mercoledì 26 settembre 2012

Mosè e l’esodo dall’Egitto

Storia del popolo ebraico
(dalle origini alla costituzione dello stato di Israele)
Capitolo 15 

Secondo il libro dell’Esodo, durante il soggiorno in Egitto gli Ebrei vissero in pace e prosperarono fino a quando governò un re (tradizionalmente identificato con Ramses II, forse 1290-1224 a.C.) che li oppresse, obbligandoli ai lavori forzati nella costruzione delle città di Pitom e Ramses. Grazie a Mosè e all’intervento miracoloso di Dio con le cosiddette “dieci piaghe“ il popolo riuscì a uscire dal paese (Esodo) passando il “Mare di Giunco“, tradizionalmente (e probabilmente erroneamente) identificato col Mar Rosso, per raggiungere la terra promessa
L’Esodo è tradizionalmente collocato attorno al 1250-1230 a.C. (per paragone, la distruzione della città di Troia è fatta risalire al 1193 a.C.). Dio stesso comandò di commemorare il giorno dell’uscita dall’Egitto nei secoli a venire attraverso la festa della Pesach, o Pasqua ebraica, con inizio il 14 di Nisan e la fine il 22 di Nisan. Originalmente la Pesach non durava otto giorni ma veniva celebrata solo il 14 di Nisan, mentre i successivi sette venivano chiamati “Festa dei pani non fermentati” o “Festa dei pani azzimi”. Nisan è il settimo mese del calendario ebraico secondo il computo ordinario. È invece il primo mese secondo il computo dall’uscita dall’Egitto. Rispetto al calendario corrente ricade nei mesi di marzo-aprile.
Come per la Genesi, non è possibile trovare una diretta conferma nelle fonti egizie circa il soggiorno e la fuga degli Ebrei. Comunque la presenza di gruppi nomadi semiti in particolare nella zona del delta è attestata nelle fonti egizie. Anche la costruzione delle città di Pitom e Ramses, che le fonti egizie attribuiscono a lavoratori forzati, appare compatibile con la descrizione del libro dell’Esodo.
Anche in questo caso la pressoché unica fonte relativa a questo periodo sono i racconti dei libri biblici. Preziosissima è la testimonianza della stele di Merneptah (o Stele d’Israele), datata intorno al 1220 a.C., nella quale si legge tra l’elenco dei nemici sconfitti dal faraone anche il nome ysrỉr, unito al suffisso indicante un popolo nomade: se l’identificazione tradizionalmente proposta dagli studiosi ysrỉr = Israele è corretta, si tratta della più antica testimonianza extrabiblica relativa a eventi biblici.
In questo periodo di soggiorno nel Sinai si colloca la cosiddetta “ipotesi kenita” (Gressmann 1913): il gruppo di fuoriusciti Ebrei dall’Egitto si unì a popolazioni madianite (o kenite) formando un popolo unico, seppure con identità diverse, e assumendo da questi il culto a YHWH.
La veridicità storica della figura di Mosè non è accertata. Se alcuni autori antichi - fra cui Giuseppe Flavio ed Erodoto, sostenitori della teoria dell’Esodo Antico - ritennero di datare gli episodi dell’Esodo con la cacciata degli Hyksos (i faraoni semiti allontanati dall’Egitto da Ahmose, circa fra il 1550 e il 1525 a.C.), attualmente gli studiosi ritengono invece che gli eventi dell’Esodo siano soltanto una finzione letteraria ispirata da alcuni sacerdoti all’epoca della deportazione per enfatizzare le proprie caratteristiche religiose.
Mosè è considerato una figura fondamentale nell’Ebraismo, nel Cristianesimo, nell’Islam, nel Bahaismo, nel Rastafarianesimo e in molte altre religioni. Per i cristiani  costituisce il modello simbolico di Gesù (Mosè viene salvato dopo che il faraone aveva ordinato di uccidere tutti i neonati Ebrei, Gesù è salvato in modo analogo; Mosè divide le acque e Gesù calma le tempeste e cammina sull’acqua; Mosè rimane quaranta giorni nel deserto e altrettanto succede a Gesù; Mosè scende dalla montagna e parla al popolo e Gesù pronuncia il Discorso della Montagna; Mosè consegna ai posteri l’Antica Alleanza e Gesù la nuova).
Per gli Ebrei è il più grande profeta mai esistito, per gli islamici uno dei maggiori predecessori di Maometto. La sua storia è narrata, oltre che nelle Sacre Scritture e nel Corano, anche nel Midrash, nel De Vita Mosis di Filone di Alessandria, nei testi di Giuseppe Flavio.
Dopo tre mesi di viaggio il profeta raggiunse il monte Sinai (sulla cui collocazione non esistono indicazioni ed è talvolta chiamato Oreb) dove ricevette le Tavole della Legge (non solo i Dieci Comandamenti, ma tutto ciò che lega Israele al loro Dio) e punì la parte del suo popolo che si macchiò con il peccato del vitello d’oro. Durante la permanenza nel Sinai (che viene riporatata in quarant’anni) viene stipulata l’Alleanza tra Dio e il popolo ebraico, in attesa della conquista della terra promessa.
Seguendo le prescrizioni ricevute sul Sinai, Mosè convocò i maggiori artisti del popolo d’Israele e ordinò loro di costruire una tenda, denominata “Dimora”, nella quale conservare le Tavole della Legge, deposte nella famosa “Arca dell’Alleanza“, e poter celebrare sacrifici e pratiche rituali per mano del sacerdozio, capitanato da Aronne (fratello di Mosè) e dai suoi figli, nonché da tutta la tribù di Levi, che fu incaricata di occuparsi della sorveglianza e della cura della Dimora. Dopo la distruzione di Gerusalemme, nel 586 a.C., dell’Arca dell’Alleanza non si ebbero più menzioni. Della presenza di un così vasto gruppo di persone nel deserto del Sinai non si trovò mai nessuna testimonianza archeologica (resti di abitazioni, reperti sepolcrali, oggetti di uso quotidiano). 
Una volta giunto in prossimità della terra promessa Mosè si accampò con i suoi nel deserto di Paran. Da lì spedì dodici uomini, rappresentanti di ciascuna tribù, in ricognizione. Fra di essi vi era anche Giosuè, futuro successore di Mosè. Questi, al suo ritorno, fu l’unico, insieme con Caleb (un altro esploratore), a ritenere conquistabile la terra promessa, a differenza dei compagni che la credevano impenetrabile, causando così una ribellione ai danni di Mosè per tornare in Egitto. Il profeta riuscì per poco a placare la collera divina, che voleva distruggere l’intero popolo, che fu comunque punito col decreto che non sarebbero potuti entrare nella terra promessa prima che fossero passati quarant’anni, cosicché la generazione che si era ribellata morisse e i loro discendenti vi entrassero come uomini liberi.
Giunto nei pressi della Terra promessa, la terra di Canaan, dopo quarant’anni di dura marcia, Mosè morì sul monte Nebo prima di entrarvi, poiché, insieme a suo fratello Aronne, fu punito da Dio per aver entrambi dubitato di Lui.
Né Mosè, né Aronne, e neppure quanti erano partiti con loro dall’Egitto ebbero la possibilità di entrare nella Terra Promessa a causa della lamentele e dei peccati da loro commessi durante il periodo nel deserto.
La storia di Mosè e dell’Esodo metterebbero in evidenza la forte influenza della cultura e della religione monoteistica del dio Aton dell’antico Egitto sulla cultura ebraica antica e il suo monoteismo. Il culto monoteistico di Aton fu introdotto in Egitto dal faraone Akhenaton nel XIV secolo a.C.
Gli studiosi ritengono privi di fondamento storico la narrazione biblica dell’Esodo e l’evento stesso.
Tuttavia alcune testimonianze risultano particolarmente preziose per delineare un quadro storico dell’evento dell’Esodo:
- il dato secondo il quale il faraone Ramses II (XIII secolo a.C.) fece costruire la città di Pi-Ramses e ampliare Pitom, nominate nel Libro dell’Esodo;
- la stele di Merenptah (fine XIII secolo a.C.), che testimonia la presenza nei dintorni della terra di Canaan di un popolo nomade di nome ysrỉr, comunemente interpretato da storici e biblisti come Israele;
- il papiro di Ipuwer, variamente datato tra il XIX e il XIII secolo a.C., che riferisce di cataclismi naturali e sociali simili alle piaghe narrate nel Libro dell’Esodo;
- scavi archeologici hanno portato alla luce tracce di distruzione violenta di alcune città cananite databili approssimativamente tra il 1250 e il 1150 a.C., compatibili con i racconti delle conquiste di Giosuè narrate nell’omonimo libro biblico: Betel, Debir (Tell Beit Mirsim), Eglon (Tell el-Hesi), Hazor, Lachis, Meghiddo;
- scavi archeologici hanno rilevato l’esistenza di circa 250 piccole comunità rurali non fortificate sorte nella regione montuosa della terra di Canaan attorno al 1200 a.C.


