sabato 3 dicembre 2011

Il Positivismo in letteratura

Il Positivismo nasce in Francia, all’inizio dell’800, formalmente con Auguste Comte (con la pubblicazione, nel 1830 del primo volume del Corso di filosofia positiva) e si diffonde in breve tempo in tutta l’Europa per divenirne la filosofia dominante. 
La sua matrice ideologica va ricercata nell’Illuminismo; come esso, infatti, crede nella possibilità di trasformare la società sulla base delle conoscenze scientifiche e filosofiche, riflettendo, in genere, l’esaltazione del progresso e del metodo scientifico. Vi si discosta, invece, per un diverso riferimento: se gli illuministi credevano fermamente nella perfezione dell’ordine naturale, i positivisti attribuiscono fiducia alle idee e alle invenzioni dell’uomo, ovvero allo sviluppo tecnologico e scientifico (non dimentichiamo l’opera di Thomas R. Maltus che ebbe un grosso ruolo nella cristallizzazione di questa nuova corrente di pensiero). 
Dalla seconda metà dell’800 questa corrente filosofica rappresenterà a livello ideologico il pensiero economico del liberismo che si forma in seno alla classe borghese industriale e progressista.

émile Zola
La filosofia positivista è intrinsecamente legata alla letteratura della seconda metà dell’800, il romanzo realista-naturalista cui fanno capo Gustave Flaubert per il primo ed 

émile Zola per il secondo. All’origine della riscoperta della realtà da parte degli autori realisti vi è la fiducia in una ricerca scientifica sempre più ottimista circa le proprie capacità. Manifesto del realismo francese si può considerare Les soirées de Médan (1880), raccolta di racconti di diversi autori tra cui, oltre allo stesso Zola, Joris-Karl Huysmans, Henri Céard, Léon Henrique, Paul Alexis e Guy de Maupassant.
Il rapporto fra causa-oggetto tra i fatti descritti risponde alla necessità di vedere e descrivere la realtà esterna (che è conoscibile) così come la scienza l’aveva ipotizzata. A questo proposito è significativo il tentativo di Zola di studiare “scientificamente”, tramite i suoi personaggi, le reazioni emotive e bestiali dell’uomo, le sue passioni e tutto quanto nell’uomo è morboso (come il delitto).
Il romanzo di fine ‘800 è caratterizzato dal fenomeno dell’”impersonalità dell’opera d’arte”, cioè una serie di eventi che si susseguono ininterrottamente che fanno scomparire l’autore, lasciando così ai suoi personaggi il compito di parlare per lui.
In Italia, il realismo si espresse al livello più alto in Giovanni Verga, caposcuola del verismo, che si ispirò alla produzione di Zola per elaborare una poetica realista a cui concorsero le opere di Luigi Capuana e Federico De Roberto.
L’inizio della crisi positivista si fa risalire alla grande depressione economica del 1873; col finire del secolo declina il concetto di “ragion positiva” e va in frantumi quel tipo di razionalità secondo cui il mondo è conoscibile oggettivamente dall’uomo attraverso la sua soggettività.

2 commenti:

  1. Bellissimo post Monica!
    Ti auguro una buona domenica

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    1. grazie mille, anche a te!
      m.c.

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