mercoledì 30 novembre 2011

Bambini: quando dirgli di “no”

Nello sviluppo psichico del bambino gioca un ruolo fondamentale il controllo delle pulsioni, meccanismo indispensabile per la formazione di una personalità autonoma, capace di dominare gli istinti e a rimandare, se necessario, la soddisfazione dei propri bisogni (si veda l’analisi dal punto di vista psicologico e psicanalitico qui). A questo proposito segnaliamo alcune situazioni in cui i genitori si trovano di fronte al dilemma se concedere o vietare, spronare o aspettare.
I tempi per parlare, camminare e imparare ad andare in bagno per i bisogni fisiologici sono diversi da soggetto a soggetto. I tempi massimi previsti per l’apprendimento di tali funzioni (fissati nella pediatria) sono molto ampi, per cui i genitori non dovrebbero preoccuparsi quasi mai se il bambino di 12 mesi ancora non cammina o se verso i tre anni ancora non può fare a meno del pannolino.
L’apprendimento nei piccoli avviane sostanzialmente per imitazione: gli adulti non devono quindi avere comportamenti che poi vorranno vietare ai bambini, devono cioè dare il buon esempio.
È necessario stabilire delle regole di comportamento: queste devono essere chiare e coerenti. Tutti gli adulti che si occupano dell’educazione del bambino (genitori, parenti, baby-sitter) devono essere d’accordo sulle stesse regole. I divieti devono essere pochi (il bambino ha bisogno di tempo per apprendere autonomamente i comportamenti da evitare), ma è assolutamente necessario che non vi siano deroghe. Se al bambino non vengono fissate alcune regole da seguire diventa insicuro.
Niente televisione fino al compimento dei due anni di età: numerosi studi hanno dimostrato che la televisione può ritardare lo sviluppo del linguaggio e causare deficit dell’attenzione. Dopo i due anni, la televisione può essere vista, ma con molta moderazione (non più di due ore al giorno), in presenza di un adulto e scegliendo programmi adatti. Per favorire lo sviluppo del linguaggio e della creatività è dimostrato il ruolo centrale che assume il leggere al piccolo fiabe e filastrocche adatte alla sua età: il momento più favorevole è la sera prima di addormentarsi.
Quando andare a “nanna”? Ancora a due-tre anni il bambino ha bisogno di molte ore di sonno, che possono arrivare anche a 16 ore giornaliere. In genere è ottimale un sonno notturno di 10-12 ore e un sonno pomeridiano di 1-3 ore. I piccoli quindi vanno messi a letto presto e devono imparare ad addormentarsi da soli e nel loro letto. Durante il riposo pomeridiano è preferibile che la stanza non sia completamente al buio e l’ambiente completamente silenzioso: il bambino deve apprendere lentamente che il giorno è dedicato alla veglia e la notte al sonno.
Le sberle non vanno mai date. Uno scapaccione, anche se non fa male, è comunque un gesto violento che se usato porta il bambino a credere che sia giusto. Se il bambino disobbedisce, però, è assolutamente necessario che segua una punizione. Questa deve essere immediata e di breve durata: solitamente si tratta di una punizione “privativa”.

4 commenti:

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