

Osservazione 7
J.P. ha 12 anni, secondo di quattro figli. Durante i primi mesi di vita ha accusato turbe digestive. Ha parlato tardi e male. A sei anni ha incontrato difficoltà in lettura, il maestro spesso lo riprendeva, ma non se ne lagnava. Era mansueto, facile, molto socievole. Poi si è progressivamente scoraggiato perché, ripetendo le classi, si ritrovava con compagni più giovani di lui ed era sempre l’ultimo della classe. Ora è pronto per andare in collegio, per non stare più con i compagni troppo più piccoli di lui. Motricità: normale, ma manca di orientamento spaziale e confonde tutte le direzioni. Intelligenza: normale, ma è svantaggiato dalle sue difficoltà di espressione e di cattiva strutturazione spaziale. Dislessia e disortografia: notevoli. Affettività: senso di impotenza e di insicurezza. Aggressività interiorizzata, respinta, che comporta colpevolezza e ansia.

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giovedì 26 settembre 2013

La poesia di Ugo Foscolo: analisi de “I sepolcri”

Ritratto di Ugo Foscolo
di François-Xavier-Pascal Fabre
I sepolcri ( o Dei sepolcri) costituiscono il momento centrale della poesia foscoliana, e hanno richiesto un’elaborazione ideologica di circa dieci anni. Sono costruiti con una tessitura in cui le idee cardinali stanno in un sottile ma saldissimo rapporto dialettico. Questa tessitura à costituita da alcune “transizioni”, ovvero tenuissime modificazioni di lingua, e da particelle che assumono significati diversi in rapporto alla loro collocazione temporale e spaziale. I rapporti tematici e stilistici fra le sentenze e le considerazioni sono molto elaborati, senza tuttavia attentare all’organicità dell’insieme. Ogni affetto e passione si esprime secondo una linea articolata e fluente. Nella complessa architettura poetica dei Sepolcri è sempre presente la tecnica associativa, il continuo tessuto connettivo, che costituisce la prima virtù dell’opera. Le varie riflessioni morali sono accostate sia per analogia sia per contrasto, attraverso sapientissimi legami.
I sepolcri sono costituiti da 295 endecasillabi sciolti. Le tematiche del testo si possono suddividere in quattro parti.

Prima parte (versi 1-90)
Nella prima parte del carme, che abbraccia i versi 1-90, Foscolo afferma il tema dell’invincibilità del sonno della morte, della potenza distruttrice del tempo, la tendenza umana all’autoperpetuazione (cioè al superamento idealistico dei limiti costrittivi della materia). I sepolcri, inutili ai morti, giovano ai vivi perché destano affetti virtuosi lasciati in eredità dalle persone illustri. È un torto che la legge accomuni la sepoltura degli illustri e degli infami.
La prima sezione di questa prima parte (versi 1-22) è fondata su una duplice interrogazione che pone in contrasto la bellezza della vita e l’oblio della morte e si conclude con il riconoscimento della precarietà d’ogni cosa mortale. Transizione dominante la si ritrova nel verso 16, dove Foscolo passa all’amara sentenza che definisce la fragile condizione umana.
Nella seconda sezione (versi 23-50) la transazione dominante è all’inizio. Si passa al “negativo” della prima sezione al “positivo”. Qui Foscolo sottolinea che nonostante l’inutilità delle tombe per i defunti non bisogna tuttavia rinunciare a quel tenue legame affettivo che si crea con la sepoltura tra viventi ed estinti. Si passa dalla verità dell’intelletto alla verità del sentimento che attesta la funzione consolatrice del culto dei morti. Nella seconda transizione (verso 41) si esclude la “corrispondenza d’amorosi sensi” a coloro che non lasciano dietro a sé alcuna eredità d’affetti. Nella transizione al verso 51 si ha la distinzione fra sepolcri di uomini illustri e malvagi.
Tra la seconda e la terza sezione (versi 51-90) esiste uno stretto rapporto: alla degna sepoltura di Parini si oppone la lugubre e fosca rievocazione dei cimiteri abbandonati e delle tombe violate.

Seconda parte (versi 91-150)
Se nella prima parte Foscolo rivela li valore soggettivo delle tombe e ha distinto le tombe dei giusti da quelle dei malvagi, nella seconda parte (versi 91-150) questa protesta non si giustifica solo nei sentimenti ma si fonda sulla considerazione che il culto dei morti deriva dai tempi più antichi. Lo scorrere dei temi è segnato dai seguenti concetti: l’istituzione delle sepolture nasce dal patto sociale; la religione per gli estinti deriva dalle virtù domestiche; gli eroi hanno mausolei eretti dall’amor di patria; la sepoltura nelle chiese cattoliche; usi funebri dei popoli celebri; inutilità delle sepolture nelle nazioni corrotte e vili. In questo contesto la tomba è un istituto storico che si assicura un valore reale e duraturo.
Questa seconda parte è divisa in cinque sezioni collegate fra loro da quattro transizioni. La prima, al verso 104, introduce una della due opposizioni su cui si fonda tutta la seconda parte. Dal verso 91 al verso 103 si esalta l’istituzione delle tombe e se ne mostra il valore presso gli antichi. Questo si oppone al culto cattolico che rende i sepolcri spaventosi (versi 104-114). La tomba rivela il suo valore affettivo quando privatamente è adornata dal sentimento dei familiari e degli amici e assume valore positivo di istituto quando tramanda eredità di nobili esempi.
Dal verso 114 al verso 129 si oppone agli osceni e tenebrosi vaneggiamenti delle madri risvegliate nel sonno, la favilla che illumina la notte sotterranea dei morti. Al verso 114 si trova la transizione che accosta al culto dei morti presso i popoli antichi.
Nella sezione dai versi 130 a 136, al verso 130 si trova la transizione in cui si esprime l’antinomia fra cure e intelletto. La quarta transizione, nel verso 137 della sezione dei versi 137-150, Foscolo ripropone un nuovo contrasto: quello fra il popolo inglese che onora i cari estinti nel modo degli antichi e l’inutilità delle tombe presso i popoli schiavi e corrotti.

Terza parte (versi 151-212)
La transizione al verso 145 (inserita nella quinta sezione della seconda parte) deriva dal sonetto dedicato a Zacinto (a noi prescrisse il fato illacrimata sepoltura). Il contrasto è posto fra la società corrotta del regno italico, indegno che la sepoltura ne perpetui il ricordo, e il poeta che si ritiene meritevole di riposare in una tomba da cui gli amici traggano eredità di nobili affetti.
La prima sezione (versi 151-197) contiene la commossa rievocazione dei grandi italiani sepolti in Santa Croce. La seconda sezione (versi 198-212) segna il passaggio della celebrazione italica a quella greca, nella quale si esaltano le virtù degli eroi greci che si sacrificarono a Maratona. Nella transizione al verso 197 e i due successivi, viene posto l’accento sul tema che le reliquie degli eroi destano a nobili imprese. Vengono esortati gli italiani a venerare i sepolcri dei loro concittadini illustri: quei sepolcri ispireranno l’emulazione agli studi e all’amor di patria, come facevano per i greci le tombe di Maratona.

