martedì 10 marzo 2015

La scuola attiva e le tappe dello sviluppo

Uno dei temi centrali tanto cari alle proposte pedagogiche che vanno sotto il nome di “scuola attiva” (Édouard Claparède, Ovide Decroly, Adolphe Ferrière) è il rovesciamento dei ruoli dell’allievo e dell’insegnante. Il bambino è posto come centro dell’attività educativa e non come “mente da riempire” con nozioni astratte. Il rapporto educativo non è più fra il sapere e la mente infantile, ma parte dalle esperienze concrete della vita del discente. In questo senso non sono più “le materie” a costituire il fulcro dell’attività pedagogica, ma il soddisfacimento dei bisogni dei fanciulli, che suscitano interessi verso gli oggetti che li possono soddisfare.
Decroly sottolinea particolarmente il metodo dei centri di interesse come condizione essenziale e irrinunciabile del rapporto educativo. I bisogni evolvono secondo le tappe dello sviluppo intellettuale e passano da uno stadio in cui il bambino coglie globalmente la realtà e tende a soddisfare i bisogni immediati (fame, sete, difesa ecc.) a una conoscenza dettata da criteri e programmi e non dai soli bisogni vitali. Il processo evolutivo sembra ricalcare quello filogenetico.

Adolphe Ferrière
Adolphe Ferrière
Le quattro fasi dello sviluppo
  1. fase spontanea
  2. fase della socializzazione
  3. fase degli interessi concreti
  4. fase degli interessi astratti


Le quattro tipologie caratteriali
  1. bambini sensitivi
  2. bambini sentimentali
  3. bambini intuitivi
  4. bambini razionali


Ferrière ha individuato quattro tappe fondamentali di questo sviluppo. La prima è la fase spontanea, che corrisponde allo stadio primitivo della storia dell’uomo. La seconda fase è caratterizzata dai primi elementi di socializzazione (da 6 a 12 anni), e corrisponde allo stadio dei primi raggruppamenti in comunità. La terza è identificata con il periodo puberale ed è caratterizzata dalla presenza di interessi concreti. Per la sua caratteristica di transizione questa può essere paragonata al periodo medievale. L’ultima tappa, quella della giovinezza, è quella in cui si sviluppano interessi astratti e può essere messa in relazione col periodo rinascimentale.
Da questa classificazione Ferrière ricava la sua idea di tipologia caratteriale e suddivide i bambini in sensitivi, sentimentali, intuitivi e razionali. Importante considerazione, operata da Claparède, è che in ogni fase di questa evoluzione l’alunno è dotato di un’autonomia funzionale con capacità di sviluppare reazioni atte a soddisfare i bisogni.

Ovide Decroly
Ovide Decroly
I tre elementi della percezione globale
  1. sincresi
  2. analisi
  3. sintesi

La metodologia indicata da Decroly si basa sui tre elementi della percezione globale: sincresi, analisi e sintesi, e quindi viene divisa in osservazione, associazione ed espressione. L’osservazione costituisce il ponte fra il soggetto e la realtà; l’associazione permette di passare dalle idee semplici a quelle complesse e l’espressione diventa il mezzo per comunicare. L’apprendimento non deve partire, come sostenuto dalla pedagogia tradizionale, da elementi semplici per poi arrivare a quelli complessi; esso deve rispettare le tappe evolutive in base alle quali il bambino coglie prima la realtà in modo globale (sincresi), poi l’analizza e ne coglie i particolari (analisi), per poi ordinare il tutto (sintesi). Nella lettura, per esempio, non si deve far soffermare l’attenzione dello scolaro su singole lettere o sillabe, che per lui non hanno significato, ma sulla prima unità dotata di senso, ovvero la frase, che poi il bambino imparerà a scomporre e ad analizzare al fine di comunicare in modo corretto.
Sottolineando l’importanza di partire dagli interessi dell’alunno i pedagogisti della scuola attiva tesero a eliminare la frattura scuola-vita: la scuola deve rispecchiare la società nella quale il bambino poi dovrà inserirsi. Per questo motivo indicarono come luogo ideale della scuola la campagna, ambiente che più rispecchiava la società della loro epoca. Nella scuola, l‘alunno viene inserito in una realtà sociale ristretta, dove impara a socializzare e rapportarsi con gli altri; la scuola diviene quindi un laboratorio dove confrontare le esperienze e dove ognuno andrà a collaborare al grande lavoro dell’apprendimento. 

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