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martedì 11 settembre 2012

Dislessia: le condizioni riguardanti l’io nella fissazione al sincretismo

Un’io affetto da fattori patologici di origine storica o congenita non può essere inserito normalmente nel presente, nel reale, nell’azione e nel futuro, tanto più che non può allacciare con gli altri relazioni normali. Questo gruppo di fattori è legato a una delle condizioni necessarie per la formazione di un universo orientato stabile, cioè la stabilizzazione dei valori affettivi. Qui l’io è considerato nei suoi aspetti più generali, quali l’equilibrio relativo, la sua forza, la capacità i resistenza alle frustrazioni e il suo atteggiamento ad allacciare legami affettivi.
Un trauma che, al momento storico dell’accesso all’universo analitico, provoca nel bambino una regressione brutale, genera la fissazione alla stadio ante-analitico e a quello dell’universo ambiguo, a quando il suo progresso era dovuto a compensazioni riuscite.
Ecco definiti i sette gruppi di fattori ciascuno dei quali può esprimersi con la dislessia:
- turbe della lateralizzazione;
- turbe dello schema corporeo;
- turbe dell’orientamento spazio-temporale;
- instabilità dei valori affettivi;
- anomalie sensoriali e neuro-sensorio-uditive;
- insufficienza intellettiva;
- traumi psichici o anomalie dell’io.
Il principio della malattia potrebbe essere cominciato nel modo seguente: un danno grave a uno di questi sette gruppi di fattori, in assenza di compensazione, genera la fissazione del bambino allo stadio ante-analitico e si ripercuote su tutti gli altri fattori.
Per illustrare i primi quattro fattori presentiamo le osservazioni seguenti.