Quarta parte (versi 213-295)
La conclusione dell’opera ha due momenti: i versi da 213 a 225 dove si riconferma l’arcana potenza dei sepolcri anche laddove il tempo ne abbia distrutto ogni simulacro; i versi da 226 a 295 introducono il tema della poesia esternatrice di ogni valore morale anche contro il tempo. La memoria delle virtù e dei monumenti vive immortale negli scrittori. La transazione al verso 226 è preceduta dal ricordo greco delle leggende omeriche. La figura del poeta balza in primo piano sotto le vesti di sacerdote delle Muse che vincono il silenzio dei secoli con il loro canto.
Qui Foscolo introduce Omero come nella terza parte ha introdotto la celebrazione dei morti italiana e greca. Omero garantisce la perenne vitalità del mondo antico degli eroi.

Schema de I sepolcri
prima parte (versi 1-90) -  tomba come eredità d'affetti
 - sezione prima (versi 1-22)
     transizione verso 16
 - sezione seconda (versi 23-50)
     transizione verso 41
 - terza sezione (versi 51-90)
     transizione verso 51

seconda parte (versi 91-150) - tomba come istituzione
 - sezione prima (versi 91-103)
     transizione verso 104
- sezione seconda (versi 104-114)
     transizione verso 114
- sezione terza (versi 115-129)
     transizione verso 130
- sezione quarta (versi 130-136)
     transizione verso 137
- sezione quinta (versi 137-150)

terza parte (versi 151-212) - differenza tra società corrotte e non
 - sezione prima (versi 151-197)
     transizione verso 145 (nella seconda parte)
- sezione seconda (versi 198-212)
     transizione verso 197 e due successivi

quarta parte (versi 213-295) - conclusioni: Omero e funzione della poesia
 - sezione prima (versi 213-225)
     transizione verso 226
- sezione seconda (versi 226-295)


mercoledì 4 settembre 2013

L’esilio babilonese e la diaspora egiziana

Storia del popolo ebraico
(dalle origini alla costituzione dello stato di Israele)
Capitolo 21 

Il fulcro del popolo ebraico si sposta quindi a Babilonia, mentre gli strati più poveri rimasero in Giudea, dove continuarono a sviluppare il culto di YHWH che i redattori bliblici sacerdotali bollarono come illegittimo perché coltivato in assenza dell’élite religiosa. Israele diventerà così una provincia dell’impero babilonese e non avrà più autonomia politica. 
I Giudei deportati a Babilonia, probabilmente circa 10.000 furono insediati a Tel-Aviv, presso il fiume Chebar, non distante da Babilonia. La situazione dei deportati fu tutto sommato caratterizzata da una certa libertà e tranquillità, tanto che nel momento del successivo rimpatrio alcuni giudei decisero di rimanere  a Babilonia, dando vita al primo nucleo della Diaspora.
Il periodo dell’esilio (586-538 a.C. circa) ebbe un’importanza enorme nello sviluppo del giudaismo e nella redazione delle Sacre Scritture. Nella diaspora babilonese viene solitamente collocata l’istituzione della sinagoga (termine greco che significa “luogo di assemblea”) in sostituzione del Tempio. Non potendo compiere sacrifici al di fuori del Tempio, per mantenere la loro identità religiosa, gli Ebrei accentuarono l’importanza del Sabato, della circoncisione, delle leggi alimentari e dei riti di purificazione. Fu qui che si affermò l’idea che il loro non fosse uno dei tanti dei, ma l’unico Dio, che avrebbe permesso la distruzione di Gerusalemme a causa dei loro peccati. Il tema del peccato individuale e nazionale e la redenzione emerge come tema religioso dominante, alimentando la speranza di un ritorno a Gerusalemme. Gli Ebrei cominciarono ad attendere un messia, un salvatore, nella speranza di poter raggiungere una vita migliore in questo mondo, anziché nell’aldilà. Questo tratto sarà caratteristica esclusiva del giudaismo.
Gli esiliati in Babilonia, anche in ricordo della dispersione delle prime dieci tribù del Regno del nord, si considerano quindi tutto quanto rimane dei “figli di Israele”. Privi del culto del Tempio sacerdoti e intellettuali deportati (a cui si deve la versione tramandata del testo biblico) elaborano una versione della loro religione molto innovativa, meno legata al rituale del culto e più legata ai valori interiori e spirituali. Questa concezione si rinforzerà a tal punto da riuscire ad imporsi come “vera” interpretazione del culto di YHWH non solo agli abitanti rimasti in Giudea, ma anche ai fedeli di YHWH di Samaria, che arriveranno ad adottare come canonica la redazione del Pentateuco elaborata durante l’esilio, sostituendo solamente il Monte del Tempio come unico luogo legittimo del culto con il loro Monte Garizim.
Durante l’esilio si portò a compimento la composizione finale delle Scritture ebraiche che assunsero la fisionomia attuale. Vennero composti la storia di Israele, da Giosuè fino ai Re e i primi scritti profetici.
Se prima dell’esilio le vicende del popolo ebraico non differiscono sostanzialmente da quelle degli altri popoli vicini (terra, potere, faide), dopo l’esilio qualcosa cambiò. Gli Ebrei, costretti a integrarsi in un mondo non ebreo, cercarono dei modi di distinguersi dagli altri. Molti studiosi hanno affermato che proprio questo ‘separatismo” religioso, rituale e sociale conteneva le radici di quello che ora viene chiamato antisemitismo. La carriera di alcuni Ebrei presso i re persiani e il raggiungimento di posizioni di prestigio suscitò gelosie e odio: l’antisemitismo cominciò a manifestarsi durante la diaspora. Il significato di questo termine ne svela l’incongruenza: l’ostilità non si manifesta nei confronti dei semiti, che avrebbe compreso gli arabi e alcuni altri gruppi etnici vicini, ma soltanto nei confronti degli Ebrei. L’ostilità era già molto sentita ai tempi dei greci e dei romani, ma si accentuò fortemente nell’era cristiana, rafforzato dall’idea che gli Ebrei sarebbero stati gli “assassini di Cristo”. Gli studiosi hanno discusso molto se quel sentimento  avesse un carattere essenzialmente religioso, distinto dall’aspetto sociale e politico, ma nessuna delle spiegazioni proposte riesce a rispondere alla domanda. Sebbene l’idea che sta alla base dell’antisemitismo  è molto antica, il termine ha poco più di un secolo di vita: fu coniato dal pensatore tedesco Wilhelm Marr, che odiava gli Ebrei e voleva purificare la cultura tedesca dagli influssi ebraici. A tale scopo fondò nel 1889 la Lega degli Antisemiti.
Nel frattempo, la Giudea fu affidata dai babilonesi a un governatore locale. La popolazione rimasta era costituita prevalentemente da agricoltori. Nel 587 Ismaele, di discendenza davidica, uccise il governatore locale con l’intento di ripristinare la monarchia. 
Il tentativo non ebbe successo e Ismaele fuggì in Egitto con altri giudei e il profeta Geremia, dando vita al terzo nucleo ebraico dato dalla cosiddetta diaspora egizia. Si insediarono a Alessandria, Tahpanes (Dafne), Migdol, Menfi e Elefantino. Questi insediamenti non sono testimoniati dalla Bibbia ma da fonti egizie. Di questa comunità isolata, che continuò il culto di YHWH e altre divinità, si ebbero ultime testimonianze nel 399 e non è chiaro che fine abbia fatto. Si era sviluppata comunque un’importantissima cultura giudaico-alessandrina: basti pensare alla traduzione della Bibbia in greco (Septuaginita) detta dei Settanta o all’opera di Filone.


