domenica 4 dicembre 2011

Saint-Simon, il cristianesimo sociale e il governo tecnico

Claude-Henri de Saint-Simon
Di origine aristocratica, il filosofo francese Henri de Saint-Simon (1760-1825) è considerato il fondatore del socialismo utopistico francese. Opera in un periodo storico che coincide, in Francia, con il decollo industriale, di cui fu il primo ideologo. Idealizzò una società in cui fosse possibile migliorare le condizioni del proletariato, sua personale interpretazione del messaggio evangelico. Dopo la sua morte si sviluppò un movimento politico-religioso chiamato Sansimonismo. La sua opera muove innanzitutto dalla critica sia verso l’arretratezza economica e sociale della società aristocratica pre-capitalistica sia verso un capitalismo anarchico in mano a speculatori ignoranti.
Punto centrale della sua filosofia è di cercare i tradizionali problemi del potere politico, della sua legittimazione e dell’organizzazione sociale, al fine di indicare una gestione del potere che veda come punto culminante del divenire storico il processo di industrializzazione. Saint-Simon vede infatti affidato alle stesse persone che dirigono il processo produttivo (tecnici, dirigenti industriali, scienziati) anche il potere politico, gerarchia fondata sulle competenze tecnico-scientifiche che ne diventano quindi la legittimazione. Il lavoro è visto come l’elemento socializzante dei ceti che concorrono al processo produttivo: i lavoratori, che producono ricchezza, sono chiamati al compito di “governarla”, insieme ai tecnici. Inizialmente il pensiero di Saint-Simon è fortemente interclassista: la classe operaia e gli industriali sono visti come un’unica classe sociale dagli obiettivi comuni, contrapposta al ceto formato dall’alta borghesia, dai nobili, preti e monarchi, che Saint-Simon chiama ceto ozioso (oisifs). La lotta di classe è vista, in quest’ottica, come contrapposizione fra ceti produttivi e non-produttivi. Al ceto produttivo spetta il compito di soppiantare la vecchia classe dirigente per il superamento dell’individualismo a favore dell’interesse comune. Più tardi, nell’opera Le nouveau Christianisme, Saint-Simon sembra cambiare opinione ponendo l’accento sulla conflittualità di classe nella società dominata dalla proprietà privata dei mezzi di produzione: la classe operaia va “riorganizzata” secondo il modello religioso. La sua idea di “cristianesimo sociale” muove dalla considerazione che il nucleo etico del cristianesimo dovrebbe agire come una sorta di comando per il quale gli uomini dovrebbero comportarsi come fratelli, principio d’azione sociale dove la divisione in classi non è così evidente. Si avverte ora nel suo pensiero l’idea che l’operaio vada liberato dalla schiavitù materiale e che la religione debba dirigere la società al fine di migliorare le condizioni di vita della classe povera. Il suo pensiero influenzerà notevolmente quello di Aguste Comte.

2 commenti:

  1. Avevo un vago ricordo di Saint-Simon... mi ha fatto piacere recuperarlo grazie al tuo articolo! Buon inizio settimana!

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  2. ciao Monica il cristianesimo sociale che,purtroppo è sempre più un'utopia in quanto dovrebbe consistere nella gestione dei problemi sociali ed economici delle classi sociali che portano avanti il Paese,si è trasformato in un cristianesimo di potere.Il cristianesimo è la base culturale della civiltà in Europa ,anche se vi sono state altre presenze non minori di civiltà.Le iniziative sociali importantissime in Africa ed anche nel nostro Paese certo sono l'espressione non tanto della Chiesa cattolica,quanto della solidarietà umana che dimostrano i volontari impegnati in un lavoro non di carriera ma umanitario.Lì vi sono tante grandi nicchie di cristianesimo sociale Un affattuoso abbraccio Alfredo

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