venerdì 30 dicembre 2011

Alla ricerca del tempo perduto: i contenuti dell’opera di Proust

Emile Blanche,
Portrait de Marcel Proust
Scritta durante il periodo del peggioramento della polmonite (che lo porterà alla morte a soli 51 anni), la “Recherche” di Marcel Proust è l’opera di un uomo che ormai ha conosciuto il legame tra la malattia e la morte. I racconti sono una molteplicità di ricordi in cui la successione cronologica lascia lo spazio all’affluire degli avvenimenti così come si presentano alla memoria dell’autore, in quella casualità di associazioni e collegamenti degli avvenimenti che costituisce la memoria involontaria, una cronaca del pensiero, della vita interiore e dell’introspezione.
La “Recherche” è la storia di un uomo che, dopo aver sognato da ragazzo il mondo dei grandi (anche nel senso del sogno dell’alta borghesia, della nobiltà), vi entra, lo conosce e infine ne prova soltanto un cortese e sereno disprezzo, che non si manifesta mai apertamente. Si assiste all’evoluzione continua e incessante di un vastissimo numero di personaggi schiavi della loro natura e dunque pieni di contraddizioni.  L’abbondanza della similitudine nella narrativa proustiana è l’ovvia espressione della sensibilità, ma questa non può articolarsi in continui paragoni a oggetti e concetti più o meno simili. Anche la metafora è chiaramente alla base della narrativa di Proust secondo la quale si esprime, sulla base di una similitudine, una cosa diversa da quella nominata. Nella “Recherche” si possono distinguere diversi filoni di contenuto, saldamente intrecciati fra di loro.
Intelligenza e sensibilità. Le grandi rivelazioni non avvengono per via di ragionamento, ma con l’abbandono a un travolgente sommovimento interiore provocato da senz’azioni che ne richiamano altre, provate in un passato anche molto lontano che spazza via distanze fittizie di spazio e di tempo. L’intelligenza organizza queste scoperte ma non è all’origine delle stesse.
Sonno e sogni. Questo tema ricorre in ogni sezione del romanzo. Per lo stesso autore con i sogni l’uomo “tiene intorno a sé il cerchio, il filo delle ore”. Il sonno è studiato nelle sue varietà, nel suo potere di spogliarci dalla nostra personalità, dalla nostra maschera (si veda anche l’opera di Freud).
Segni. I fenomeni della memoria involontaria forniscono degli stimoli, tuttavia solo una tensione interiore ci conduce allo stato di grazia per coglierli (vedi il passaggio dei “biancospini”).
Musica. La musica ha un posto di primo piano proprio perché ha la virtù di evocare sensazioni, impressioni. La musica avvolge l’ascoltatore in un’atmosfera magica, sia quando lo trasporta in una dimensione particolare, lontanissimo dalla realtà, sia quando lo riporta a un periodo felice della sua vita.
Pittura. È un altro tema importantissimo, Proust stesso paragona alcuni suoi personaggi a figure di celebri dipinti (non è un caso il collegamento all’impressionismo di Manet).
Omosessualità. È un aspetto presente in tutti i personaggi della “Recherche” che dona loro un carattere inafferrabile, gassoso, caleidoscopico ed enigmatico.
Borghesia/aristocrazia. Sono le due classi descritte nelle vicende dell’opera, in tutte la loro evoluzione. Il proletariato è visto unicamente in loro funzione, al loro servizio.
Amore/gelosia. In Proust l’amore è un’idea fissa, praticamente “una malattia incurabile”. Inutile cercare nell’amore una legge di casualità, illusorio è l’atto del possesso fisico, impossibile la conoscenza dell’essere amato. In tutt’altro senso l’amore sommuove la superficie dell’anima che altrimenti rischierebbe di diventare stagnante. Ugualmente il tormento della gelosia (sentimento inseparabile dall’amore che ha una vitalità indipendente, egoistica, vorace) arricchisce l’individuo e risveglia in lui la “passione della verità”. L’insicurezza è l’unico fuoco che alimenta la passione.

1 commento:

  1. E dire che ho studiato anche questo ma non me ne ricordavo affatto...

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