lunedì 5 marzo 2012

Storia o leggenda: la maschera di ferro

Nicolas Fouquet, politico francese sovrintendente alle finanze durante la minorità di Luigi XIV, improvvisamente nel 1661 cade in disgrazia, viene rinchiuso in prigione e trasferito in una fortezza dove muore in circostanze misteriose. Alla sua figura Alexandre Dumas padre, nel romanzo Il visconte di Bragelonne, si ispira per creare il personaggio passato alla storia come “la maschera di ferro”, un prigioniero rinchiuso in carcere col volto coperto, appunto, da una maschera di ferro. 
Il romanzo ha in seguito ispirato ben cinque versioni cinematografiche, l’ultima del regista  Randall Wallace che nel 1998 lo ha portato in scena con un cast veramente d’eccezione: Leonardio Di Caprio (nel doppio ruolo di re Luigi XIV e del gemello Filippo), Gérard Depardieu, Jeremy Irons, John Malkovich e Gabriel Byrne. Il romanzo storico di Dumas è quello finale del Ciclo dei Moschettieri, trilogia che comprende I tre moschettieri, Vent’anno dopo e Il visconte di Bragelonne
Nel romanzo, il moschettiere del re Aramis scopre che nelle segrete della Bastiglia è rinchiuso il fratello gemello del sovrano, conosciuto col nome di Filippo Marchiali, il quale non conosce la sua vera identità. Credendolo il vero sovrano, il moschettiere si reca in carcere, gli racconta della sua nascita e lo libera con un falso ordine di scarcerazione. Nel frattempo Luigi viene rapito, spacciato per il gemello Filippo e rinchiuso in carcere con l’accusa di spacciarsi per il vero sovrano. Nell’intreccio della vicenda si inserisce il sovrintendente Fouquet, che conferma la vera identità del sovrano in carica. Filippo allora viene  fatto prigioniero dal moschettiere D’Artagnan e portato nelle isole di Santa Margherita (al largo di Cannes) con il volto coperto da una maschera di ferro.
La storia, di pura fantasia, non ha nessun riscontro storico. Però esistono dei documenti in cui si parla di un prigioniero col volto coperto da una maschera di ferro. Sono le lettere che il carceriere  Benigne d’Auvergne del Saint-Mars scrive al Ministro della Guerra, il marchese di Louvois. Dalla corrispondenza dei due si ricava che quest’uomo fu arrestato nel 1699 e imprigionato a Pinerolo, all’epoca piazzaforte francese. In seguito, insieme al suo carceriere Saint-Mars fu trasferito dapprima al castello di Exiles, poi sull’isola di Santa Margherita e infine alla Bastiglia, dove morì nel 1703. L’identità di questo personaggio è stata ritenuta da sempre di grande importanza appunto perché tenuta segreta: oltre 50 ipotesi sono state formulate al riguardo, ma studiando i documenti e i registri della prigione l’unica figura legata agli spostamenti del carceriere Saint-Mars è quella di un perfetto sconosciuto, un certo Eustache Dauger, o Danger, probabilmente un valletto di un diplomatico che aveva assistito a qualche incontro segreto che non avrebbe dovuto vedere.
C’è ora da domandarsi perché la maschera e perché si è voluto fra credere che il prigioniero fosse una persona tanto importante. A tale proposito qualche storico sostiene che fosse una messa in scena che serviva ad alimentare le voci  su quanto il re fosse potente e spietato. Ma probabilmente è più credibile la tesi di altri storici, secondo i quali la sceneggiata sarebbe stata ideata dallo stesso Saint-Mars con il preciso scopo di farsi pubblicità per la carriera. In pratica il carceriere voleva far credere che Dauger fosse un personaggio importante e che lo avevano affidato a lui come riconoscimento della sua autorità e del suo potere. In effetti Saint-Mars, che aveva iniziato come umile moschettiere, finì per diventare il governatore della Bastiglia. Nulla di strano, quindi, che si portasse dietro il prigioniero come credenziale in ogni carcere in cui veniva promosso. In definitiva la trovata fu determinante per la sua carriera.

4 commenti:

  1. Cosa non ci si inventa per un po' di pubblicità... un tempo si copriva, oggi si scopre ;-)

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  2. cara laura, i tuoi commenti sono sempre ironici e sottili....
    monica

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  3. Quello con Leonardo Di Caprio è un film che avrei voluto vedere... chissà perché non ce n'è mai stata occasione...

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  4. penso che un fondo di verità ci sia. Comunque con i miei figli un po' di anni fa, lo abbiamo visto più di una volta...Julie

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