venerdì 25 novembre 2011

La creazione

Storia del popolo ebraico
(dalle origini alla costituzione dello stato di Israele)
Capitolo 9 

La narrazione biblica parte dall’origine del mondo, per collegare fra loro la creazione e la storia di Abramo, e si svolge su temi fondamentali interconnessi: la terra promessa, il culto di YHWH e l’Alleanza (Testamento) stretta fra Dio e il popolo di Israele.
Nella Genesi troviamo un doppio racconto della creazione: uno di redazione sacerdotale ed uno di redazione Jahvista.
Il mito della creazione descritto in entrambi i racconti della Genesi mostra somiglianze a quelli circolanti in tutta la zona mediorientale. Gli Israeliti, quindi, fanno riferimento a un patrimonio culturale comune di credenze tipico delle zone mesopotamiche e egizie. Ma in questo racconto viene inserito un elemento nuovo: il rapporto speciale che lega il Dio di Israele agli uomini. Tutti gli dei della natura comuni alle civiltà delle origini vengono identificati in un Dio individuale che consegna al suo popolo un chiaro e rigido codice etico. Se il popolo di Israele si atterrà al patto di osservare un comportamento in linea con quanto stabilito dal Creatore, questi ne farà il suo popolo eletto.
Il racconto sacerdotale è quello che usa i sette giorni (sei di lavoro e uno di riposo), con il famoso incipit “In principio…”. Il racconto presuppone che all'inizio ci sia uno stato iniziale informe e la creazione avviene per separazioni successive giorno per giorno (la luce dalle tenebre, le acque superiori e inferiori, le acque inferiori e la terra, ecc.). Il sesto giorno vengono creati gli animali e poi viene creato l’uomo, destinato a dominare su tutto il resto della creazione; l’uomo viene creato a immagine e somiglianza di Dio e benedetto perché sia fecondo. Il settimo giorno Dio porta a termine il lavoro e cessa ogni attività. Dio benedice e consacra il settimo giorno: ciò diventerà, nell’ebraismo, il precetto del riposo del sabato.
Il racconto jahvista è quello ambientato invece nel giardino dell’Eden, dove Dio crea l’uomo dalla polvere e la donna da una sua costola. Il paesaggio descritto ha lo sfondo proprio della società mesopotamica dell'epoca: i canali, i fiumi ed una civiltà già agricola, dove si coltiva la terra. Viene quindi inserito l’aneddoto che presenta il peccato originale e il racconto di Caino e Abele. Le figure dei due fratelli rappresentano le forme di comunità proprie dell’epoca, i pastori nomadi (Abele) e gli agricoltori stanziali (Caino). Le tensioni fra i due gruppi erano all’ordine del giorno nel mondo antico. Segue poi la genealogia jahvista di Caino, condannato per il fratricidio a vagare errante e a una vita di duro lavoro. Caino si dirige verso il paese di Nod dove trova una moglie, di cui il racconto non fornisce nessuna spiegazione circa la sua presenza sulla terra, a favore di una lettura del racconto come mito popolare sulle origini dell’umanità. A contraddire la condanna a vagare per la terra, lo si trova poi fondatore del primo insediamento urbano, a cui darà il nome del suo primogenito, Enoch
Nel racconto sacerdotale invece viene ignorato il peccato originale e l’omicidio di Abele per descrivere la genealogia di Set (fratello minore di Caino nato dopo la morte di Abele), discendenza più importante perché condurrà direttamente a Noè e ai patriarchi prediluviani. Le genealogie per questa fonte rivestono un’importanza particolare per colmare il vuoto tra Adamo e Noè e tra Noè e Abramo. 
Successivamente, il racconto combina le storie jahvista e sacerdotale senza sopprimere le loro divergenze di dettaglio per affrontare il tema del diluvio universale.
Vi sono anche narrazioni sumere e babilonesi sul diluvio molto simili al racconto biblico che comunque rimane indipendente dalle altre, ma potrebbe fare riferimento alle inondazioni avvenute nella valle del Tigri e Eufrate. Anche nel poema epico sumero Gilgamesh, la prima leggenda scritta conosciuta, si racconta di una grande inondazione dalla quale gli uomini si salvarono costruendo un’arca.
Il racconto del diluvio viene sovente visto come anticipazione del battesimo. Qui ha inizio molto del simbolismo biblico: Dio vede la malvagità dell’uomo sulla terra e si pente di averlo creato. Decide quindi di cancellare ogni forma vivente, e salvare solo Noè (discendente di Adamo) e la sua famiglia perché sono gli unici a meritarlo. Ordina a Noè di costruire una tebah (cassa o scatola) di legno e di imbarcarvi l’intera famiglia (moglie, figli, nuore e nipoti) insieme a una coppia di animali. Sulle coppie di animali la fonte jahvista e sacerdotale non sono convergenti: una sostiene che Noè avrebbe imbarcato una coppia per ciascuna specie animale; l’altra che sull’arca avrebbero trovato posto sette paia di animali mondi, sette di animali immondi e sette paia di ogni specie di uccello.