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venerdì 16 agosto 2013

Mill e l’educazione dello spirito

John Stuart Mill
John Stuart Mill (1806-1873), filosofo ed economista britannico, è il personaggio più rilevante della cultura positivista inglese di orientamento non evoluzionista. Il suo pensiero è rivolto contro la critica romantica secondo la quale l’utilitarismo rende l’esistenza piatta, banale, egoista e antieroica. Secondo Mill i piaceri dell’utilitarismo sono compatibili con una raffinata educazione dello spirito (nella gerarchia dei piaceri Mill pone al primo posto l’arte e la musica). 
Mill tenta di inserire nel quadro delle scienze positive la psicologia associazionistica e empiristica, poiché ritiene che questa riesca a stabilire leggi di successione degli stati mentali di natura casuale. Altra scienza che Mill promuove è l’etologia o scienza del carattere e delle disposizioni psicologiche dovute alle circostanze. Secondo il pensatore inglese ogni comportamento ha una causa ed è quindi soggetto a leggi deterministiche, ma non a costrizioni. L’assenza di costrizioni costituisce la libertà. Mill riprende il tema di Comte sullo sviluppo della storia e della società, la cosiddetta “Legge dei tre stadi”. Secondo Comte i tre stadi di sviluppo filogenetico corrispondono a tre modi di spiegazione dei fenomeni:
1) stadio teologico: gli eventi naturali accadono per causa di forze divine (la divinità è intesa in senso antropologico);
2) stadio metafisico: ricerca di cause ultime per spiegare fenomeni che sono viste come insite nella natura;
3) stadio positivo: la mente umana raggiunge la sua maturità concettuale; l’osservazione empirica dei fenomeni dà luogo all’elaborazione di leggi generali.
Secondo Mill è la variazione dello stato di cultura a determinare il progresso sociale. Il progresso è casuale, gli stadi dei principi di fede sono fattori determinanti del passato. Per quanto riguarda il piano morale, Mill afferma che gli uomini tendono naturalmente alla felicità, la cui realizzazione è inclinazione naturale dell’essere umano. Dio è concepito come un volere universale che cerca di piegare la natura al meglio.

lunedì 22 luglio 2013

Apprendimento e disabilità psichica: i laboratori artigianali

I laboratori hanno lo scopo di verificare le capacità manuali, senso-motorie e di coordinazione dei movimenti. A tale scopo si possono organizzare, per esempio, laboratori di cartotecnica, ceramica e tessitura.
Il programma di cartotecnica, mediante l’utilizzo di carta e pelle, sviluppa la conoscenza dei materiali e degli attrezzi. La fase iniziale deve prevedere l’elaborazione di un progetto (preparazione, scelta dei materiali), la definizione delle quantità (taglio, piegature ecc.) e la scelta delle tecniche. Seguirà la fase di costruzione di oggetti che coinvolgano il ragazzo per il loro significato e l’eventuale decorazione. Durante le diverse fasi non dovrà mancare la verifica dell’apprendimento, da attuarsi anche mediante l’esecuzione di un progetto di gruppo. Questo tipo di attività illustra l’uso dei materiali e degli strumenti che implicano movimenti molto organizzati: tagliare, pressare, incollare, perforare.
Il programma di ceramica utilizza materiali quali terracotta, creta, ceramica. La fase iniziale prevede l’elaborazione del progetto, la definizione delle quantità (dosaggi) e dell’impostazione manuale. La lavorazione avrà come fine la realizzazione di un obiettivo oggettuale e, di conseguenza, la scelta delle tecniche. Durante le fasi della costruzione (calco, scavo, incisione, essiccazione, decorazione) andrà verificato l’apprendimento mediante l’esecuzione di un progetto di gruppo.
Il programma di tessitura presuppone l’apprendimento dell’origine e uso dei filati e dei doversi telai. L’elaborazione del progetto deve scaturire da un’osservazione motivante. La preparazione si occuperà della scelta dei tipo di filato, della definizione delle quantità, della dipanatura. I filati utilizzati possono essere cotone, lino, corda.  La lavorazione sarà mirata alla realizzazione di un obiettivo oggettuale e alla scelta di un telaio. Durante le fasi della lavorazione andrà effettuata la verifica dell’apprendimento mediante la realizzazione di un lavoro di gruppo.
Queste attività artigianali, più che a servire al raggiungimento di una professionalità, sono indispensabili come strumento per evidenziare e recuperare le nozioni basilari utili all’autosufficienza dell’alunno rispetto all’organizzazione e alla competenza nel lavoro, nell’attività o nel settore in cui fa parte.
Le attività complementari artigianali e il tirocinio sono facilmente realizzabili perché oltre a sviluppare le relazioni sociali e a servire professionalmente, stimolano l’individuo a utilizzare gli strumenti implicati. Oltre a questo tipo di attività pratiche  vi sono le attività sportive e di comunicazione corporea.

martedì 2 luglio 2013

La sconfitta del Regno di Giuda e la deportazione a Babilonia

Storia del popolo ebraico
(dalle origini alla costituzione dello stato di Israele)
Capitolo 20 

