giovedì 1 dicembre 2011

Le nuove forme di potere in Italia: principati e signorie

La costituzione degli stati autonomi che si vennero a formare in Italia nel Medioevo fu la premessa che rese la nostra penisola terra di conquista delle grandi monarchie Europee (Spagna, Francia e Austria). Le forme di governo furono svariate e differenti nell’intero corso del Medioevo.

Le Signorie nel 1300

Attorno all’anno 1200, nel regno Normanno (Sicilia) si elaborò una forma di autocrazia regia in anticipo sui tempi e somigliante alle monarchie assolute tipiche dell’età moderna. Il tentativo fallì per opposizione dei Comuni e della Chiesa.
In alcune realtà si venne a formare il regime democratico comunale, fuori dagli schemi politico-istituzionali feudali. La democrazia comunale, nell’ambito della quale il capitalismo borghese si era saldato alla nobiltà feudale, costituì terreno favorevole per la formazione di stati anti-tradizionali in concomitanza con l’assenza secolare dell’imperatore e la conseguenza autarchia. Si creò così una costellazione di stati autonomi che sperimentò forme di potere che andarono dal dispotismo più brutale dei capi di ventura che imposero la loro autorità con la forza, a forme di governo particolare di alcune vecchie famiglie feudali che gareggiarono fra loro per rendere più prospera l’economia e l’arte.
A Venezia si incontra un governo oligarchico-conservatore, cioè un insieme di famiglie di origine patrizia che riescono ad affermarsi con saggezza politica. Altrove, come a Firenze, governano di fatto (ma non di diritto) i popolani. Da altre parti ancora si hanno forme di teocrazia politica, ovvero un governo di Dio rappresentato in terra da alcuni uomini (Savonarola). Nello Stato pontificio regna un governo di dispotismo clericale.
In questa atmosfera si va affermando un’idea comune, la coscienza dell’uomo nella sua natura e importanza terrena, che non ha riscontri altrove. I governanti fanno sfarzo di benessere e potenza esteriore. Vere forze di governo diventano virtù e vizi materiali (capacità di creare consenso mediante lo sviluppo economico o artistico, astuzia o forza spietata per imporre la propria volontà).
Nella grande politica europea gli staterelli italiani finiscono per diventare strumenti di potere straniero. L’Italia diventerà oggetto della politica imperialistica di altri stati.
La forza degli stati stranieri è basata sulla vitalità, sulle ambizioni politiche dinamiche, sulla volontà di potenza: questi stati riconoscono come unico principio d’azione politica l’opportunità e non il diritto. Le uniche virtù riconosciute sono l’intelligenza, l’energia e la destrezza. Lo stesso Machiavelli si rese conto che non sarebbe stata l’Italia dove lo stato forte del futuro, lo stato moderno, sarebbe potuto giungere a maturazione. 

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