mercoledì 11 gennaio 2012

Sacrificio di Isacco (Caravaggio)

Caravaggio (al secolo Michelangelo Merisi) dal cardinale Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII, che per avere l'opera dovette però aspettare che l'artista lombardo, protagonista dei palazzi romani del Seicento, uscisse di prigione. Perché Caravaggio, la cui vita fu divisa tra la cultura raffinata e la feccia della strada, fu coinvolto in non poche vicende giudiziarie. A cominciare dal 1603, quando fu accusato di essere l'autore di alcuni sonetti diffamatori nei confronti del pittore Giovanni Baglione, per finire tre anni dopo con un'accusa di aggressione ai danni di Mariano Pasqualone, un funzionario legale dello stato ecclesiastico. Tre anni in cui l'artista milanese fu arrestato e incarcerato cinque volte.
l dipinto fu commissionato al
Fu probabilmente durante gli arresti domiciliari che Caravaggio terminò l'opera in questione, che testimonia le ricerche dell'artista sulle espressioni dei volti mentre si compiono atti di violenza. L'episodio biblico ritratto è riferito nel libro della Genesi: dopo aver aspettato un erede per oltre cent'anni, Abramo riceve l'ordine divino di prendere l'agognato figliolo Isacco e di offrirglielo in sacrificio. Abramo, senza discutere in alcun modo la richiesta, lega il ragazzo all'altare sacrificale e si appresta a sferrare il colpo mortale, ma è fermato dall'arrivo di un angelo che gli dice di fermarsi perché ha già superato la prova di obbedienza incondizionata che gli era stata richiesta.
Punto centrale del quadro è il vecchio Abramo, vestito con un drappo rosso acceso. Con la mano sinistra tiene la testa del figlioletto riversa sull'altare e nella destra afferra il coltello sacrificale. L'espressione di Isacco è colta nell'esatto istante dell'urlo di terrore. Il viso di Abramo, con espressione interrogativa, è rivolto alla sinistra del dipinto, dove appare il giovane angelo che con la mano destra ferma e decisa afferra il braccio del patriarca per mettere fine l'omicidio rituale.
A fare da modello a Isacco, e probabilmente anche all'angelo, fu il garzone di Caravaggio, Cecco Boneri, che più avanti fu pittore a sua volta. Questo dimostra una delle caratteristiche della pittura del Merisi: una sorta di messa insieme di figure tratte da studi sui modelli.
Sacrificio di Isacco; Caravaggio; 1603-1064; olio su tela; cm. 104x135; Firenze, Galleria degli Uffizi

2 commenti: