giovedì 1 dicembre 2011

Nascita del diritto moderno e ragion di stato

Giovanni Botero
Le grandi monarchie europee del 1600 (Francia, Spagna, Inghilterra) hanno giocato un ruolo fondamentale nell’abbattimento del sistema feudale e nella nascita della concezione moderna di stato. Nasce l’idea dell’utile comune.
Il potere assoluto dei monarchi europei dell’età moderna poggia le basi sulla consacrazione della Chiesa, poiché è un potere che deriva da Dio, e sull’incondizionata obbedienza popolare, che gli riconosce il ruolo per diritto ereditario come incarnazione della legge.
A ingigantire questo potere si aggiunge la burocrazia statale, che opera per tre vie:
1) recupera al sovrano le terre perse durante il Medioevo a causa della politica della nobiltà;
2) l’accentramento fiscale;
3) l’accentramento militare.
In un primo tempo questa politica autoritaria non provocò reazioni contro il sovrano, poiché questi, operando per accrescere il proprio potere, realizzò gli interessi di altri.
I sovrani cercarono di stabilizzare la situazione sociale, mettendo fine alle guerre interne che si erano verificate nel Medioevo e realizzando una politica di pace interna che è la premessa del bene pubblico, reso possibile dall’espansione dell’economia basata sui grandi traffici con le colonie. Il bene pubblico legittima il potere del sovrano, e alla base di ciò si delinea l’idea dell’utile comune, primo passo verso “la ragion di stato”.
La ragion di stato implica che la legge suprema dell’azione politica diventa la “ragione”. La ragione non è più questione di principio ma di convenienza, la politica non è più subordinata a principi morali.
Ma l’idea del diritto, che aveva invece dominato l’epoca medievale, non viene del tutto screditata: essa serve ai sovrani per giustificare appunto la ragion di stato. Subordinare la politica all’utile comune significa entrare in un’ottica dove i principi morali perdono valore. Anche a livello delle scienze giuridiche vengono introdotte nuove idee nell’analisi del diritto, scaturite soprattutto dal movimento filosofico della scolastica. La maggiore innovazione ideologica fu senz’altro la distinzione fra il diritto eterno (naturale o divino), immutabile nel tempo, e le norme giuridiche, a carattere positivo, che sono modificabili nel tempo e nelle situazioni, ovvero sono giustificabili in una data situazione.
Vengono distinte le semplici consuetudini dalle leggi scritte, viene introdotto il principio che norme giuridiche non scritte non possono avere valore. I giuristi moderni andranno così a smantellare tutto il diritto feudale, fatto che avrà importanza enorme per i rapporti economici, soprattutto nel campo della concessione delle terre, che vengono ora assegnate mediante contratti rinnovabili di breve durata. Viene così colpita tutta la tradizione che aveva regolato di rapporti giuridici: il diritto cessa di essere legato alla morale. La nascita dell’assolutismo è accompagnata da violenze di ogni tipo, la prima del diritto tradizionale.

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