L’assalto del potere assiro si fa relativamente sentire anche nel Regno di Giuda, dove questo popolo avanza anche verso Gerusalemme, risparmiata solo per l’intervento di un miracolo divino. Alcuni re di Giuda tentano di conciliarsi il favore dei dominatori assiri introducendo il culto dei loro dei (il re Acaz colloca un altare assiro nel Tempio di Gerusalemme e Manasse introduce il culto del loro idolo). Giosia, nipote di Manasse, salito al trono nel 621 a soli otto anni, dà inizio a un movimento riformatore nel corso del quale ogni oggetto di culto straniero viene eliminato da Gerusalemme. Con il declino della potenza assira, Giosia crede di poter riunificare Giuda con il Regno del Nord e di proseguire le riforme religiose, ma il progetto non avrà mai seguito. Dopo la morte di Giosia, una nuova potenza sale sulla scena mediorientale: i Caldei, o neo-babilonesi (per distinguerli dalla popolazione dell’antica Babilonia). I Caldei conquistano Ninive, sconfiggono gli Assiri nel 612 a.C. e gli Egizi nel 605 a.C. Il loro primo grande re fu Nabopolassar e fu il loro impero, raccolto intorno alla città ricostruita di Babilonia, a causare la sconfitta di Gerusalemme.
In seguito alla battaglia di Karkemish, nel 605 a.C. i Babilonesi ebbero la meglio sugli Egiziani e la regione sirio-palestinese cadde sotto il dominio babilonese. Nel 601 il re di Giuda Ioakim (609-598) si ribellò al dominio babilonese confidando nell’aiuto egiziano. Il re babilonese Nabucodonosor attaccò il Regno di Giuda e conquistò Gerusalemme il 16 marzo 597. Il re Ioakim e parte della classe dirigente fu deportata. 
La condizione degli Ebrei sotto il dominio babilonese ha ispirato il compositore italiano Giuseppe Verdi che, sul libretto di Temistocle Solera, compose l’opera Nabucodonosor, il cui debutto avvenne il 9 marzo 1842 al teatro La Scala di Milano. Conosciuta più con il nome di Nabucco, l’opera comprende il famoso coro “Va’, pensiero, sull’ali dorate”, coro intonato appunto dagli Ebrei che sulle rive dell’Eufrate ricordando la patria perduta. Gli spettatori italiani dell’epoca parvero riconoscere la loro condizione politica sotto il dominio austriaco in quella degli Ebrei soggetti ai Babilonesi.
Il Regno di Giuda fu affidato alla guida del re Sedecia (597-587) che, nonostante il parere contrario dei profeti Geremia e Baruc che consigliavano la sottomissione, si ribellò contro Babilonia nel 589. Nabucodonosor tornò in Giudea e conquistò Gerusalemme nel luglio-agosto del 587. Il Tempio fu distrutto e gran parte della classe dirigente e della popolazione fu deportata a Babilonia. L’esilio durerà fino al 538 a.C. Per la prima volta nel mondo antico si assistette alla presenza di un gruppo etnico-religioso in grado di mantenere la propria identità culturale pur essendo privo di territorio e di luogo di culto e impegnato in un interscambio, in parte coatto e in parte volontario, con la società circostante.
Nella Bibbia cristiana, ai Libri dei Re seguono i due Libri delle Cronache, falsando la successione originaria delle Scritture ebraiche che li collocano in fondo alla sezione degli “Scritti”, come ultimi libri della Tanakh. Le Cronache rappresentano una versione “revisionata” o una rilettura dei fatti storici dei racconti biblici, dalla Genesi al decreto del re persiano Ciro che consente agli Ebrei esiliati a Babilonia di tornare a Gerusalemme. Contengono, fra l’altro, lunghe tavole genealogiche, da Adamo al tempo di Davide, con l’indicazione dei discendenti delle tribù di Israele. L’autore offre la sua versione di esponente della casta sacerdotale: si sofferma il meno possibile sulle vicende del Regno del Nord, che per lui non rappresenta il vero “popolo di Israele”, dando molto più rilievo ai discendenti di Guida. Offre invece dettagli sulla costruzione del Tempio e sui riti in esso praticati, pone attenzione sul ruolo dei leviti, dei sacerdoti e del cantori. Le figure di Davide e Salomone vengono raccontate più come avrebbero dovuto essere che per come furono ed è continuo il richiamo a una rigorosa vita religiosa. Nel primo libro si racconta la storia fino al regno di Salomone. La storia della monarchia dopo la morte di Salomone è raccontata nel secondo libro.
Seguono le Lamentazioni, un libro breve che la Bibbia cristiana colloca dopo Geremia e nell’originale ebraico segue le Cronache, quindi rientra negli Scritti (terza parte del canone ebraico). Le poesie contenute riflettono l’amarezza per la città perduta ed esprimono la speranza che Dio voglia risollevare le sorti di Israele.


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lunedì 10 giugno 2013

Separazione della luce dalle tenebre (Michelangelo Buonarroti)

Sulla parte centrale della volta della Cappella Sistina, Michelangelo pone le Scene della Genesi, nove affreschi alternati tra minori e maggiori, che, a partire dal lato della parete del ben noto Giudizio Universale, rappresentano in ordine cronologico alcuni episodi tratti dal primo libro del Pentateuco.
Per pareggiare le scene maggiori, sia nella parte alta sia in quella bassa delle scene minori, Michelangelo sistema i Medaglioni sorretti dalle coppie di Ignudi, che abbiamo descritto in precedenza.      
Partendo dalla parete del Giudizio universale, la Separazione della luce dalle tenebre è il primo affresco, ed è una scena minore (180x260), facente parte del gruppo di tre legate alla Creazione del mondo.



Michelangelo fu riluttante quando Giulio II lo scelse per affrescare la Cappella Sistina (edificio sacro ristrutturato da Baccio Ponelli nel 1477, durante il papato di Sisto IV, che riproduceva le proporzioni del Tempio di Salomone a Gerusalemme). Michelangelo ha 33 anni ed è scultore, e l'impresa della decorazione della Cappella Sistina significa abbracciare un'avventura con l'inesperienza in materia di affresco. Oltre a ciò, Michelangelo non amava il papa che gli aveva interrotto la realizzazione del monumento funebre, per il quale Michelangelo aveva già scelto il marmo nelle cave di Carrara. La volta è, per Michelangelo, una sfida artistica, fisica e psichica.
Deve dipingere centinaia e centinaia di figure: lo spazio è più mille metri quadrati. Deve dipingere chinato e rattrappito sul ponteggio, nelle peggiori condizioni atmosferiche e di luce. Utilizza disegni preparatori, una sorta di traccia primaria, dove già prende forma la figura e il colore. Utilizza matita nera o rossa, carboncino, penna. Questi disegni preparatori gli trasmettono ciò che ha in mente.
Quando Giulio II decide un intervento pure sulla volta (ormai inadeguata al luogo dove ancora oggi si tiene il conclave), Michelangelo è costretto a iniziare subito i lavori. Inizialmente pensa all'aiuto dei fiorentini Granacci e Bugiardini, ma poi ebbe la consapevolezza di dover affrontare il lavoro da solo, avvalendosi di alcuni garzoni per la manovalanza. Non poteva trasmettere la grandiosità del progetto ad altri pittori: anche pagando con danni fisici, quel momento artistico rappresenta uno strappo col passato, una rivoluzione nella storia dell'arte. Tutte le raffinatezze del '400 vennero spazzate via arrivando a una concezione spaziale e pittorica quasi tridimensionale, del tutto innovativa. La storia dell'arte cambia radicalmente pagina, dando inizio al manierismo, Michelangelo propone agli artisti un nuovo repertorio di idee. Anche Raffaello, di 8 anni più giovane e incaricato di affrescare le stanze private di Giulio II, risentirà di quell'evidenza muscolare, della plasticità compositiva, della teologia del corpo che racchiude tutta la spiritualità di Michelangelo. Al contrario di Raffaello, al maestro fiorentino non interessa il paesaggio, il centro del suo disegno è il corpo. Le nubi, le montagne, le profondità prospettiche vengono tutte in second'ordine.
L’episodio biblico rappresentato fa riferimento a uno dei due racconti della creazione che si trovano nella Genesi, quello attribuito alla fonte sacerdotale, dove la creazione avviene per separazioni successive, effettuate ognuna in un giorno diverso. La separazione della luce dalle tenebre costituisce il lavoro del primo giorno, ed è quindi il primo atto di Dio che interviene sul primordiale stato informe dell’universo.
In questa scena, come nelle altre due del gruppo della creazione, la figura divina domina in una dimensione fluttuante, in volo sopra spazi sconfinati, avvolto da un mantello rosso. Il Creatore occupa quasi tutto lo spazio disponibile ed è visto dal basso, con le braccia alzate nell’atto di dare forma al caos, Dio ordinatore che crea la luce per sconfiggere l’oscurità. Tutto il corpo segna la linea di demarcazione fra la parte della bianca luce e il buio.