L’acqua del diluvio, oltre a provenire dal cielo sottoforma di pioggia, scaturisce anche dagli abissi sottostanti la terra. Essa ricopre il mondo facendo morire ogni specie vivente. Secondo una versione piove per quaranta giorni e quaranta notti, secondo un’altra versione per centocinquanta giorni. Quando le acque finalmente si ritirano l’Arca di Noè si ferma sulle montagne di Ararat. Dio ordina a Noè di lasciare l’Arca e “essere fecondo e moltiplicarsi”, come era già stato ordinato a Abramo.
Dopo il diluvio Dio stabilisce una nuova Alleanza con l’uomo. Promette a Noè che non maledirà più la terra a causa dell’uomo, poiché l’istinto umano è incline al male fin dalla adolescenza e non sterminerà più gli esseri viventi. Per suggellare questo patto traccia un arcobaleno nel cielo. Inizia qui il grande tema biblico dell’Alleanza. Vengono poi impartite a Noè una serie di norme dietetiche, ammettendo la carne insieme ai cibi vegetali, unici ammessi nei capitoli precedenti. Viene poi ribadita a condanna dell’omicidio.
Finora non si è scoperto ove fosse situato l’Eden e non furono mai ritrovati i resti dell’Arca. Le montagne di Ararat sono localizzate nella regione che circonda il lago di Van, nell’attuale Turchia, a metà strada tra il Mar Nero e il Mar Caspio. 
L’episodio seguente sembra introdotto per giustificare la conquista della terra di Canaan e la pratica della schiavitù. Il figlio Cam vede incidentalmente il padre Noè nudo e di conseguenza il figlio di Cam, Canaan, viene maledetto a essere schiavo dei suoi fratelli. Gli Israeliti si sentono così chiamati a dominare sui discendenti di Canaan (i Cananei), che avevano pratiche sessuali dissolute. Il vedere la nudità del padre potrebbe aver simboleggiato la pratica all’omosessualità o comunque poteva venire associata con gli osceni costumi sessuali dei Cananei. Gli altri due figli di Noè, Sem e Jafet ricevono invece grandi benedizioni da parte del padre. Il nome Sem è la radice della parola “semita” che si applica a varie popolazioni, compresi Ebrei e Arabi. La discendenza di Sem condurrà fino ad Abramo.
Segue poi il racconto jahvista della torre di Babele, che offre una spiegazione della diversità dei popoli e delle lingue. Il tutto viene visto come un castigo di Dio per una colpa collettiva. Gli uomini emigrano dall’oriente e si stabiliscono in una pianura del paese di Sennaar. Parlano tutti la stessa lingua e decidono di costruire una torre altissima che li riempia di gloria. Dio non gradisce che gli uomini si costruiscano una strada verso il cielo, quindi li punisce facendogli parlare lingue diverse in modo che non si capiscano più fra loro e li disperde sulla faccia della terra in modo da interrompere da costruzione della torre. La narrazione fornisce una spiegazione sulle aspirazioni trascendentali dell’uomo a essere come Dio e attesta l’esistenza di costruzioni monumentali rinvenute soprattutto in Mesopotamia, costituite da grandi torri sovrapposte, chiamate ziggurat (da un antico termine accadico che significa “alto”) e che facevano parte del complesso del Tempio. Le costruzione delle ziggurat potè essere stata influenzata dalle piramidi egiziane, più vecchie  di qualche centinaio di anni. La pianura di Sennaar indica infatti la pianura al di là del Tigri e l’Eufrate, ovvero la Mesopotamia, attualmente l’Iraq meridionale. La Mesopotamia, parte della cosiddetta “mezzaluna fertile”, che partendo dall’Egitto passa lungo la costa del Mediterraneo comprendendo gli attuali Libano e Israele fino a comprendere Siria e Iraq, fu la culla della civiltà e della storia con la popolazione dei sumeri verso il 6500 a.C. 
La storia della torre di Babele fornisce una spiegazione circa il nome della città di Babilonia, che in lingua sumera significa “porta degli dei” ma che in ebraico ricorda un verbo che indica l’azione di confondere. Gli autori della Genesi sembrano qui usare il gioco di parole per screditare il popolo che più tardi li avrebbe deportati come schiavi proprio in quella città.
La redazione sacerdotale prosegue invece con la descrizione degli ascendenti di Abramo, quasi a dire che Dio poco alla volta viene a costruirsi il suo popolo prediletto, lasciando in secondo piano gli altri popoli.
Per la descrizione dell’epoca dei patriarchi (Abramo, Isacco e Giacobbe e Giuseppe), la storia si sofferma su aneddoti personali e tratti pittoreschi, senza alcuna preoccupazione di unire questi racconti alla storia generale. La datazione dei patriarchi, tradizionale ma ipotetica si colloca intorno al 1800-1700 a.C.


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2 commenti:

  1. Questo argomento mi piace, chissà perché a volte a scuola si studiano pagine che paiono noiose poi, un giorno, da adulti si rileggono o reincontrano e assumono un sapore completamente diverso...

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  2. sono assolutamente d'accordo con te. ma il sapore diverso dipende, oltre che dall'età, anche da come sono esposte le cose e da come vengono trattate

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