mercoledì 28 marzo 2012

Le cause della dislessia: la stabilizzazione dei valori affettivi

Gli psicologi che si sono occupati della formazione dell’universo orientato, anche se hanno spesso alluso all’affettività, in genere non hanno affrontato il rapporto fra l’affettività e l’orientamento. Ma ponendosi al livello del “vissuto” è quasi costrittivo giungere sul piano affettivo. La stabilizzazione della vita effettiva ha uno stretto rapporto con la stabilizzazione dell’universo vissuto; in funzione della legge che governa la relazione dell’io con il suo mondo, dove le due istanze si strutturano reciprocamente.
L’azione intenzionale implica significati per la coscienza e valori, nella misura in cui tali significati sono carichi di affettività. Gli affetti, i fini e i mezzi dell’azione sono associati a piaceri e dolori, proibizioni, permessi e obblighi. Questi sentimenti, se si vuole che l’universo vissuto si formi con stabilità anche a livello affettivo, devono svilupparsi normalmente, sistemarsi e moltiplicarsi secondo un certo ordine.
La stabilizzazione dei valori comporta cinque elementi fondamentali.
1) I riferimenti affettivi. Riconoscere il significato delle manifestazioni affettive. Non riconoscere questi significati lascia in uno stato di penosa, incerta ricerca. La previsione degli stati affettivi, inoltre, permette di regolare l’azione e trovarne i limiti.
2) La stabilità dei limiti. Riconoscere ciò che è permesso, proibito, obbligatorio deve orientare il bambino in riferimento ai valori che si associano ai suoi atti. Se questi limiti cambiano continuamente, ne consegue un inevitabile disorientamento.
3) Ampiezza sufficiente dello spazio di vita. I limiti, le barriere, le proibizioni non devono superare un certo grado di saturazione o di pressione. I divieti devono essere pochi (il bambino ha bisogno di tempo per apprendere autonomamente i comportamenti da evitare), ma è assolutamente necessario che non vi siano deroghe. Se al bambino non vengono fissate alcune regole da seguire diventa insicuro.
4) La ripartizione del ruoli parentali e la loro stabilità. È necessario stabilire delle regole di comportamento: queste devono essere chiare e coerenti. Tutti gli adulti che si occupano dell’educazione del bambino (genitori, parenti, baby-sitter) devono essere d’accordo sulle stesse regole.
5) La polarità degli investimenti affettivi. La chiara polarità degli investimenti affettivi permette l’identificazione e l’orientamento. Per muoversi facilmente il bambino deve sapere con chiarezza quel che gli piace oppure non gli piace, ciò che è buono e ciò che è cattivo, bello o brutto.

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lunedì 26 marzo 2012

Betsabea con la lettera di David (Rembrandt)

