giovedì 15 marzo 2012

Le cause della dislessia: l’orientamento e la strutturazione spazio-temporale

L’orientamento spazio-temporale si sviluppa in un primo momento ponendo le cose in rapporto al proprio corpo (“davanti a me”, “alla mia sinistra”) e poi le cose in rapporto agli altri (“dietro al mio amico”). Questo può avvenire soltanto se il bambino ha consapevolezza del proprio corpo e del corpo degli altri. Fino a 3-4 anni, lo spazio vissuto non è rappresentato: lo spazio rappresentato è il risultato di un lungo lavoro intellettuale. Orientarsi significa vedere se stessi e le cose in rapporto a sé nello spazio, potersi dirigere facilmente, valutare i movimenti in rapporto allo spazio. Significa cioè stabilizzare lo spazio vissuto per poter agire in esso. La disorganizzazione dell’orientamento spaziale indotta in laboratorio conduce a disturbi della capacità di agire nello spazio. I disturbi più frequenti si manifestano in vertigini, ansia, inibizioni nelle azioni. In laboratorio, la visione del mondo viene rovesciata grazie a un gioco di lenti poste davanti a un occhio solo e bendando l’altro. Dopo circa otto giorni l’universo lentamente si ristabilizza e perde il suo angoscioso non-senso e il soggetto ripristina la “presa” sullo spazio. Naturalmente una volta tolte le lenti lo spazio si capovolge di nuovo per poi ristabilizzarsi.
Allo spazio vissuto è strettamente collegato il tempo vissuto. Ogni azione si svolge nel tempo, se non altro per dare un significato ed un’efficacia alla successione dei gesti necessari per il suo svolgimento. Orientarsi nel tempo significa situare il presente in riferimento a “un avanti” e a “un dopo”, poi il passato e il futuro; significa valutare il movimento nel tempo, distinguere il veloce e il lento, il successivo e il simultaneo.
Certe forme di disorientamento spaziale, come l’impossibilità di orientarsi al risveglio in una stanza non abituale, sono legati strettamente al disorientamento temporale, nella misura in cui ci si chiede se ci si trova dove si era ieri o nel luogo in cui ci si troverà domani. L’orientamento spazio-temporale, collegato con lo schema corporeo, è uno dei principali fattori di stabilizzazione dell’universo vissuto. In rapporto all’orientamento spazio-temporale, la strutturazione dello spazio-tempo rappresenta effettivamente il risultato di uno sforzo supplementare che implica l’analisi intellettuale dei dati immediati dell’orientamento. Si potrebbe dire che è il prodotto dell’orientamento spazio-temporale riuscito al livello vissuto nell’intelligenza analitica. Se l’orientamento non è riuscito e stabile al livello sincretico e affettivo, l’intelligenza analitica non può costruire l’indispensabile compimento costituito dalla strutturazione dello spazio-tempo. La strutturazione spazio-temporale consiste nella decomposizione integrale delle relazioni oggettive fra le direzioni, nella possibilità di prendere dei punti di riferimento arbitrari senza tuttavia disorientarsi dal momento che è assicurata la padronanza della relatività delle direzioni.

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2 commenti:

  1. Un argomento molto interessante e poco discusso in giro...

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  2. Leggendo mi è tornato alla mente di quando lo avevo studiato... se me lo avessi chiesto 10 minuti fa avrei fatto "scena muta" :D

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