domenica 27 novembre 2011

La ripresa economica nel Medioevo

L’epoca dei regni romano-barbarici fu responsabile attorno al 400 di una caduta dell’economia e una decadenza sociale. Durante questo periodo si era infatti consolidata un’economia di sperpero caratterizzata da precarie condizioni di vita e disaffezione al lavoro: viene prodotto quanto basta per sopravvivere, ovvero un tipo di economia che non ha carattere stanziale. Alla fine della grande depressione economica, verso l’anno 800, nel periodo del Sacro Romano Impero, si assiste a un periodo di stagnazione dell’economia feudale, molto simile a quella precedente  con la sola differenza che le attività economiche hanno un carattere più stazionale: chi lavora la terra abita su quella terra e la popolazione comincia a stabilizzarsi insieme al sistema politico.
Le forze che spinsero verso il basso l’andatura dell’economia furono senz’altro la saturazione delle campagne (la terra non riesce a produrre quanto necessario); gli scarsi investimenti nelle tecnologie (i romani preferiscono sfruttare la manodopera piuttosto che investire in nuovi mezzi e animali); i conflitti fra la grande proprietà schiavile e la piccola proprietà contadina (i grandi proprietari facevano lavorare gli schiavi e quindi i contadini non potevano reggere la concorrenza); epidemie, carestie e guerre contribuiscono a far diminuire la forza lavoro e inoltre la rozzezza dei barbari dequalifica la popolazione; poiché i barbari non erano abili coltivatori i terreni decadono si rovinano e per ultimo collassa il commercio.
A partire dall’anno 1000 si registra in tutta Europa una ripresa del commercio, che avrà degli effetti rompenti sul sistema feudale. I mercanti che arrivarono in Europa con il loro seguito posero le basi lì dove commerciarono: si avvertì quindi la presenza di un nuovo ceto sociale, che aveva bisogno dei prodotti agricoli per la propria sussistenza. Si passa così a un sistema di scambio e inizia a circolare la moneta, si incoraggia la tendenza alla produzione per il mercato dei beni eccedenti, non solo dei beni necessari al consumo interno. Nasce così una sorta di borghesia di campagna, che sarà nel divenire indispensabile per l’affermazione della classe borghese in genere. Conseguenze della ripresa del commercio furono un incremento demografico, la nascita di nuovi insediamenti rurali, il dissodamento di nuovi terreni, il recupero all’agricoltura di terre abbandonate, una sorta di ristrutturazione merceologica con la valorizzazione di alcuni prodotti meno affinati ma più facili da produrre, l’investimento in nuove tecnologie come i mulini a acqua, l’introduzione del sistema di rotazione agraria.
Anche se non si può parlare di una dipendenza diretta, il declino del sistema feudale procedette di pari passo con lo sviluppo del commercio. 


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