In questo dipinto di Rembrandt viene rappresentata la scena finale della storia di Betsabea, quando trascorso il periodo di lutto per la morte del marito Uria l’Ittita, viene inviata da re David a diventare sua moglie (scena narrata nel Secondo libro di Samuele). David si innamorò di Betsabea un giorno che la vide bagnarsi in un fiume, quando la donna era ancora sposata: si congiunse con lei e la giovane restò incinta. Per coprire l’accaduto, David richiamò dal fronte Uria, sicuro che il guerriero Ittita avrebbe giaciuto con la sposa, ma era consuetudine per i soldati astenersi dal sesso prima delle battaglie e Uria non adempì ai suoi doveri coniugali. David allora ordinò che fosse messo in prima fila in battaglia, senza copertura del resto dell’esercito, in modo da esporlo a morte certa. Lasciato passare un convenevole periodo di lutto, David invitò la giovane vedova a diventare su moglie e a partorirgli il figlio. Ma Dio fece sapere al re che il suo delitto non sarebbe rimasto impunito e così il primo figlio di David e Betsabea morì. In seguito i giovani ebbero un altro figlio, il saggio Salomone, che succedette a David al trono.
Rembrandt raffigura Betsabea nel momento in cui, ricevuto l’invito di David, si prepara all’incontro col giovane re. La figura femminile, per cui il pittore probabilmente usò come modella la balia e governante Hendrickje Stoffels (poi divenuta sua compagna), occupa quasi tutta la scena. La giovane è rappresentata nuda e a grandezza naturale, seduta in primo piano a destra su un ricco drappo poggiato su una panca accanto al bordo della vasca. Nell’angolo inferiore sinistro della tela si intravedono pochi particolari di un’ancella che si accinge a lavarle i piedi. Betsabea ha il capo leggermente inclinato in avanti, nella mano destra appoggiata al ginocchio stringe la lettera di re David e lo sguardo rivela tutto il tormento interiore: rimanere fedele al marito o ubbidire al re. Per non offuscare il protagonismo assoluto della giovane e del suo momento di intima titubanza, nel quadro non viene ritratto nessun altro personaggio della vicenda: non vi appare né re David né il suo messaggero. In perfetta compostezza Betsabea appare sola (è poco rilevante la presenza della vecchia ancella), in forte tensione interiore, in preda al dilemma. Posta di fronte a una decisione che solo a lei spetta e alla quale proprio non può sfuggire, medita la risposta.
Betsabea con la lettera di David di Rembrandt Harmenszoon Van Rijn; 1654; olio su tela; cm. 142x142; Museo del Louvre, Parigi

giovedì 22 marzo 2012

Scenario storico del XIX secolo a.C.

Storia del popolo ebraico
(dalle origini alla costituzione dello stato di Israele)
Capitolo 10 

Per comprendere meglio il periodo storico in cui sono inserite le vicende dei patriarchi, è opportuno fare una panoramica di quanto avviene nel resto del mondo civilizzato.
Mesopotamia. La zona è caratterizzata da profondi cambiamenti, nel 1894 viene fondata da Sumu-abum la città di Babilonia, che sarà destinata a diventare un centro nevralgico nelle relazioni culturali e commerciali della zona. Nei territori circostanti sono insediati gli Assiri (Mesopotamia settentrionale) e gli Ittiti (Anatolia), che più tardi tenteranno un invasione dei territori assiri. Queste sono le tre grandi potenze dell'epoca, i cui domini si estendono dall’Asia Minore al Golfo Persico.
Egitto. In questo periodo in Egitto si registra la massima espansione del regno, con il faraone Senuosre III. L'Egitto ha il vantaggio di possedere strategiche barriere naturali, che mancano nelle aperte pianure della Mesopotamia.
Le altre zone del mondo antico. Anche in Asia Minore, oltre i confini mesopotamici, fiorisce una grande civiltà. La città di Troia viene ricostruita dopo essere stata distrutta per la quinta volta e numerose invenzioni vedono la luce nella zona. Il carro da guerra, poi adottato da tutti gli eserciti, viene usato per primo in questi luoghi. Altro sito di crescita culturale ed economica sono le isole dell'Egeo, in particolare Creta, centro dei commerci fra l'Asia minore e l'Egitto. I palazzi di Festo e Cnosso vengono edificati in questo periodo. La Grecia vive il suo periodo Elladico, caratterizzato dall'immigrazione della popolazione achea. È ancora lontana dal periodo di grande splendore, ma la fusione degli Achei con la popolazione locale getterà le basi per la nascita della lingua e della cultura  destinate a fiorire più avanti.
Europa. Ben lontano dal livello di civiltà presente nel medioriente, il continente europeo rimane un territorio sconosciuto popolato da tribù arretrate.