La posizione della prima scena della Genesi sulla volta della Cappella

La gamma cromatica è ridottissima, a mettere in risalto i passaggi dal chiaro allo scuro, realizzati con estrema cura. La dominanza dei colori freddi violacei fa riferimento al color viola delle celebrazioni dell’Avvento e della Quaresima. Recenti studi hanno dimostrato che l’affresco fu eseguito in una sola giornata.
Separazione della luce dalla tenebre, Michelangelo Buonarroti, 1512 circa, fresco su muro, cm. 180x260, volta della Cappella Sistina, Roma.

sabato 1 giugno 2013

Soluzione esercizio 13


Denominatore comune: –1(2x)(x+2)(x–2), per le scomposizioni: x2+2x = x(x+2);      4–x2 = –1(x+2)(x–2)
Radici: x1 = 3; x2 = 2 (da verificare con i criteri di ammissibilità)
Criteri di ammissibilità: x ≠ 0; –2 ≠ 0; –1 ≠ 0; x2 ≠ ±4; 2 ≠ 0; x ≠ ±2

lunedì 27 maggio 2013

Working Capital 2013, quando l'innovazione diventa impresa

Working Capital, il programma di Telecom Italia che dal 2009 finanzia e supporta la nascita e lo sviluppo di startup, quest’anno si presenta con un grosso bagaglio di novità.
Working Capital 2013, infatti, ha aperto tre nuovi acceleratori in quelle che sono destinate a diventare le città simbolo della digital innovation italiana: Milano, Roma e Catania. Tre spazi dove verranno avviati altrettanti percorsi per favorire l’incontro fra startupper, investitori e realtà territoriali. Così, tutti coloro che hanno idee innovative, talento e ambizione, potranno essere seguiti da alcuni mentor nello sviluppo delle proprie idee.
Gli spazi di accelerazione sono aperti dal 19 aprile; i programmi, della durata di tre mesi, si svolgeranno a luglio, settembre e ottobre 2013 e prevedono la presenza di mentor specifici in ogni area: si concentreranno soprattutto su quella fase che nella Silicon Valley ritengono pesi per il 99%: la fase dell’execution. Grande risalto verrà dato proprio agli aspetti di sviluppo dal punto di vista del prodotto e da quello di gestione dl business.
Working Capital 2013 metterà a disposizione 30 grant d’impresa nei settori Internet, digital life, mobile evolution e green. I 30 grant, del valore di 25 mila euro ciascuno saranno assegnati secondo questo criterio:
- 15 grant andranno alle startup selezionate per il programma di accelerazione;
- gli altri 15 alle startup che hanno partecipato alla Call grant d’impresa ma non hanno partecipato al programma di accelerazione, perché non sono state ritenute idonee o perché non lo hanno scelto.
La Call, aperta il 19 aprile, chiuderà il 30 settembre 2013. Invece c’è tempo solo fino al 30 maggio per registrarsi e caricare il proprio progetto in piattaforma.
Altra grande novità di quest’anno è il Repository WCA, una piattaforma sviluppata in collaborazione con la Kauffman society. In questo spazio verranno depositati tutti i progetti presentati nelle edizioni precedenti: in questo modo gli startupper hanno l’occasione di confrontare le loro idee. Tutti i progetti sono inoltre a disposizione per essere visionati anche dagli investitori nazionali e internazionali.
Ma cosa succede giorno per giorno all’interno dei tre spazi di accelerazione? Per tenersi aggiornati basta seguire la pagina Facebook dedicata all’iniziativa.
Se vuoi trasformare la tua idea in impresa e valorizzare la tua capacità di trasformare i sogni in aziende di successo, visita il sito di Working Capital 2013 e condividi il post con i tuoi contatti nel web. Facci sapere se hai un’idea innovativa che pensi si possa realizzare: chissà non sia proprio il tuo progetto a trovare casa in uno degli spazi di Working Capital 2013


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giovedì 16 maggio 2013

Dislessia: estensione del blocco alla scrittura

La seconda possibile reazione di fronte alle difficoltà dell’apprendimento della lettura è l’estensione del blocco: per somiglianza, il blocco alla lettura si estende alla scrittura e quindi al linguaggio. Il bambino dislessico, non potendo fissare la parola con la lettura, la fissa con il suono. Per i non dislessici, la parola letta offre il vantaggio di essere fissata e poi memorizzata più facilmente. La sua immagine mentale è meno vaga di quella della parola ascoltata ed è quindi più chiara e correttamente fissata.
L’apprendimento della parola richiede un’analisi che la consolida e la sorregge nell’acquisizione grafica. Questa analisi è molto difficile per il dislessico, che quindi può divenire disortografico per semplice estensione del disturbo. Tutto il suo vocabolario rimane costruito dalla memoria di suoni che restano troppo vaghi per essere utilizzati.

Osservazione 6
G. ha 13 anni e mezzo. Frequenta l’ultima classe elementare. Già dislessico (ha ripetuto il corso preparatorio), non gli piace leggere e soffre per il ritardo scolastico e le sue difficoltà. Aveva un buon carattere, era docile, servizievole, disciplinato e socievole. Da qualche tempo ha cominciato a chiudersi, non ha il coraggio di parlare, si svalorizza.  La sua scrittura è sempre più deplorevole. Esita, cancella, non lo si capisce. Motricità: buona, ma ha ancora qualche difficoltà di orientamento. Intelligenza: normale, in forma più concreta e pratica che astratta. Lettura: mediocre: confonde e inverte ancora le lettere, salta sillabe e parole. Disortografia importante, accoppiata adesso a una disgrafia non meno significativa. Affettività: mancanza di fiducia in se stesso, colpevolezza, completo disorientamento attuale.

