domenica 1 gennaio 2012

Ode al primo giorno dell’anno: l’omaggio di Pablo Neruda al capodanno


Pablo Neruda, Terzo libro delle odi (Tercer libro de odas), 1957
Ode al primo giorno dell'anno
Lo distinguiamo dagli altri
come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte lo andiamo a ricevere
come se fosse un esploratore che scende da una stella.

Come il pane assomiglia al pane di ieri,
come un anello a tutti gli anelli: 
i giorni muovono le palpebre
limpidi, tintinnanti, passeggeri,
e si coricano nella notte oscura.

Vedo l'ultimo giorno di questo anno
sopra un convoglio diretto verso le piogge
del lontano arcipelago cobalto,
e l'uomo della lovomotiva,
complessa come un orologio del cielo,
che abbassa gli occhi sull'infinita riga dei binari
sui lucidi manubri, sopra ai veloci ingranaggi del fuoco.

Oh!, conduttore di treni
scatenati verso stazioni nere della notte!
Questa fine dell'anno senza moglie e senza figli,
non è uguale a quella di ieri, a quella di domani?

Visto dalle rotaie e dalle maestranze
il primo giorno, la prima aurora
di un anno che comincia,
ha il medesimo ossidato colore di treno di ferro:
e salutano le persone mungo il cammino,
le vacche e i villaggi, nel vapore dell'alba,
senza sapere che si tratta della porta dell'anno,
di un giorno scosso da campane,
adornato con piume e garofani.

La terra non lo sa: accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste, lo dispiegherà in colline
lo bagnerà con frecce di trasparente pioggia
e poi lo avvolgerà nell’ombra.

Eppure, piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire, a sperare.

Ti metteremo come una torta
nella nostra vita,
ti accenderemo come un candelabro,
ti berremo come un topazio.

Giorno dell'anno nuovo,
giorno elettrico, fresco,
tutte le foglie escono verdi
dal tronco del tuo tempo.

Incoronaci con acqua,
con gelsomini aperti,
con tutti gli aromi spiegati,
sì, benché tu sia solo un giorno,
un povero giorno umano,
la tua aureola palpita
su tanti cuori stanchi
e tu sei, oh giorno nuovo,
oh nuvola in arrivo,
pane mai visto,
torre permanente!

Oda al primer día del año
Lo distinguimos como si fuera
un caballito diferente de todos los caballos.
Adornamos su frente
con una cinta, le ponemos
al cuello cascabeles colorados,
y a medianoche vamos a recibirlo
como si fuera explorador que baja de una estrella.

Como el pan se parece al pan de ayer,
como un anillo a todos los anillos:
los días parpadean claros, tintineante, fugitivos,
y se recuestan en la noche oscura.

Veo el último día de este año
en un ferrocarril, hacia las lluvias
del distante archipiélago morado,
y el hombre de la máquina,
complicada como un reloj del cielo,
agachando los ojos a la infinita
pauta de los rieles,
a las brillantes manivelas,
a los veloces vínculos del fuego.

Oh!, conductor de trenes desbocados
hacia estaciones negras de la noche.
Este final del año sin mujer y sin hijos,
no es igual al de ayer, al de mañana?
Desde las vías y las maestranzas
el primer día, la primera aurora
de un año que comienza,
tiene el mismo oxidado color de tren de hierro:
y saludan los seres del camino,
las vacas, las aldeas, en el vapor del alba,
sin saber que se trata de la puerta del año,
de un día sacudido por campanas,
adornado con plumas y claveles,

La tierra no lo sabe: recibirá
este día dorado, gris, celeste,
lo extenderá en colinas, 
lo mojará con flechas de transparente lluvia,
y luego lo enrollará en su tubo, 
lo guardará en la sombra.

Así es, pero pequeña puerta de la esperanza,
nuevo día del año,
aunque seas igual como los panes a todo pan,
te vamos a vivir de otra manera,
te vamos a comer, a florecer, a esperar.
Te pondremos como una torta en nuestra vida,
te encenderemos como candelabro,
te beberemos como si fueras un topacio.

Día del año nuevo,
día eléctrico, fresco,
todas las hojas salen verdes del tronco de tu tiempo.

Corónanos con agua,
con jazmines abiertos,
con todos los aromas desplegados,
sí, aunque sólo seas un día,
un pobre día humano,
tu aureola palpita sobre tantos cansados corazones,
y eres, oh día nuevo,
oh nube venidera,
pan nunca visto,
torre permanente!

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