lunedì 20 febbraio 2012

Le cause della dislessia: lo schema corporeo

Lo schema corporeo può essere definito come la consapevolezza del proprio corpo, delle sue parti e dei movimenti, delle posture e degli atteggiamenti, che si sviluppa molto lentamente e si compie normalmente verso gli 11/12 anni. Lo schema corporeo comincia a svilupparsi quando il bambino stabilisce la prima differenziazione tra il suo corpo e il corpo della mamma: facendo passare mani e piedi nel campo visivo ha inizio la percezione dei “lembi” corporei. Dallo schema corporeo dipende la motricità. Verso il nono mese lo sviluppo permette impressioni percettivo-motorie numerose e nuove (sdraiarsi, sedersi, voltarsi). Le sensazioni visive, motorie e della distanza, a cui si aggiunge l’esperienza di camminare in piedi (fra gli 11 e i 14 mesi) costituiscono una prima spazializzazione del mondo, cioè dell’io-universo di questa età. Soltanto versi i cinque anni si compie il primo schema corporeo totale e si acquisiscono le prime abitudini motorie. L’organizzazione di qualsiasi atto esisge la formazione di una immagine motoria. Questa ci costruisce mediante l’interiorizzazione del modello dell’atto riuscito. Gli schemi motori possono organizzarsi solo partendo dallo schema corporeo e appoggiandosi a esso. Un bambino che ha una turba nello schema corporeo (cioè della coscienza del suo corpo e delle sue possibilità motorie) non arriverà a costruire nessuno schema dinamico d’azione, poiché ciò richiede la sensazione di talune regioni del corpo, la differenziazione di certi movimenti e la coordinazione e la dissociazione di gesti simultanei o successivi.
Gli schemi dinamici della lettura e della scrittura, come per tutti gli altri apprendimenti, si fondano sulla preventiva organizzazione dello schema corporeo, che si costituisce in funzione della maturazione del sistema nervoso ma anche in funzione dello stesso universo in cui i movimenti devono compiersi.

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lunedì 13 febbraio 2012

Storia o leggenda: Robin Hood

La statua di Robin Hood a Nottingham
Probabilmente è esistito davvero un nobile cavaliere a cui erano state rubate le terre e si era trasformato in bandito. Ma il mito di Robin Hood sembra poi essersi fuso con le leggende legate alle divinità boschive, forse di origine celtica. Lo scenario storico delle gesta leggendarie di Robin Hood risale al tempo in cui il re Riccardo I di Inghilterra, detto Riccardo Cuor di Leone è impegnato nelle Crociate in Terra Santa, quindi attorno all’anno 1190.  Durante l’assenza del re, il regno è amministrato dal principe Giovanni Plantageneto, (o Giovanni d’Inghilterra), meglio conosciuto come Giovanni Senzaterra (John Lackland), che esercita una notevole pressione fiscale sulla popolazione con la complicità dello sceriffo di Nottingham. E naturalmente non manca una vicenda d’amore: Robin Hood è infatti innamorato dei Lady Marian (o Marion), che però è tenuta prigioniera dal malvagio principe Giovanni. Così Robin, per amore di Marion e per la sua fedeltà a re Riccardo, si rifugia nella foresta di Sherwood dove si unisce a un gruppo di miserabili. Sfruttando la sua grande abilità di arciere organizza agguati per appropriarsi dei soldi sottratti dallo sceriffo di Nottingham tramite le tasse imposte alla popolazione e ridistribuirle ai più sfortunati.
Gli storici non sono concordi  sulla derivazione della figura di Robin Hood: alcuni lo identificano con una divinità preistorica celtica dei boschi venerata soprattutto nella festa di Calendimaggio; secondo altri potrebbe trattarsi di Robin Goodflellow (Buondiavolo), una divinità boschiva poi ridimensionata a folletto e citata da William Shakespeare nel Sogno di una notte di mezza estate. Il nome potrebbe derivare da “robinet”, l’ariete che orna i rubinetti delle fontane pubbliche.
Il primo a riferire di Robin Hood è il clerico inglese William Langland nel manoscritto del 1377 Piers Plowman, dove fa pronunciare a un suo personaggio la frase: “Non conosco bene le preghiere del Signore, ma conosco le ballate di Robin Hood”. Successivamente, l’eroe viene citato in un manoscritto del 1410 conservato nella cattedrale di Lincoln che riporta: Robin Hood in Sherwood stood (Robin Hood si trova a Sherwood); nello Scottish Chronicle di Wynton (1420 circa); in una petizione presentata al Parlamento inglese nel 1439 contro un certo Piers Venebles che “si sarebbe rifugiato nella foresta come fece Robin Hood e i suoi”. In un passaggio dello Scottish Cronicon scritto tra il 1377 e il 1384, si trova la prima menzione storica dell’eroe di Sherwood, descritto come un celebre bandito che si ribellò alla confisca dei suoi beni e di cui il volgo si dilettava a celebrare le gesta in commedie e ballate.
Per il primo racconto completo sulle vicende di Robin Hood bisogna aspettare il 1510, dove uno scritto ancora esistente viene intitolato Le gesta di Robin Hood, anche se non è chiaro se l’ispirazione del racconto sia avvenuta pensando a una persona realmente esistita.
Major Oak, nella foresta di Sherwood
Anche sui luoghi dove si sarebbe svolta la vicenda le contraddizioni non mancano. Secondo la versione moderna della leggenda, infatti, Robin Hood di sarebbe rifugiato nella foresta di Sherwood e accampato nei pressi di una quercia secolare, nota come Major Oak. Ma gli studiosi hanno calcolato che l’albero in questione abbia più o meno 800 anni, quindi ai tempi di Robin Hood doveva essere solo un piccolo arbusto. La foresta di Sherwood, inoltre, si trova nella contea di Nottinghamshire, mentre le ballate originali ci parlano invece di Barnsdale, un’area a circa 50 miglia a nord di Sherwood, nella contea dello Yorkshire. Ed è nella foresta di Barnsdale che si trovano ancora oggi il “pozzo di Robin Hood”, il “pozzo di Little John” e il “ruscello di Robin Hood”. E gli abitanti dello Yorkshire hanno intitolato al mitico eroe il nuovo aeroporto di South Yorkshire, chiamato Robin Hood Airport Doncaster Sheffield.
Per quanto riguarda la tomba di Robin Hood, si suppone si trovi nel monastero di Kirklees, dove l’eroe, ammalato, si sarebbe rifugiato per ricevere le cure della madre superiora, sua parente. Secondo quanto riportato nello scritto delle Gesta, prima di morire Robin Hood avrebbe scagliato una freccia dalla finestra del monastero e avrebbe chiesto all’amico Little John di seppellirlo dove la freccia sarebbe caduta. In effetti, a circa 550 metri dal monastero si trova una tomba antica al cui interno c’è un’iscrizione che dice che il 21 dicembre 1247 Robin Hood è stato sepolto lì. Ma l’iscrizione sembra risalire al XVIII secolo, epoca in cui il luogo era già una meta turistica…

