giovedì 1 dicembre 2011

Dislessia: panoramica e definizone

Tra i disturbi classificati come “disturbi specifici dell’apprendimento” (Dsa), la dislessia ha la più vasta diffusione nella popolazione scolastica (5%). Si calcola che in ogni classe della scuola primaria ci sia almeno un bambino dislessico.  I disturbi specifici d’apprendimento fanno parte della classe più generale dei disturbi evolutivi specifici, che interferiscono sull'apprendimento delle attività principali della trasmissione del sapere. I soggetti che manifestano disturbi di questo tipo, tuttavia, hanno intelligenza, caratteristiche fisiche e mentali e capacità d’apprendimento assolutamente nella norma e non presentano problemi neuro-sensoriali. La dislessia è presente dalla nascita ma si manifesta nei primi anni della scuola primaria con evidenti difficoltà nella lettura, nella scrittura e (anche se più raramente) nel calcolo.
Nel cercare di definire la dislessia è inevitabile il ricorso a definizioni dei sintomi (difficoltà nella lettura/scrittura) e delle cause. La scuola psicanalitica di Chassagny ha dato della dislessia una definizione vicina a un'eziologia facendone un “disturbo della comunicazione e dell’espressione’. A differenza di altri disturbi del linguaggio la dislessia non è causata da lesioni delle fibre nervose dell’emisfero cerebrale sinistro (preposto al controllo della funzione superiore del linguaggio), ma da una strutturazione turbata dell’universo orientato. Dalla cattiva formazione di un universo stabile e orientato consegue un'evidente difficoltà a integrare gli elementi simbolici del linguaggio (parole e frasi). Il pedagogista e neurologo belga Ovide Decroly, che operò all’inizio del Novecento all’interno del movimento attivista, indicò tre elementi fondamentali nella percezione globale: sincresi, analisi e sintesi. Il bambino inizialmente vede il mondo nella sua globalità (percezione sincretica), poi ne coglie e ne analizza i singoli elementi (analisi) per poi ordinare il tutto in modo sintetico. Un esempio nella lettura: dapprima viene percepita la parola (che per il bambino è l’unica cosa che ha senso), poi le singole lettere o sillabe. L’analisi e la sintesi permettono di stabilire relazioni durevoli tra i singoli elementi. Nella dislessia il bambino si sofferma alla percezione sincretica e non riesce a passare agli altri stadi. La relazione del soggetto col mondo si costituisce in modo instabile e ambiguo e non permette il passaggio all’intelligenza analitica. Dalla perturbazione della relazione io-universo la dislessia si manifesta selettivamente nei campi della comunicazione e dell’espressione, perché nella lettura e nella scrittura sono necessari, oltre ai movimento muscolari, anche una corretta percezione spazio-temporale del proprio corpo, una buona analisi dei simboli visivi e della memoria dei segni (riconoscimento ed evocazione) e di una corretta funzionalità uditiva (simbolismo e memoria dei dati uditivi).

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