mercoledì 21 dicembre 2011

Il linguaggio di Kafka: l’angoscia e l’esilio dalla verità

Franz Kafka
L’opera di Franz Kafka è piena di contenuti filosofici: la critica lo pone in differenti correnti letterarie, dal modernismo al realismo magico; a volte è anche visto come interprete dell’esistenzialismo.
Nel linguaggio kafkiano, l’uso della parabola e della similitudine risponde a esigenze particolari. La parabola deve diventare un atto creativo ed evocativo ed è chiaro come l’allegoria risponde a questa intenzione e si carichi di una magia che ha lo scopo di catturare la verità e quindi acquista un potere quasi cabalistico. Anche la similitudine viene vista come “l’unica forma di verità concessa all’uomo”, che rimane con un grado di libertà abbastanza limitato. Essa ci dimostra che il mondo non è conoscibile né rappresentabile. Nella similitudine l’uomo vive la verità senza conoscerla veramente: è l’espressione dell’esilio dell’uomo dalla verità inevitabile e invalicabile.
Kafka non consce l’amore; lui stesso di proclama incapace di amare. D’altra parte, tutto l’ambiente che lo circonda è privo di amore e anche di qualsiasi forma di sentimento, come pietà o compassione. In tutti i suoi racconti ogni rapporto che, in partenza, può essere d’amore diventa di indifferenza. Nella vita i suoi rapporti amorosi si trasformeranno in un incubo, in qualcosa di ambiguo e insuperabile. Di conseguenza la sua visione sul matrimonio: accettando questo contratto avrebbe accettato anche il mondo borghese paterno, che lui al tempo stesso desiderava fuggire ma anche emulare.
Il tema di “Davanti alla legge” di Franz Kafka, rappresenta l’inganno, la minaccia e quell’insieme di contraddizioni che l’esistenza apre all’uomo. La prima figura che vi appare è un guardiano che proibisce a un contadino di entrare nel palazzo della legge: viene così posto un limite al contadino, così come individuo che si trovi davanti al mistero della vita. Il guardiano rappresenta la legge che si pone di fronte all’uomo come inganno, come minaccia e ostacolo per sbarrare il passo di colui che cammina verso la verità assoluta. L’errore del contadino consiste nel non capire che non può conoscere la legge, ma solo subirla come esperienza. Non è concesso all’uomo di conoscere la verità.
Nella “Metamorfosi” si ritrovano ancora i temi principali delle sue opere: il conflitto col padre, la figura vitale, attiva e dispotica che prelude già al fallimento del figlio che si rapporta a lui, in quel paragone che non può che vederlo sconfitto; la sua sensazione di inutilità, di parassita (non a caso la metamorfosi lo muterà in un insetto) all’interno della sua famiglia in cui risalta soltanto l’operosità del padre (questo tema sarà sviluppato pienamente in “Lettera al padre”). Parte della critica ha individuato nella “Metamorfosi” il significato dell’autopunizione del figlio per aver tentato di emulare il padre. Vi si trova inoltre il tema del mondo esterno così pesante e ossessivo, privo di amore, di sentimenti, che condanna il fallimento, il disadattamento, con la negazione dell’essere stesso: la metamorfosi in un altro corpo. Il protagonista, Gregor Samsa (l’elemento autobiografico è evidente) ritrova al risveglio il suo corpo mutato in quello di un insetto: è la sua prigione, nella quale si rifugia e dove il mondo lo costringe a rinchiudersi; l’emarginazione più completa e più totale dal mondo e dalla sua stessa famiglia, indifferente alle sue vicende e che a tratti mostrerà ribrezzo.
In uno degli ultimi romanzi di Kafka, “Il castello”, le conclusioni dell’autore sembrano essere più avanzate che nelle altre opere. È la storia di un uomo che viene “chiamato” in un altro paese per svolgere un compito: egli cerca di capire se realmente ha ricevuto una chiamata e che l’abbia decretata, ma nessuna delle persone alle quali si rivolge gli risponde né in un senso né nell’altro. È ancora la ricerca inutile del perché, del chi, della verità, ma questa volta il protagonista se ne rende conto. Posa la sua valigia e si prepara ad entrare, desiderato o no, chiamato o meno, in quel mondo, adattandovisi, senza più ricercare valori o verità assolute non riconoscibili.

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