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giovedì 15 marzo 2012

Touch: la serie tv in esclusiva su Fox a partire dal 20 marzo

E se tutti gli esseri umani e gli eventi dell’universo fossero connessi tra loro in uno schema matematico preciso? È questo il leitmotiv del video trailer di Touch, la serie tv in onda in Italia dal 20 marzo in esclusiva sul canale Fox di Sky (canale 111). Ideata da Tim Cring (Heroes), la serie (che sarà trasmessa in contemporanea con gli Stati Uniti), vede l’atteso ritorno di Kiefer Sutherland nei panni di un ex giornalista di New York (Martin Bohm).
Martin ha perso la moglie nell’attentato alle torri gemelle dell’11 settembre e si ritrova solo con il figlio quasi dodicenne, Jake, interpretato da David Mazouz. Il bambino è affetto da autismo e non parla “da 10 anni, 5 mesi, 17 giorni e 14 ore”, così come lui stesso precisa nel video.
Ma se per Jake la comunicazione verbale è un problema, di certo non è difficile per lui vedere cose che altri non riescono a percepire: strane connessione che legano eventi ed esseri umani in uno schema decifrabile da una sequenza numerica.

Cosa succederà il 3/18 alle 3:18? Non perdete i 13 episodi della serie Touch, in onda in esclusiva per l’Italia sul canale Fox di Sky a partire dal 20 marzo.
Guardate il trailer pubblicato nella colonna a destra e lasciate le vostre impressioni: ogni episodio della serie può anche essere commentato in rete nel live blogging sulla pagina Facebook di Fox Italia.
Un trailer che ci invita a decifrare il significato dei numeri con i quali il piccolo Jake sta cercando di comunicarci quali esseri umani sono collegati agli eventi del passato, del presente e del futuro.

Le cause della dislessia: l’orientamento e la strutturazione spazio-temporale

L’orientamento spazio-temporale si sviluppa in un primo momento ponendo le cose in rapporto al proprio corpo (“davanti a me”, “alla mia sinistra”) e poi le cose in rapporto agli altri (“dietro al mio amico”). Questo può avvenire soltanto se il bambino ha consapevolezza del proprio corpo e del corpo degli altri. Fino a 3-4 anni, lo spazio vissuto non è rappresentato: lo spazio rappresentato è il risultato di un lungo lavoro intellettuale. Orientarsi significa vedere se stessi e le cose in rapporto a sé nello spazio, potersi dirigere facilmente, valutare i movimenti in rapporto allo spazio. Significa cioè stabilizzare lo spazio vissuto per poter agire in esso. La disorganizzazione dell’orientamento spaziale indotta in laboratorio conduce a disturbi della capacità di agire nello spazio. I disturbi più frequenti si manifestano in vertigini, ansia, inibizioni nelle azioni. In laboratorio, la visione del mondo viene rovesciata grazie a un gioco di lenti poste davanti a un occhio solo e bendando l’altro. Dopo circa otto giorni l’universo lentamente si ristabilizza e perde il suo angoscioso non-senso e il soggetto ripristina la “presa” sullo spazio. Naturalmente una volta tolte le lenti lo spazio si capovolge di nuovo per poi ristabilizzarsi.
Allo spazio vissuto è strettamente collegato il tempo vissuto. Ogni azione si svolge nel tempo, se non altro per dare un significato ed un’efficacia alla successione dei gesti necessari per il suo svolgimento. Orientarsi nel tempo significa situare il presente in riferimento a “un avanti” e a “un dopo”, poi il passato e il futuro; significa valutare il movimento nel tempo, distinguere il veloce e il lento, il successivo e il simultaneo.
Certe forme di disorientamento spaziale, come l’impossibilità di orientarsi al risveglio in una stanza non abituale, sono legati strettamente al disorientamento temporale, nella misura in cui ci si chiede se ci si trova dove si era ieri o nel luogo in cui ci si troverà domani. L’orientamento spazio-temporale, collegato con lo schema corporeo, è uno dei principali fattori di stabilizzazione dell’universo vissuto. In rapporto all’orientamento spazio-temporale, la strutturazione dello spazio-tempo rappresenta effettivamente il risultato di uno sforzo supplementare che implica l’analisi intellettuale dei dati immediati dell’orientamento. Si potrebbe dire che è il prodotto dell’orientamento spazio-temporale riuscito al livello vissuto nell’intelligenza analitica. Se l’orientamento non è riuscito e stabile al livello sincretico e affettivo, l’intelligenza analitica non può costruire l’indispensabile compimento costituito dalla strutturazione dello spazio-tempo. La strutturazione spazio-temporale consiste nella decomposizione integrale delle relazioni oggettive fra le direzioni, nella possibilità di prendere dei punti di riferimento arbitrari senza tuttavia disorientarsi dal momento che è assicurata la padronanza della relatività delle direzioni.

