giovedì 19 gennaio 2012

Storia o leggenda: re Artù

Britannia, tra il V e il VI secolo d.C. La dominazione dell’impero romano è ormai alla fine. Nel 410 l’imperatore Onorio, figlio di Teodosio il Grande, è costretto a ritirare le proprie truppe dalla zona per difendere la Gallia e l’Italia dall’invasione visigota. Ma pure in Britannia i guai non sono terminati e nuovi nemici minacciano la ritrovata unità del regno: sono i Sassoni che provengono dalla Scandinavia, temuti perché ancora pagani. È questo lo scenario storico in cui si colloca la figura di re Artù, della sua mitica spada e della leggendaria Tavola Rotonda.
Le testimonianze della sua esistenza sono da sempre oggetto di impegno da parte di molti studiosi. Di lui si parla nella Historia Brittonum del monaco Nennio, un saggio sulla storia della Britannia tra il 428 e il 547 d.C. Nennio non lo cita mai come re, ma racconta delle gesta di un soldato chiamato Artù impegnato a difendere i possedimenti regali dall’invasione dei Sassoni. Secondo il film del 2004 diretto da Antoine Fuqua, King Arthur, questo valoroso comandante sarebbe stato addirittura un ex generale romano di nome Artorius Castrus, soprannominato Artù, fin da giovane al servizio dell’impero romano al fianco dei cavalieri sarmati, valorosi guerrieri di origine ucraina già impiegati da Marco Aurelio per difendere la Britannia.

Le leggende sul personaggio
Racconti e leggende di un personaggio simile circolavano anche in altri paesi, dall’Irlanda alla Normandia, e perfino in Italia (un bassorilievo sulla Porta della Pescheria del Duomo di Modena raffigura Artù e i suoi cavalieri). L’identificazione della figura di Artù ha diviso gli studiosi storici su più fronti. Alcuni sostengono possa trattarsi di Riotamo, re dei Brettoni attivo durante il regno dell’imperatore romano Antemio. Altri lo identificano con Lucio Artorio Castro, un dux romano del II secolo a capo della VI legione, la cui fama si sarebbe tramandata nei secoli successivi. Teorie molto più fantasiose lo vedono addirittura un re dell’età del bronzo (circa 2300 a.C.), altre sostengono che fosse un guerriero scozzese a capo dell’esercito impegnato nelle azioni militari contro i Pitti che si svolsero nella regione tra il Vallo di Adriano e quello di Antonio.
Quando nel 1136 il monaco gallese Goffredo di Monmouth scrisse la sua Historia Regium Britanniae si sentì parlare in maniera più approfondita di Artù e del mago Merlino. La forma definitiva del personaggio si deve alla pubblicazione, nel 1485, de La morte di Artù, di Sir Thomas Malory, dove per la prima volta vennero citati Lancillotto, la Tavola Rotonda, Camelot e il Santo Graal.

La Tavola Rotonda
Rintracciare la Tavola Rotonda non è stata impresa semplice. Per anni si credette che fosse quella conservata nel castello di Winchester, nello Hampshire, fatta costruire senza capotavola da Artù “perché tutti fossero uguali”. In realtà quella tavola fu fatta costruire probabilmente per Enrico III (1216-1272), per riportare in auge lo spirito cavalleresco dell’epoca di Artù. La tavola fu dipinta con 25 spicchi, uno per il re e 24 per i suoi cavalieri. Nel mezzo vi si trova una rosa, simbolo dei Tudor. L’esame della datazione al carbonio 14, effettuata nel 1976, confermò la costruzione con alberi tagliati nel tredicesimo secolo.

Le rovine di Tintagel Castle
Le rovine di Tintagel
È solo nel 1998 che emerge per la prima volta un reperto che potrebbe confermare la reale esistenza di Artù. Si tratta di una lastra di ardesia risalente al VI secolo e rinvenuta nei pressi di Tintagel, in Cornovaglia, sulla quale è incisa una citazione latina che accenna al fatto che un certo Artognov (che si legge Artù) fece costruire quel luogo. La corrispondenza con la tradizione, che vedeva in Tintagel il luogo di nascita di Artù, ha fatto ben sperare di poter finalmente legare la figura leggendaria di Artù a un reale personaggio storico, ma la prova è decisamente insufficiente.

Camelot, Merlino e la spada nella roccia
Nessuna traccia recante il nome di Camelot è invece stata trovata nel luogo dove la tradizione colloca la reggia di Artù, ma gli scavi hanno comunque confermato la presenza di un edificio fortificato importante, con vasellame simile a quello del castello di Tintagel. Quanto al tutore e consigliere di Artù, Merlino, probabilmente deve il suo nome (Myrddyn) alla città natale, Caermyrddyn. A causa degli scarsi dati pervenuti si pensa sia stato consigliere del re gallese Vortirgern (V secolo d.C.) che combattè a fianco di re Gwenddolau, che Nikolai Tolstoy (saggista e storico britannico di origine russa) identifica con Re Artù. Anche su Excalibur non mancano certo le controversie. La mitica spada estratta dalla roccia da Artù ancora bambino sarebbe in realtà la spada druidica dei re precedenti la dominazione romana, che la tradizione vuole forgiata in cielo dagli dei. Il suo nome deriverebbe da una scritta latina incisa sull’elsa.
Per quanto riguarda poi la difesa del santo Graal, il calice usato da Gesù per istituire l’eucarestia, c’è da dire che il Graal avrebbe potuto essere il calice usato nelle cerimonie solenni dai sacerdoti druidici in epoca preromana per raccogliere il sangue delle vittime sacrificate.
L’ultima curiosità attorno a re Artù è la totale mancanza di accenni ai suoi eredi, fatto poco credibile nel contesto storico del personaggio.

5 commenti:

  1. Adoro re Artù e i cavalieri della tavola rotonda, letti e riletti in gioventù. Le loro gesta mi affascinavano.

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  2. Visitare la Cornovaglia è uno dei miei desideri, se vuoi parto e vado a vedere se scopro qualche novità :-)

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  3. Qui ci sguazzo proprio... argomenti stupendi!!

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  4. Interessante! Comunque Goffredo di Monmounth fa alcune allusione all'erede di Artu'!;-)

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  5. cara tiziana, ti faccio i miei complimenti... non è da tutti poter replicare su un simile argomento...
    monica

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