Osservazione
Ch. Ha 12 anni e mezzo. È il quarto di sei fratelli. Si trova in ritardo di un anno a scuola. È buono, servizievole, mantiene buone relazioni con i fratelli, sorelle e genitori. L’ortografia è lamentevole, mentre va molto bene in matematica. Il livello intellettuale è del tutto normale. Tuttavia si nota un’inibizione molto forte che spesso lo paralizza e lo priva dei suoi mezzi. L’esame di lettura indica che questa è ancora incerta, difficile. Centra l’attenzione sull’individuazione elle lettere. L’ortografia è fonetica. La motricità è medio-normale, il ritmo lento. I test proiettivi confermano dubbi e mancanza di fiducia. Si rivela ansioso. Ora, che si rintraccia nella storia di questo ragazzo? Mentre fino a sei mesi era un bambino senza problemi, si manifesta a quell’età un eczema che dura fino a tre anni. Le orecchie sono completamente a sventola e sanguinano frequentemente. A nove mesi si è costretti ad avvolgere le braccia in tubi di cartone per evitare che si gratti. Non potendosi aiutare con le braccia per rialzarsi, non cammina fino a 18 mesi quando i genitori decidono di togliergli i cartoni perché possa imparare a camminare. Solo lentamente recupererà il ricordo motorio. Cresce poi normalmente, almeno sembra, e solo le difficoltà in lettura-ortografia preoccuperanno di nuovo i genitori. Molto simbolicamente, il disegno dell’omino si rivela molto al di sotto del livello intellettivo espresso dagli altri test. La turba dello schema corporeo sembra aver avuto un ruolo determinante, essendo legate alle sue conseguenze le stesse turbe affettive.
Osservazione
Ecco un esempio di instabilità dei valori e di lateralizzazione. Si tratta di D., un bambino di otto anni. Motricità: nessun vero ritardo, ma inibizione importante e disagio in ogni movimento. Lateralizzato male, il bambino presenta una cattiva organizzazione spaziale. Non sa situarsi, ora, nello spazio e nel tempo. Pessima strutturazione spazio-temporale. Intelligenza: livello molto normale, ma rendimento talvolta perturbato (il bambino di turba spesso, è emozionato, sperduto). Lettura-ortografia: lettura sempre sillabica, lentissima, con inversioni, confusioni e omissioni di lettere. Il bambino non è presente e non può analizzare. Affettività: ansietà, gelosia, senso di esclusione, complesso di abbandono. Ecco riassunta la storia del ragazzino. Durante la gravidanza la mamma, che è già al secondo matrimonio e che ha già un figlio e una figlia dal primo, è molto stanca. Il bambino deve essere allattato con latte vaccino. Piange spesso la notte, rimette la maggior parte del latte. La madre deve separarsene per un po’ di tempo alla successiva nascita dei gemelli.  D. ha quasi tre anni. Reagisce male alla separazione e all’arrivo dei gemelli. È geloso. A quattro anni è inserito alla scuola materna dove piange durante le lezioni. Attualmente considera la scuola una fatica. Talvolta accampa come pretesto il mal di pancia. Il giorno del dettato è pallido come un lenzuolo. Dorme agitato. Gli capita di avere spaventi notturni.
Osservazione
Ecco un esempio di cattivo orientamento. P. ha 11 anni, segue i corsi per corrispondenza da un anno. Infatti l’anno precedente è stato ritirato da scuola perché non concludeva nulla. Tuttavia va bene in aritmetica, ma la scrittura e l’ortografia sono deplorevoli. È il secondo di quattro figli. La mamma lo ha coccolato molto. Con lei si comporta ancora come un bambino piccolo, ma teme molto il padre che non vuole essere accarezzato e lo strapazza. Ha imparato tardi a parlare e a fare a meno del pannolino. È lento e maldestro, geloso dei fratelli. È mancino non contrariato. Motricità: nessun problema grave oltre alla lentezza e una certa goffaggine. Non riconosce ancora su di sé la destra e la sinistra. Lettura-ortografia: confusioni, inversioni, parole e righe saltate. Il bambino si perde completamente nell’orientamento. Dislessia, disortografia e disgrafia al massimo grado. Intelligenza: eccellente, supera nettamente la media, ma pessima struttura spaziale. Affettività: fissazione sulla madre, regressione, ansia, senso di colpa, difesa eccessiva dell’io, ripiegamento su se stesso.

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