sabato 3 gennaio 2015

La dottrina contrattuale

Nel Medioevo, gli stati moderni sono affamati di denaro: per finanziare guerre, per l’affermazione politica, per aumentare prestigio e sfarzo personale, per mantenere eserciti stabili. I vecchi apparati fiscali risultano quindi inadeguati. 
Le imposizioni fiscali gravano quasi esclusivamente sulla borghesia, la classe che maggiormente ha denaro a disposizione, e cambia totalmente il rapporto tra sovrano e sudditi. Il vecchio obbligo di fedeltà, basato su principi morali, cede il posto a prestazioni materiali come il pagamento delle tasse. Queste prestazioni non sono più regolate dalla parola data (che era prevista dall’obbligo di fedeltà) ma da norme giuridiche.
Nei grandi stati dell’Europa occidentale (Spagna, Francia e Inghilterra) i vecchi consigli della corona, formati dai capi delle famiglie feudali (nobili di sangue) vengono sempre più spesso affiancati o sostituiti da collegi di funzionari borghesi di carriera. Questi sono in genere giuristi di formazione universitaria che vedono le funzioni regie con occhi diversi da quelli dei feudatari: per costoro né la tradizione storica né la consacrazione religiosa potevano essere una base teorica sufficiente a giustificare il potere sovrano. 

I borghesi trovano la giustificazione giuridica del potere nella cosiddetta “dottrina contrattuale”, che ha tre fonti:
  1. il diritto imperiale degli antichi romani, la “rex regia”;
  2. la patristica (filosofia cristiana greco-romana a cavallo fra età antica e moderna);
  3. alcuni articoli del diritto canonico.
Secondo la dottrina contrattuale la sovranità politica discende da un immaginario contratto collettivo in virtù del quale i sudditi si sono raccolti nella comunità dello stato e si sono sottomessi a un capo che i romani chiamavano “princips solutus ex regibus” (primo fra tutti a essere sciolto dalla legge), nome che anche i moderni tennero.
Questa dottrina si contrappone a quella medievale del “re per grazia di Dio”, rifacendosi al modello biblico-giudaico della legge. Il sovrano non è più tale per grazia di Dio che lo ha scelto per le sue qualità idonee ad attuare il bene sulla terra (modello provvidenzialistico della legge).
Questa nuova dottrina sarà oggetto di interpretazioni differenti nelle diverse epoche: essa andrà a fondare l’assolutismo moderno di stato che si affermerà in Francia principalmente nel 1600, sotto Luigi XIV e, negli stessi anni, servirà a giustificare la politica opposta all’assolutismo, il costituzionalismo, esperienza inglese che fece seguito alla “gloriosa rivoluzione”. 

TORNA ALL’INDICE                                                CAPITOLO SUCCESSIVO

Nessun commento:

Posta un commento