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venerdì 9 marzo 2012

Le lunette della Cappella Sistina (Michelangelo Buonarroti)

Oltre alla famosa volta, Michelangelo Buonarroti affrescò, tra il 1508 e il 1512  anche le pareti a ridosso, sopra gli archi delle finestre. Originariamente le lunette erano 16, ma lo stesso Michelangelo ne distrusse due poste sulla parete dell’altare per fare spazio al Giudizio Universale.

Le lunette sono dedicate a quaranta generazioni di antenati di Cristo. Non tutti i personaggi affrescati sono citati nell’Antico Testamento, poiché Michelangelo fece riferimento alla genealogia di Gesù descritta nel Vangelo di Matteo.
Eleazar e Mattan
Le figure delle lunette sono di grandi dimensioni, circa il doppio del naturale: in mezzo, proprio al centro della nicchia della finestra, è inserita una targa con i nomi degli antenati raffigurati scritti in maiuscolo latino. I gruppi di personaggi risultano quindi essere bipartiti a destra e a sinistra dell’arco della finestra. Ogni lunetta rappresenta un gruppo familiare: i personaggi, a volte indistinguibili fra loro, sono quasi sempre seduti o sdraiati. Michelangelo affrescò le lunette in tempi brevissimi, le figure furono abbozzate direttamente sullo strato di malta, senza l'uso del cartone. I colori usati sono puri con velature successive che arrivano ai mezzitoni. Gli effetti cangianti sono appositamente inseriti per una migliore visibilità, considerando le condizioni di semioscurità in cui le lunette vengono a trovarsi, essendo poste sopra le finestre. Lo splendore cromatico è stato messo in evidenza dal restauro del 1986, uno dei più importanti del XX secolo. La diversità delle tipologie umane e delle espressioni dei personaggi è sorprendente, sempre variati di posizione e di carattere psicologico.
Azor e Sadoc
Le lunette furono realizzate a partire dalla parete opposta all’altare e seguendo l’ordine cronologico secondo la genealogia di Matteo. Esse vanno lette, partendo dalla parete dell’altare, alternando destra e sinistra, fino a giungere alla parete di fondo, in cui si trovano raffigurati gli ultimi antenati. La prima lunetta risulta quindi quella a sinistra dell’altare; la seconda quella a destra (ma queste due sono andate distrutte). Le lunette sei e sette sono affiancate per permettere che l’ultima, posta sulla parete dell’ingresso, cada davanti alla prima. La rottura del ritmo della lettura coincide con la rappresentazione dei momenti della deportazione degli Ebrei a Babilonia. Nello schema della Cappella Sistina, la numerazione delle lunette non è consecutiva, poiché a essa è inserita la numerazione delle altri parti decorate: Pennacchi, Sibille e Profeti, Storie centrali, Vele, Medaglioni.


1. Eleazar e Mattan
2. Giacobbe e Giuseppe
3. Achim ed Eliud
7. Azor e Sadoc
11. Zorobabele, Abiud ed Eliacim
15. Giosia, Ieconia e Salatiel
23. Ezechia, Manasse e Amon
19. Ozia, Ioatam e Acaz
31. Asaf, Giosafat e Ioram
27. Roboamo e Abia
39. Iesse, Davide e Salomone
35. Salmòn, Booz e Obed
47. Naasson
43. Aminadab
44. Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuda (distrutta)
45. Fares, Esrom e Aram (distrutta)

