mercoledì 11 gennaio 2012

Heidegger e il dramma dell’io: l’essere e il nulla

Martin Heidegger
Una volta focalizzato il pensiero sull’esistenza, Heidegger si domanda cos’è l’uomo e cos’è l’io, domande a cui la scienza non può rispondere.
La domanda hideggeriana non è in relazione all’essere in generale, ma all’essere nella sua determinazione particolare, che il padre dell’esistenzialismo tedesco chiama “situazione”. La situazione è di pura oggettività, pone l’uomo come cosa fra le cose, lo getta in un mondo al di là la sua volontà, in un posto dove egli non conosce i rapporti fra sé e le cose e fra le cose stesse. La vita ci viene data, ma questo posto nel mondo ci viene imposto, appartiene al soggetto solo perché il soggetto ci deve vivere e in esso deve realizzarsi. Da questa situazione irrazionale che non si è scelto si può costruire qualcosa per sé.
Si può apprendere qualcosa di se stessi e apprendere la situazione: comprenderla significa superarla, capire di non essere cosa fra le cose, ma soggetto. Ci si pone, si esiste. Si scopre di essere un io che emerge perché ha una coscienza. Ci si distacca dalle cose e dalla loro imminenza, le si superano. Si stravolge il concetto di metafisica. Uscendo dalle cose la domanda viene ridicolizzata. Perché ci sono piuttosto di non esserci? Perché esserci piuttosto del nulla? L’uomo non può rifiutare la propria esistenza, semplicemente perché c’è. La domanda metafisica va al di là dell’essere sul quale viene fatta. Il concetto del nulla esce dalla possibilità di rispondere. 
Siamo esseri parziali e determinati, non possiamo conoscere l’essere generale. La risposta implicherebbe un superamento della situazione esistenziale da cui non si può prescindere, se non annullando se stessi per approdare nel nulla. Uscire dall’essere per arrivare all’essere è impossibile. Arrivare all’universale, togliere la determinazione, significherebbe arrivare al nulla.
L’essere e il nulla diventano i due poli del dramma dell’io. Il nulla non può essere accettato perché l’io esiste. L’interrogazione sull’io non deve appartiene alla scienza, ma al soggetto. 
Se la domanda fosse analizzata dalla scienza crollerebbe: ma se l’uomo continua a porsi la domanda questa mantiene la sua necessità di essere posta. L’io sente di voler risolvere i suoi problemi, anche se questi non sono scientifici, per trovare un senso all’esistenza. Il centro della filosofia di Heidegger diventa l’uomo concentrato nella risoluzione di problemi che sente solo suoi, sforzandosi di essere per esserci, senza pretesa di raggiungere l’essere generale. L’uomo rimane legato alla sua situazione e impara ad amarla, preferendo esistere piuttosto che non esistere, anche se non lo si è scelto. 

3 commenti:

  1. Bello, mi è piaciuto veramente tanto leggerlo! :-)

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  2. per quanto analizzato nel post devo dire che sono totalmente in linea di pensiero con lui
    m.c.

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