lunedì 23 aprile 2012

La chiamata di Abramo

Storia del popolo ebraico
(dalle origini alla costituzione dello stato di Israele)
Capitolo 11 

Abramo è venerato come “padre di tutte le nazioni” da Ebrei, cristiani e musulmani. Non esistono documenti storici al di fuori della Bibbia che facciano riferimento alla figura di Abramo, ma lo scenario che fa da sottofondo alla descrizione delle sue gesta è compatibile con la storia documentata. Gli stessi Testi Sacri non concordano sul luogo e la data di nascita, né sulla datazione dei sui viaggi. Le ipotesi più accreditate collocano la figura di Abramo ai tempi del re babilonese Hammurabi, amorreo che verso il 2000 a.C. dominò i sumeri e trasformò Babilonia in una grande capitale. In quest'ottica, i viaggi di Abramo potrebbero coincidere con gli spostamenti commerciali, di cui si trova documentazione storica, avvenuti attorno al 1740 a.C. prima della conquista e dell'abbandono della città di Ur.
Il nome di Hammurabi è legato soprattutto a un codice elaborato verso la fine del suo regno, inciso su tavolette di argilla e su di una stele. Contiene importanti norme derivate da leggi sumere precedenti che disciplinano il commercio sui fiumi, i diritti dei reduci di guerra e indicano le sanzioni dei reati. La somiglianza con la legge che Mosè riceve da Dio sul Monte Sinai appare evidente, ma a differenza delle Tavole della Legge custodite nell'Arca dell'Alleanza che sono andate perse, le leggi di Hammurabi furono scoperte agli inizi del XX secolo da alcuni archeologi francesi nel luogo dell’antica città di Susa, la moderna Shush, al confine fra Iran e Iraq, e oggi conservate nel museo del Louvre.
Secondo il libro della genesi Abramo nasce, secondo il calendario ebraico, 1948 anni dopo la creazione, nella città di Ur. Nel momento che Dio parla ad Abramo per ordinargli di lasciare la sua terra e dirigersi nel paese che Lui gli avrebbe indicato, Abramo vive nella città di Carran, città della Mesopotamia settentrionale (oggi Turchia), con sua moglie Sara e il nipote Lot. Ha 75 anni e non ha ancora avuto figli. Abramo obbedendo al comando divino si mise in cammino. Quando giunse nei pressi di Sichem, Dio gli apparve e gli fece la promessa che quella terra sarebbe appartenuta alla sua discendenza che sarebbe stata numerosissima.
Quella terra era il paese di Canaan, successivamente terra dei Filistei o terra di Israele. Abramo e Lot decidono di dividersi: Lot sceglie di stabilirsi nella pianura vicina alla città di Sodoma, Abramo si dirige nella parte collinosa di Canaan. Quando quattro re decidono di muovere guerra contro Sodoma, Abramo accorre in aiuto a Lot alla testa di un piccolo esercito per liberarlo. Dopo la sconfitta dei quattro re, Abramo offre le decime del bottino a Melchisedek, il Sommo Sacerdote del dio cananeo “El Elyon” (Dio altissimo) e re di Salem, la città che poi sarà chiamata Gerusalemme


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venerdì 20 aprile 2012

Le cause della dislessia: turbe nella relazione io-universo

Le origini su cui si è costruito questo mondo patologico di relazione possono essere varie senza escludersi: turbe nella comunicazione verbale, debolezza mentale, cattivo orientamento nello spazio vissuto, disturbi dello schema corporeo, cattiva lateralizzazione, turbe affettive infantili, sordità o debolezza uditiva. È fra i 18 mesi e i 3 anni che devono essere localizzate le cause di ciò che più avanti sarà la malattia dislessia, poiché è in questo periodo che si costituiscono le basi di una differenziazione della relazione io-universo, si effettua il passaggio dall’universo pre-verbale all’universo oggettivo-verbale e che l’Io organizza lentamente le sue prese sull’universo in via di obiettivazione. Questo periodo è il più importante per il problema in oggetto perché i termini della relazione io-universo si trovano allo stato nascente.
Perché questo stato di efflorescenza della relazione si trova perturbato?
I motivi da richiamare sono numerosi e devono essere ricercati nelle condizioni vitali dello sviluppo: una sordità, una debolezza, una carenza bio-fisiologica, una carenza affettiva sono tutte ragioni possibili e che non si escludono fra loro. Il risultato è che l’evoluzione del bambino resta bloccata al sincretismo. Conseguentemente, è l’impossibilità di accedere allo stadio analitico per quanto riguarda lo spazio e il tempo che determina la serie di disturbi che la dislessia rappresenta e che fa apparire all’osservatore.

