venerdì 8 giugno 2012

Il potere della borghesia e la minaccia del proletariato

Le vocazioni autoritarie e antidemocratiche della classe borghese sono quindi nettamente in contrasto con tutta la sua precedente propaganda. Si rende quindi necessario qualche aggiustamento di strategia ideologica. L’invenzione del concetto dello stato-nazione era già stato un efficace tentativo di legittimazione del potere borghese: contrariamente alle vecchie classi feudali che chiedevano obbedienza esclusivamente sulla base di un supposto conforme volere divino (da cui il concetto di stato-patrimoniale, ovvero di proprietà del re), la borghesia aveva genialmente frapposto tra il proprio dominio e i subordinati, lo stato-nazione, cui “formalmente” pure essa doveva obbedienza.
Questo soggetto sovra-umano e metafisico doveva contemporaneamente rappresentare la collettività sociale, la terra natía, la lingua, le tradizioni e i costumi, e quindi ridurre a uno ciò che era separato per lo meno dagli interessi, divergenti o contrapposti, delle varie classi sociali. Dobbiamo alla borghesia, in sostanza, l’invenzione del nazionalismo.
L'incendio del Reichstag
Con la tumultuosa estensione dei rapporti di produzione capitalistici dovuta alla rivoluzione industriale (con la neutralità prima e con l’appoggio poi della Chiesa) e con il sapiente uso dei mass media che le nuove scoperte scientifiche renderanno possibile, la retorica nazionalistica e la sapiente strumentalizzazione della tematica dell’ordine pubblico renderanno possibile un secondo progredire della democrazia formale.
Una volta vinta la guerra con le vecchie classi egemoni feudali, il pericolo per la borghesia viene da altre classi subalterne, in specie dal proletariato organizzato, scomoda conseguenza dell’affermarsi dei rapporti di produzione capitalistici. Più la borghesia sarà sicura di avere egemonizzato le masse popolari, meno queste saranno organizzate dai partiti d’ispirazione socialista e più si allargheranno alle maglie della repressione; maggiore estensione avranno, dunque, le libertà “borghesi” (libertà di circolazione, di organizzazione, di riunione, di corrispondenza, di stampa, di sciopero ecc.) e la rappresentatività delle istituzioni (suffragio universale, elettività delle maggiori cariche pubbliche e degli organi amministrativi locali).
Le fasi restrittive si alterneranno a quelle liberalizzanti in corrispondenza della capacità che la borghesia avrà di imbrigliare ideologicamente le classi popolari, oscillando fra fascismo e democrazia formale. Quando il dissenso si fa opposizione organizzata e mette in discussione i rapporti di produzione capitalistici scuotendo dalle fondamenta il suo dominio, la borghesia ritratta  le sue posizioni democratiche dopo un’attenta preparazione ideologica non limitata al solo livello della propaganda teorica, ma estesa ai fatti, pure sanguinosi, idonei a persuadere o rendere possibilisti interi strati popolari. Un esempio è l’incendio del Reichstag (nella foto) che precedette  e propiziò l’avvento del nazismo in Germania, e il favoreggiamento di vari terrorismi per preparare l’opinione pubblica a una svolta autoritaria.
La democrazia formale, seppure mistificatoria, rimane pur sempre valida dal punto di vista del progresso della civiltà. Non bisogna infatti credere che la democrazia formale sia priva di significato: l’esperienza del fascismo ce l’ha tristemente insegnato.

2 commenti:

  1. Grazie delle puntuali e interessanti notizie storiche... ciao

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  2. A quest'ora scrivere un commento decente per me è come far un miracolo :-)

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