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mercoledì 8 maggio 2013

Comte e la nascita della sociologia

Auguste Comte
A coniare il termine “sociologia” è stato il filosofo francese Auguste Comte (1798-1875), che la definisce “strumento di azione sociale”. La filosofia di Comte  sarà destinata a essere un luogo comune della mentalità positivistica. Già Saint-Simon aveva usato l’espressione “filosofia positiva” per indicare una filosofia capace di adeguarsi al nuovo periodo “organico” che avrebbe dovuto succedere a quello critico rappresentato dalla rivoluzione francese. Ma l’iniziatore del movimento è senza dubbio Comte: in lui sono presenti parecchi temi che caratterizzeranno la cultura positivistica. Il sistema di filosofia di Comte intende produrre un modello di analisi adeguato alla società della borghesia industriale e al suo sapere scientifico e tecnico. Compito della filosofia è elaborare una teoria capace di indicare la legge dello sviluppo storico del sapere, di capire e guidare la civiltà nella quale viviamo e a tal fine, capire il significato delle scienze, cogliere le linee del loro sviluppo.
Per meglio comprendere il significato dell’opera comtiana è necessario tener presente alcuni elementi della vita sociale e delle dinamiche culturali. Comte si colloca in un periodo in cui il processo di industrializzazione si è già largamente diffuso in Francia, con la conseguente vittoria sul piano politico della classe borghese (opposta alla vecchia aristocrazia), che detiene i mezzi di produzione e quindi del consolidamento del dominio capitalistico. L’affacciarsi alla ribalta storica della nuova classe del proletariato, lungi dal dare ai rapporti economici un equilibrio stabile e definitivo (com’era negli interessi della borghesia), crea le condizioni che mettono in pericolo l’assestamento capitalistico già al suo nascere.
La nascita della nuova scienza della sociologia risponde a una duplice finalità: da un lato il bisogno della classe dominante di conoscere le condizioni sociali del suo insediamento per meglio dominare gli antagonismi di classe; d’altro lato la prospettiva pacifica dei critici della società che, lasciando immutato lo “status quo” dei poteri, migliorasse le condizioni del proletariato. A livello politico le due tendenze sono espresse da una parte nella Restaurazione, che vede il potere legittimato da princípi teologici, un tipo di organizzazione sociale gerarchica che vorrebbe riprodurre l’immagine della società medievale. Dall’altra parte, il giacobinismo ha cercato di dirigere la società con principi teorici di natura filosofica: giustizia, virtù, dignità. Problema di Comte, data la sua origine saint-simoniana, è quello di indicare come la società deve essere diretta. Funzione della sociologia è dare una dimensione scientifica alla direzione politica.

martedì 9 aprile 2013

La fine del Regno del nord

Storia del popolo ebraico
(dalle origini alla costituzione dello stato di Israele)
Capitolo 19 

Il Regno di Israele era stato indebolito dalla rottura delle alleanze con la vicina Fenicia e il Regno di Giuda ad opera del re Ieu (durante lo stesso periodo, nel 814 i Fenici fondano in Africa settentrionale, la città di Cartagine). Intanto gli Assiri, spinti da mire espansionistiche, sotto la guida di Salmanassar III (859-824), attaccarono il Regno di Israele e ne fecero uno stato vassallo costretto a pagare pesanti tributi (in questo periodo, attorno al 850 a.C. vengono composte l’Iliade e l’Odissea). Dopo la morte di Salmanassar, l’Assiria conobbe un periodo di declino e Israele riuscì a riconquistare parte del suo territorio e una certa autonomia: fra i successori di Ieu, Geroboamo II assicurò quarant’anni di pace e ricchezza. Dopo la sua morte, avvenuta nel 746 a.C. Israele cadde di nuovo in un periodo di instabilità. All’inizio degli anni 700 a.C. (per avere un’idea del periodo storico, la nascita di Roma risale per tradizione al 753 a.C.), l’impero assiro, nuovamente rinvigorito, tornò alla conquista del Vicino Oriente sotto il regno di Tiglat-pileser III (745-727 a.C.), il re chiamato nella Bibbia col nome di “Pul”. Gli Assiri estesero il loro impero fino al Nilo e, sulle rive del Tigri, a nord della Mesopotamia, fondarono la loro grande capitale, Ninive, con uno splendido tempio in onore della dea Ishtar. Israele fu nuovamente assoggettato. 
Quando l’ultimo re di Israele, Osea, alleato con gli egizi, tentò di ribellarsi al dominio assiro, il figlio di Tiglat-Pileser III, Salmanassar V, invase Israele e conquistò la capitale, riducendo Israele a una provincia assira. Nel 721 a.C., il suo successore, Sargon, deportò quasi 30.000 abitanti di Israele in un territorio della Mesopotamia settentrionale, che si fusero con le altre popolazioni locali (le famose “Dieci tribù di Isreaele perdute”) e non riusciranno mai più a tornare nella loro terra. 
Nel territorio dell’ex Israele, Sargon insediò nuovi coloni di diversa origine. La regione fu ribattezzata Samaria e gli abitanti Samaritani. Per istituire questa popolazione, Sargon inviò un sacerdote di Israele, in modo che questo nuovo popolo fosse costituito “nella legge del dio della terra”. I Samaritani, tuttavia, pur adottando alcune delle leggi e delle usanze ebraiche, continuarono a eseguire i loro rituali, compresi i sacrifici umani. L’inimicizia di Ebrei e Samaritani è testimoniata anche nell’Antico Testamento.
Il racconto biblico menziona ancora una serie di re assiri, ritenuti strumenti di Dio nell’opprimere Israele.


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martedì 26 marzo 2013

Apprendimento e disabilità psichica: l’ambiente di lavoro

L’importanza dell’inserimento dei ragazzi con disabilità psichica in un ambiente scolastico dà la possibilità di avere contatti con i loro coetanei e cancellare buona parte dell’emarginazione che quasi sempre li caratterizza. In tal mondo essi hanno l’opportunità di apprendere comportamenti “tipici” e “normali” per la nostra società, seguendo l’esempio di altri coetanei e studenti.
Si vuole sottolineare quale possa essere il danno per i ragazzi con disagi fisici o psichici nel caso fossero inseriti in ambienti in cui tutti condividono gli stessi problemi: mancherebbe la grande opportunità di apprendere norme di comportamento conformi alla nostra società.
L’isolamento non porterebbe sicuramente a un miglioramento della loro condizione, al contrario non farebbe che incrementare il disagio.
I corsi professionali per disabili organizzati all’interno delle strutture scolastiche, danno a possibilità ai ragazzi di usufruire delle strutture sportive e dei laboratori di formazione professionale. Fine ultimo dei corsi è quello di far conseguire ai ragazzi una maturazione finalizzata a una maggiore responsabilità e maggiori capacità comunicative.

lunedì 11 marzo 2013

Dislessia: reazione compensatoria su altri piani

Una prima reazione possibile di fronte al blocco dell’apprendimento della lettura può essere un progresso compensatorio su altri piani, tanto più considerevole quanto più il bambino è intelligente e affettivamente disteso.
L’intelligenza analitica, non essendo altro che una forma operativa dell’intelligenza, si manifesta in altre forme e il bambino compensa per mezzo di esse. Questa relazione richiede un gran desiderio di riuscire, un carattere con energia disponibile e che non si scoraggia davanti all’ostacolo.