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lunedì 16 aprile 2012

Davide e Golia (Caravaggio)

La scena rappresentata nel quadro di Caravaggio riguarda l'uccisione del filisteo per mano del pastore Davide, futuro re di Israele. Nelle Scritture, Golia è descritto come un gigante di "sei cubiti e un palmo", l'equivalente di circa tre metri. Davide è un minuscolo fanciullo che armato di un coraggio incredibile, affronta il gigante con una fionda, lo colpisce nel mezzo degli occhi facendolo svenire, poi lo disarma della spada e lo decapita. Tralasciando le molte contraddizioni sulla vicenda che si riscontrano nei libri biblici, è verosimile che i traduttori della Bibbia abbiamo attribuito a Davide la sconfitta di Golia dopo che il piccolo pastore divenne il prestigioso re simbolo di Israele.
Nel quadro di Caravaggio, Davide è rappresentato ancora bambino, mentre armeggia coi capelli della testa mozzata di Golia per avere il suo trofeo. Unico segno rivelatore degli studi dell'artista sulle espressioni negli atti di violenza appare la mano stretta in pugno del decapitato filisteo. La tela è occupata quasi interamente dal corpo piegato di Davide, il cui volto appare di profilo e in ombra. Tutta la luce è centrata sulle parti anatomiche del fanciullo, disegnate da Caravaggio con la tecnica appresa nei primi anni di carriera, senza una precisa preparazione disegnativa. Il volto di Golia è un autoritratto del pittore. Caravaggio sceglie di rappresentare la scena a dramma già compiuto, mentre Davide appoggia un ginocchio sul rivale a terra e gli lega la testa per trasportarla più agevolmente. La posizione della testa del gigante, contraria rispetto al corpo, dimostra che la decapitazione è ormai avvenuta. Il volto di Davide è sereno e tranquillo, egli agisce con calma e precisione, senza orrore né pietà. Per contrasto sul volto di Golia, dagli occhi e la bocca sbarrati, si legge la sorpresa per il colpo subito per mano di Davide: dalla fronte colano le ultime gocce di sangue.
Davide e Golia, Caravaggio, 1597-1598, olio su tela, cm. 116x91, Museo Nacional del Prado, Madrid

venerdì 6 aprile 2012

Caratteristiche del mondo del dislessico

Il bambino dislessico vive questo universo in modo ambiguo. L’ambiguità del significato esiste per lui in tutte le dimensioni del suo mondo: direzione, significato, punti di vista, sentimento, simbolo. I movimenti, le parole, i sentimenti hanno tutti doppi significati.
Così, con l’apprendimento della lettura e la conseguente necessità di punti di riferimento, succede che il bambino è costretto a crearsi i punti di riferimento da solo; a inventarli, fissando qualcosa di accidentale e contingente che, evidentemente, non può durare.
Così, per distinguere nella pagina che legge il suono “d” dal suono “b”, il bambino può aver notato che “d” è associato a una lettera che conosce meglio, per esempio la “i”. Fissa subito il sistema e pronuncia “d” tutte le volte che c’è “i” associato e “b” in tutti gli altri casi. Questo sistema sarà sicuramente distrutto dalle sanzioni dell’adulto che, un giorno o l’altro, lo qualifica come errore. Ecco che il bambino è obbligato a inventarsi qualcosa d’altro. Egli moltiplica i punti di riferimento e i sistemi che permettono di accomodare le risposte, ma sempre al di fuori delle vie normali di riconoscimento delle lettere e delle parole, poiché questo gli è direttamente impossibile. Come può reagire il bambino?
Preso dalla disperazione rischierà di abbandonare definitivamente ogni speranza di successo per iniziare una lungo percorso di difficoltà le cui conseguenze, in un tipo di scolarità fondata sulla lettura, sono facilmente intuibili. Tutto lo prepara a diventare, per gli insegnanti e i genitori, lo “zuccone” destinato al fondo della classe.

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