Lunette della Cappella Sistina, Michelangelo Buonarroti, 1508-1512, freschi su muro, Cappella Sistina, Roma

lunedì 5 marzo 2012

Storia o leggenda: la maschera di ferro

Nicolas Fouquet, politico francese sovrintendente alle finanze durante la minorità di Luigi XIV, improvvisamente nel 1661 cade in disgrazia, viene rinchiuso in prigione e trasferito in una fortezza dove muore in circostanze misteriose. Alla sua figura Alexandre Dumas padre, nel romanzo Il visconte di Bragelonne, si ispira per creare il personaggio passato alla storia come “la maschera di ferro”, un prigioniero rinchiuso in carcere col volto coperto, appunto, da una maschera di ferro. 
Il romanzo ha in seguito ispirato ben cinque versioni cinematografiche, l’ultima del regista  Randall Wallace che nel 1998 lo ha portato in scena con un cast veramente d’eccezione: Leonardio Di Caprio (nel doppio ruolo di re Luigi XIV e del gemello Filippo), Gérard Depardieu, Jeremy Irons, John Malkovich e Gabriel Byrne. Il romanzo storico di Dumas è quello finale del Ciclo dei Moschettieri, trilogia che comprende I tre moschettieri, Vent’anno dopo e Il visconte di Bragelonne
Nel romanzo, il moschettiere del re Aramis scopre che nelle segrete della Bastiglia è rinchiuso il fratello gemello del sovrano, conosciuto col nome di Filippo Marchiali, il quale non conosce la sua vera identità. Credendolo il vero sovrano, il moschettiere si reca in carcere, gli racconta della sua nascita e lo libera con un falso ordine di scarcerazione. Nel frattempo Luigi viene rapito, spacciato per il gemello Filippo e rinchiuso in carcere con l’accusa di spacciarsi per il vero sovrano. Nell’intreccio della vicenda si inserisce il sovrintendente Fouquet, che conferma la vera identità del sovrano in carica. Filippo allora viene  fatto prigioniero dal moschettiere D’Artagnan e portato nelle isole di Santa Margherita (al largo di Cannes) con il volto coperto da una maschera di ferro.
La storia, di pura fantasia, non ha nessun riscontro storico. Però esistono dei documenti in cui si parla di un prigioniero col volto coperto da una maschera di ferro. Sono le lettere che il carceriere  Benigne d’Auvergne del Saint-Mars scrive al Ministro della Guerra, il marchese di Louvois. Dalla corrispondenza dei due si ricava che quest’uomo fu arrestato nel 1699 e imprigionato a Pinerolo, all’epoca piazzaforte francese. In seguito, insieme al suo carceriere Saint-Mars fu trasferito dapprima al castello di Exiles, poi sull’isola di Santa Margherita e infine alla Bastiglia, dove morì nel 1703. L’identità di questo personaggio è stata ritenuta da sempre di grande importanza appunto perché tenuta segreta: oltre 50 ipotesi sono state formulate al riguardo, ma studiando i documenti e i registri della prigione l’unica figura legata agli spostamenti del carceriere Saint-Mars è quella di un perfetto sconosciuto, un certo Eustache Dauger, o Danger, probabilmente un valletto di un diplomatico che aveva assistito a qualche incontro segreto che non avrebbe dovuto vedere.
C’è ora da domandarsi perché la maschera e perché si è voluto fra credere che il prigioniero fosse una persona tanto importante. A tale proposito qualche storico sostiene che fosse una messa in scena che serviva ad alimentare le voci  su quanto il re fosse potente e spietato. Ma probabilmente è più credibile la tesi di altri storici, secondo i quali la sceneggiata sarebbe stata ideata dallo stesso Saint-Mars con il preciso scopo di farsi pubblicità per la carriera. In pratica il carceriere voleva far credere che Dauger fosse un personaggio importante e che lo avevano affidato a lui come riconoscimento della sua autorità e del suo potere. In effetti Saint-Mars, che aveva iniziato come umile moschettiere, finì per diventare il governatore della Bastiglia. Nulla di strano, quindi, che si portasse dietro il prigioniero come credenziale in ogni carcere in cui veniva promosso. In definitiva la trovata fu determinante per la sua carriera.