Osservazione 5
J.P. ha 10 anni. È il maggiore di due fratelli. Da piccolo è stato viziato dal padre ed è rimasto capriccioso, con collere violente e un carattere difficile. A sei anni ha incontrato enormi difficoltà in lettura, ma non ha ripetuto l’anno perché è intelligente e volonteroso ed è sempre riuscito a recuperare nella altre materie. Ambidestro, scrive un po’ con una mano e un po’ con l’altra. Gli piace ascoltare la lezione e risponde sempre per primo. Ma chiede sempre alla mamma che gli legga le pagine da studiare sui libri. “Lo faccio per non perdere tempo”, dice. Ama esercitarsi e si prodiga molto fuori casa. Motricità: normale. Intelligenza: molto superiore alla media, ma con una strutturazione spaziale media. Il bambino riesce però a correggersi grazie all’attenzione, seppure a prezzo di grandi sforzi. Lettura: ancora sillabica. Confonde e inverte le lettere, ma legge lentamente, come dice, “per essere sicuro di capire”. La disortografia è notevole. Affettività: netto dislivello fra i processi intellettivi e le reazioni affettive. Si nota una regressione affettiva, ma anche la volontà di venirne fuori.

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martedì 26 febbraio 2013

La divisione del Regno

Storia del popolo ebraico
(dalle origini alla costituzione dello stato di Israele)
Capitolo 18 

Salomone fu ultimo dei re del regno unito. Alla sua morte (fra il 930 e il 925 a.C.), le tensioni sempre presenti tra le tribù del nord e del sud, portarono alla scissione del regno. Le dieci tribù del nord si separarono dalle tribù meridionali di Giuda e Beniamino e costituirono il Regno di Israele (poi Samaria), con capitale Tirza. A sud rimase il Regno di Giuda, con capitale Gerusalemme, dove continuò a regnare la dinastia davidica. Nei Libri dei Re si racconta la successione dinastica nei regni divisi. Il primo re del Regno di Israele fu Geroboamo I (922-901), il primo del Regno di Giuda Roboamo (922-915). Il racconto biblico presenta inoltre una generazione di profeti, primo dei quali fu Elia. Anche durante questo periodo, nel regno del nord continuò il culto delle divinità cananee di Baal, AstanteAshera e Baal-zebub, identificato poi nel Nuovo Testamento come Satana, sovrano dei demoni. Il culto di Baal verrà cancellato definitivamente in Israele molte generazioni dopo (uccisione di Gazebele e profezia di Elia).


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martedì 12 febbraio 2013

Apprendimento e disabilità psichica: introduzione

Attorno alla metà degli anni Settanta si sono concretizzati in Italia progetti per la creazione di strutture in cui si possa dare risposta ai bisogni di recupero educativo e professionale per garantire un migliore inserimento sociale nel mondo esterno di persone con disabilità psichiche.
Tale formazione professionale non tende a dare a individui soggetti a disabilità solo la possibilità di colmare le mancanze di origine psichica (che di conseguenza determinano difficoltà professionali e civiche) ma di riuscire a inserire tali soggetti nel mondo reale con una maggiore autonomia personale (per esempio sapersi nutrire, vestire, orientarsi nella città ecc.).
Questa formazione professionale mira a un riconoscimento della loro natura, cioè riuscire a ottenere una garanzia di inserimento nel mondo del lavoro, preferibilmente nel territorio.
La programmazione delle attività deve tenere conto in primo luogo di un recupero formativo (civico e morale) e professionalizzante. Un recupero che sappia affrontare i bisogni e le carenze della famiglia d’origine dell’alunno, tenendo presente le caratteristiche del territorio di appartenenza, utilizzandone le strutture che vi sono presenti.
È pur vero che, anche una volta inseriti, alcuni soggetti non avranno né la possibilità né l’opportunità di essere completamente efficienti e autosufficienti, nella società in genere e nel mondo del lavoro in particolare. Tuttavia i corsi professionali danno la possibilità a questi soggetti di poter diventare autosufficienti a livello personale e ad avere un minimo di conoscenze del mondo esterno.
Importanti considerazioni da sottolineare sono anche quelle sugli stimoli di socializzazione e di comunicazione che una struttura di questo tipo può offrire.

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martedì 29 gennaio 2013

Dislessia: l’insorgere del problema e l’intreccio delle relazioni

Con l’entrata nella scuola elementare il bambino di trova in un ambiente nuovo, diverso dalla scuola materna: vi trova la regola impersonale (quella della disciplina, del cambiamento delle materie, dell’aritmetica e dell’ortografia); un insieme di bambini uguali di fronte a una valutazione generalmente espressa in cifre (posti, voti, indici di soddisfacimento e di sanzione) e di fronte a un insegnante detentore del sapere e del potere.
In questo clima socio-affettivo (relazioni con l’insegnante e con i compagni), i risultati scolastici assumo presto una relazione bilaterale (ripercussione dei voti sul clima socio-affettivo e ripercussione di questo clima sui voti). Questo insieme si pone poi in relazione al clima familiare e tutto, come sempre, si trova in strutturazione reciproca con l’io. È in questo clima che si producono i primi successi e insuccessi.
Il dislessico potenziale va allora incontro alla prova rivelatrice della sua malattia. La lettura rappresenta la base del nostro insegnamento tradizionale: la sua acquisizione è necessaria al bambino per tutte la materie, anche l’aritmetica, dove dovrà bene, un giorno, leggere un enunciato. L’apprendimento lessicale si presenta per primo, alle soglie stesse della socializzazione, e riveste un’importanza sempre più grande.
Il bambino si trova quindi bloccato già al livello dell’apprendimento della lettura, facile intuire cosa succederà per quanto riguarda l’insieme vissuto delle sue relazioni. Si può assistere a molteplici conseguenze o reazioni possibili.

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martedì 15 gennaio 2013

Medaglioni della Cappella Sistina (Michelangelo Buonarroti)

Quando Michelangelo dipinse le scene della volta della Cappella Sistina, procedette in senso contrario a quello delle Scene della Genesi affrescate nei riquadri centrali, ovvero da est verso ovest. Fra i riquadri che ospitano le scene minori, il grande artista rinascimentale inserì alcune figure a gruppi di quattro (due per ogni lato orizzontale del riquadro), gli Ignudi. A decoro degli Ignudi, furono posti dieci medaglioni, con diametro di circa 135 centimetri. Per affrescare i medaglioni Michelangelo usò colori come l’ocra e la terra bruciata di Siena, per simulare l’effetto del bronzo.
Le ombre sono tratteggiate a tempera nera e le lumeggiature con l’oro zecchino. Ogni medaglione è sostenuto da alcuni nastri tenuti da una coppia di Ignudi. Gli Ignudi della volta non diedero scandalo: erano poco vistosi al confronto di quelli che Michelangelo avrebbe dipinto decenni dopo nel Giudizio universale. Uno dei dieci medaglioni non è istoriato.