giovedì 9 febbraio 2012

Adamo ed Eva cacciati dal paradiso (Masaccio)

Questo dipinto del Masaccio, uno dei tanti che ruotano intorno al tema di Adamo ed Eva, del peccato originale e della cacciata dal paradiso terrestre, è anche una delle numerose testimonianze degli interventi postumi di copertura dei genitali nelle opere d’arte con ornamenti vegetali. Masaccio dipinge l’affresco durante il lavoro di decorazione della Cappella Brancacci, nel transetto della Chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze.
I lavori nella cappella iniziano nel 1424 insieme a Masolino da Panicale in seguito alle disposizioni testamentarie di Pietro Brancacci eseguite da Felice Brancacci, patrono della cappella. I due utilizzano un solo ponteggio: Masolino affresca le sue storie sulla parete di fondo mentre Masaccio dipinge sulla parete laterale. Il risultato finale sono due stili che si contrappongono: il rigore tipicamente tardogotico di Masolino e quello del Masaccio, che rappresenta uno degli esempi più elevati di umanesimo rinascimentale. Adamo ed Eva cacciati dal paradiso (o Cacciata dei progenitori) si trova così sul lato opposto a quello dove Masolino raffigura un’altra scena della Genesi: la tentazione di Adamo ed Eva.
Nel capolavoro  di Masaccio i due personaggi sono rappresentati in tutta la loro umanità: Adamo si copre il volto con le mani per la vergogna e il senso di colpa, Eva urla di dolore e si copre le nudità con le mani. I corpi sono volutamente sgraziati e realistici, inondati di una luce violenta proveniente dalla destra del dipinto, la stessa direzione da cui arriva la luce naturale dalla finestra della cappella.
L’angelo della giustizia piomba dall’alto e sguaina una spada per intimare i due a uscire dalle porte dell’Eden. Il realismo dell’affresco affiora in ogni particolare: nei capelli di Adamo si avverte il sudore del lavoro al quale è stato condannato e nella figura di Eva viene posto in evidenza il senso del pudore. La caviglia di Adamo presenta un errore (è un po’ tozza), particolare che mette in risalto l’eccezionale senso realistico dell’autore.
Rispetto agli scritti della Genesi, nel quadro appaiono alcune divergenze, in quanto viene rappresentato un solo angelo, mentre la Genesi narra di cherubini "che vibravano ..... una spada fiammeggiante". Inoltre i corpi sono rappresentati nudi (le frasche furono aggiunte in seguito), quando la Genesi invece fa riferimento a tuniche di pelle come vesti. Masaccio fa uscire le figure da un arco che rappresenta la porta del paradiso terrestre, mentre il libro biblico non accenna mai a nessuna porta di ingresso e uscita dall’Eden.
Dopo l’intervento di restauro del 1990 sono state completamente eliminate le coperture, ripristinando lo stato originale dell’opera.
La cacciata dei progenitori dal Paradiso terrestre, Masaccio, 1424-1425, fresco a muro, cm. 208x88, Cappella Brancacci (Chiesa del Carmine), Firenze