venerdì 6 aprile 2012

Caratteristiche del mondo del dislessico

Il bambino dislessico vive questo universo in modo ambiguo. L’ambiguità del significato esiste per lui in tutte le dimensioni del suo mondo: direzione, significato, punti di vista, sentimento, simbolo. I movimenti, le parole, i sentimenti hanno tutti doppi significati.
Così, con l’apprendimento della lettura e la conseguente necessità di punti di riferimento, succede che il bambino è costretto a crearsi i punti di riferimento da solo; a inventarli, fissando qualcosa di accidentale e contingente che, evidentemente, non può durare.
Così, per distinguere nella pagina che legge il suono “d” dal suono “b”, il bambino può aver notato che “d” è associato a una lettera che conosce meglio, per esempio la “i”. Fissa subito il sistema e pronuncia “d” tutte le volte che c’è “i” associato e “b” in tutti gli altri casi. Questo sistema sarà sicuramente distrutto dalle sanzioni dell’adulto che, un giorno o l’altro, lo qualifica come errore. Ecco che il bambino è obbligato a inventarsi qualcosa d’altro. Egli moltiplica i punti di riferimento e i sistemi che permettono di accomodare le risposte, ma sempre al di fuori delle vie normali di riconoscimento delle lettere e delle parole, poiché questo gli è direttamente impossibile. Come può reagire il bambino?
Preso dalla disperazione rischierà di abbandonare definitivamente ogni speranza di successo per iniziare una lungo percorso di difficoltà le cui conseguenze, in un tipo di scolarità fondata sulla lettura, sono facilmente intuibili. Tutto lo prepara a diventare, per gli insegnanti e i genitori, lo “zuccone” destinato al fondo della classe.

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5 commenti:

  1. Al giorno d'oggi per fortuna le insegnati tendono a essere (per fortuna) più preparate e attente ma soprattutto, collaborative con la famiglia che riesce così ad affrontare il problema nel modo giusto. Il guaio sono quelle famiglie che rifiutano il fatto che il loro bambino possa "avere un problema".

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  2. Ma ci sono dislessici intelligentissimi...dipende sempre in che mani si capita...ormai ci si augura che le competenze degli organi preposti ci siano, e che "gli zucconi" relegati all'angolo siano un ricordo del passato

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  3. Mamma mia, ignoravo totalmente questo "processo" di creazione di punti di riferimento per il bambino. Chissà che enorme frustrazione deve provare ogni volta che gli viene fatto notare l'errore.

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  4. cara laura, fortunatamente al giorno d'oggi i bambini dislessici vengono affiancati da personale di sostegno con competenze specifiche nei disturbi specifici di apprendimento. il problema grosso in italia è la diagnosi della dislessia. occorre tantissimo tempo per ottenere gli appuntamenti per i test diagnosticai. tanto è che la maggior parte dei casi di dislessia è diagnosticata in età adulta....
    mara ha ragione, la maggior parte dei dislessici ha evidenziato nei test disgnostici livelli di intelligenza normale o alto, solo una piccolissima percentuale mostra deboleza intellettuale...

    il senso di frustrazione di cui parla stefania è facilmente intuibile. purtroppo noi diamo per scontati troppi processi dell'apprendimento, come se arrivassero per grazia divina.... i processi con cui il bambino impara a conoscere il mondo, a parlare, a leggere, a scrivere e a far di conto sono invece estremamente complessi... non è una dotazione genetica: abbiamo bisogno di particolari condizioni perchè si sviluppino correttamente

    monica

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  5. La preparazione degli insegnanti, compresi quelli di sostegno, è l'unica cosa che può fare davvero la differenza. purtroppo anziché puntare sul miglioramento della formazione, si pensa di ridurre il personale...

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