Disposizione dei medaglioni sulla volta della Cappella Sistina


Particolare: riquadro della scena minore, gruppi di Ignudi e medaglioni
Nei medaglioni sono rappresentate scene dell’Antico Testamento, alcune di non chiara interpretazione, ma comunque sempre collegate ai valori simbolici di quelle affrescate nei relativi riquadri. Analizzando i personaggi raffigurati sui medaglioni, si pensa che Michelangelo si sia avvalso di alcuni collaboratori per alcune figure. Seguendo il percorso dalla parete di ingresso fino all’altare, la successione delle scene rappresentate nei medaglioni è questa.

Uccisione di Abner da parte di Joab
La figura di Joab si può attribuire a un collaboratore. La scena è rappresentata del Libro di Samuele.
Abner era il cugino di re Saul (il primo re del regno di Israele) e capo dell’esercito. Durante il periodo della monarchia di Saul, il territorio conquistato come terra promessa era stato diviso in due: a nord il regno di Israele e a sud il regno di Giuda, che faceva capo a Davide.
Abner, che dopo la morte di Saul acquistò grande prestigio politico e militare, decise di sottomettere anche il regno di Giuda, ma fu sconfitto dall’esercito di Davide, comandato da Joab, durante la battaglia di Gabaon.

Bidgar che getta il corpo del deposto re Ioram nella vigna di Nabat
Il personaggio di Ioram è attribuibile a un aiuto. La scena è quella raccontata nel secondo Libro dei re.
Con l’unificazione del regno da parte di Davide e alla guida del suo successore, il saggio Salomone, Israele visse il suo periodo di massimo splendore. Ma dopo la morte di Salomone, il regno fu nuovamente diviso in due: a nord il regno di Israele e a sud il regno di Giuda, dove regnò la discendenza davidica.
Molti sovrani si succedettero, Ioram fu il quinto sovrano di Giuda dopo la nuova divisione del regno e regnò all’incirca fra l’849 e l’842 a.C. Ioram “fece ciò che è male agli occhi del Signore”: quando il suo regno fu rafforzato uccise tutti i suoi fratelli e alcuni ufficiali dell’esercito di Israele. Il profeta Elia gli inviò uno scritto con la profezia: il Signore avrebbe fatto cadere un grave disastro sul suo popolo, sui suoi figli e sulle sue mogli. Ioram avrebbe sofferto di una grave malattia intestinale e le sue viscere sarebbero uscite dal corpo nel giro di due anni.

Uccisione di Uria
Anche per questo medaglione Michelangelo si avvalse di un aiuto, forse Giuliano Bugiardini. La scena fa riferimento al secondo Libro di Samuele.
Uria era un guerriero ittita al servizio di re Davide. Mentre era impegnato nell'assedio Rabbat-Ammon (oggi Amman, Giordania), Davide si innamorò della moglie di Uria, la bellissima Betsabea. Sedusse la giovane e la mise incinta.
Per coprire l'incidente fece richiamare Uria dal fronte, sperando che giacesse con Betsabea. Ma Uria, rispettoso della tradizione ebraica che voleva guerra e sesso ben distanti fra loro, con ebbe rapporti con la moglie. A Davide non rimase altro che rispedire Uria in battaglia nelle prime file, sperando che rimanesse ucciso. E così avvenne. Dopo la morte di Uria, Davide sposò Betsabea.

Distruzione di un simulacro del dio Baal
Medaglione che rivela la mano di un aiuto. La scena è raccontata nel secondo Libro dei Re.
La terra promessa al popolo ebraico era abitata dai cananiti (o cananei), che veneravano molte divinità di cui la maggiore era Baal, culto di derivazione fenicia.
Con il progressivo passaggio al monoteismo giudaico, Baal fu indicato come un falso dio e rappresentato con una statuetta, a indicare l’idolatria degli uomini verso falsi dei.
                       
David davanti al profeta Nathan (o Alessandro Magno davanti al gran sacerdote di Gerusalemme)
Questo medaglione rappresenta una scena di difficile interpretazione. Se fosse re Davide davanti al profeta Nathan farebbe riferimento a una scena raccontata nel secondo Libro di Samuele.
In alternativa l’ipotesi potrebbe essere che rappresenti la scena di Alessandro Magno dinnanzi al sacerdote del Tempio. Alessandro Magno conquistò la Palestina nel 332, mentre era in marcia verso l’Egitto, sbaragliando l’impero persiano.
Anche il popolo ebraico entrò così a contatto con la cultura ellenistica. Il periodo della dominazione di Alessandro Magno, che per altro assicurò libertà di culto religioso e riconobbe l’autorità del Sommo Sacerdote, è raccontata nel primo e secondo Libro dei Maccabei.

Distruzione della tribù di Achab, seguaci di Baal (o morte di Nicanor)
Il medaglione fa probabilmente riferimento ad Achab, uno dei sovrani del regno di Israele che regnò dall’875 all’852 a.C.
Le sue vicende sono raccontate nel primo e secondo Libro dei re. Secondo quanto riportato, Achab sposò una cananea, Gezabele, quindi abbandonò la fede in Dio per convertirsi al culto di Baal. Durante il suo regno fu favorito il culto cananeo e furono perseguitati i profeti, soprattutto Elia.

Morte di Assalonne
Assalonne era il terzo figlio di re Davide, e cercò di usurpare il regno del padre. La sua storia è raccontata nel secondo Libro di Samuele.
Uccise il fratello maggiore, Ammon, che aveva abusato di sua sorella Tamar, e fuggì da Gerusalemme.
Giunse a Hebron, e si proclamò re; quindi si reinsediò a Gerusalemme costringendo il padre alla fuga. Mentre a cavallo di un mulo attraversava una foresta, Assalonne rimase impigliato fra i rami una quercia: Joab, il capo dell’esercito di Davide, potè conficcarli tre lance nel cuore.

Medaglione non istoriato






Sacrificio di Isacco
La scena è raccontata nel Libro della Genesi. Dio mette alla prova l’obbedienza di Abramo e gli ordina il sacrificio del figlio Isacco, che il patriarca aveva atteso per moltissimi anni.
Mentre Abramo si appresta a compiere il rituale, un angelo del Signore scende dal cielo per fermarlo.

Elia che ascende al cielo su un carro di fuoco
La scena del profeta è raccontata del secondo Libro dei re. Dopo aver vinto i profeti del dio Baal, il profeta Elia scannò i sacerdoti del falso dio presso un torrente; quindi fuggì sul monte Oreb e parlò con Dio.
Chiamò Eliseo a seguirlo e a essere suo successore. Quindi fu rapito in cielo con “un carro di fuoco e cavalli di fuoco”.

Medaglioni della volta della Cappella Sistina, Michelangelo Buonarroti, 1508-1512, freschi su muro, Cappella Sistina, Roma